Taglia che ti passa

L’agenzia di rating Standard&Poor’s ha declassato il debito italiano al rating A, un’entrata a gamba tesa nei confronti dello Stato italiano che, comunque, era nell’aria dato che anche Moody’s era dubbiosa se tagliare o meno il giudizio sul nostro merito creditizio. Brutto intervento, quindi, ma lecito e comprensibile, dato il debito pubblico italiano e date le nostre bassissime prospettive di crescita, con l’economia vista con un rialzo annuo allo 0,7%.

La risposta dei mercati finanziari, però, è stata quasi sorprendente. Dopo un avvio un forte territorio negativo (-1,3%) l’indice italiano ha ripreso forza verso quota +1% e, dopo una giornata volatile, ha chiuso a +1,91%, una performance inattesa date le premesse. La reazione della Borsa di Milano ha chiaramente fatto intendere che il declassamento era atteso, già incorporato nelle scelte degli investitori. Insomma, si sapeva anche prima che la crescita economica dell’Italia sarebbe stata bassa per i prossimi anni (perché è storicamente bassa) e che il debito pubblico è un pachiderma che grava sulla nostra economia (non certo da ieri, ovviamente). Non serviva, quindi, che venissero a dircelo gli americani di S&P i quali hanno dimostrato di essere poco aggiornati. La bastardata è stato annunciare il taglio del rating dopo che Moody’s aveva saggiamente deciso di prendere più tempo per decidere, anche per evitare di creare ulteriore tensione attorno ai conti pubblici italiani.

Ovviamente Berlusconi ha preso la palla al balzo per dire che la colpa del downgrade è da attribuirsi ai media. Secondo lui le agenzie di rating seguono il gossip dei giornali, piuttosto che guardare ai fatti concreti. E comunque, magari fosse solo gossip! Il punto è che ci sono i tabulati delle telefonate, tutte le sue parole sull’Italia, sulla Merkel, per non parlare dell’organizzazione dei festini a luci rosse. Vabbè, a quasi 75 anni gli si può anche perdonare qualche sparata, purché ne prenda atto e vada in pensione.

Tornando alla questione rating, il vero problema è che S&P ha letteralmente minacciato l’Italia di essere pronta a tagliare nuovamente il rating Paese nei prossimi 12 mesi. Nella fattispecie, l’analista managing director di S&P Moritz Kraemer ha precisato che c’è una possibilità su tre circa che l’Italia possa vedersi ulteriormente tagliare la valutazione. Ed è questa la vera sporcacciata di S&P, perché se posso capire il primo downgrade non riesco a capire la ratio del potenziale secondo, dato che i conti pubblici dovrebbero andare verso il pareggio di bilancio entro il 2013 e le prospettive di crescita sono basse per tutti. Vedremo come andrà a finire. Per ora intaschiamo il downgrade e guardiamo avanti.

2 thoughts on “Taglia che ti passa

  1. Mi sembra che l’unione europea sia di diverso avviso rispetto a standard&poor’s che ,ricordiamo,e’ un’agenzia privata non nuova a polemiche comportamentali.

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