Moody’s e la spazzatura del Portogallo

Doppia mossa di Moody’s che fa calare la scure sul rating del Portogallo, declassandolo a “junk”, ossia spazzatura, e mette in guardia sui rischi del piano francese per il nuovo salvataggio della Grecia che prevede il rinnovo del debito greco attraverso la partecipazione dei creditori privati. Le agenzie di rating non danno tregua, tanto da spingere la cancelliera tedesca Angela Merkel a non fare «troppo affidamento» sulle loro valutazioni e a fare appello all’indipendenza di giudizio delle istituzioni internazionali, Ue, Bce e Fmi, impegnate da oltre un anno nel salvataggio dell’euro.

Se ieri Standard & Poor’s aveva bocciato l’ipotesi di un rollover del debito greco, seppure volontario da parte di banche e assicurazioni, perché farebbe scattare un ’default’, oggi Moody’s ha rincarato la dose colpendo sia Atene che Lisbona. Il rating del Paese lusitano è stato tagliato a ’Ba2’ da ’Baa1’ – al di sotto del livello di ’investment grade’ – con outlook negativo, alla luce del «crescente rischio che il Portogallo possa chiedere un secondo round di finanziamenti internazionali prima che possa tornare sul mercato privato e dell’aumento delle possibilità che venga chiesta come pre-condizione la partecipazione del settore privato».

Moody’s mette anche in evidenza «il timore che il Portogallo non riuscirà a centrare pienamente gli obiettivi di riduzione del deficit e di stabilizzazione del debito fissati nel quadro dell’accordo con Unione europea e Fondo monetario internazionale», ma il nodo cruciale resta la pretesa di far partecipare i privati a un secondo salvataggio come nel caso della Grecia. Una tale prospettiva – spiega Moody’s – potrebbe «scoraggiare nuovi finanziamenti da parte di istituzioni private e ridurre le probabilità del Portogallo di tornare presto a finanziarsi sul mercato».

La Stampa

Sinceramente non si riesce a capire se sia possibile uscire da una situazione in bilico come quella attuale. Ogni tentativo di salvataggio si schianta addosso agli scogli delle agenzie di rating, prudenzialmente diffidenti di fronte a interventi una tantum che fungono da pezza. Sembra sempre di chiudere il recinto dopo che i bui sono scappati. E la domanda sorge spontanea: sono troppo pessimiste le Agenzie di rating, oppure c’hanno visto giusto e ci stanno nascondendo la reale entità del problema? Chi ha soldi, comunque, se li tenga ben stretti!

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