Irriducibili Tasse

La maggioranza politica annaspa. Eh sì, e non è a causa dell’esito referendario, bensì dal caos e della confusione che regna sovrana nel centro-destra italiano. Erano talmente convinti di essere invincibili che queste due sberle elettorali li hanno scossi, li hanno fatti scoprire nudi, senza la protezione del buon Silvio che affonda anch’egli, forse più di tutti. E nel marasma più totale ecco rispuntare il vecchio cavallo di battaglia del premier, quel “meno tasse per tutti” che l’ha reso celebre nei suoi primi anni di politica attiva. Ma si tratta, come al solito e come sempre di fumo negli occhi agli Italiani. Non esiste, infatti, alcun intento di ridurre le tasse, né tantomeno vi sono dei margini operativi per operare una reale riduzione della pressione fiscale, un giogo che da decenni comprime crescita, sviluppo e consumi in Italia.

Oggi il ministro dell’economia Giulio Tremonti, dall’assemblea di Confartigianato, ha rilanciato il progetto di una nuova riforma fiscale, annunciando di avere in mente un sistema a tre aliquote Irpef e un totale di cinque imposte. Il problema è che nessuna riforma fiscale può essere fatta a deficit, specialmente per un Paese come l’Italia oppresso da un debito pubblico mostruoso pari, ad oggi, a 1.890 miliardi di euro, e specialmente in un contesto economico come quello attuale che non ci vede certamente nel momento più roseo e florido della nostra storia. Ed ecco che Tremonti si affida al buon esempio della politica:

“Scassare il bilancio pubblico è irresponsabile. Per la riforma è fondamentale che la classe politica dia l’esempio: ci sono molti costi della politica che vanno ridotti”

Quindi, riepilogando, oltre alla panzanata della riforma fiscale si aggiunge pure il carico della riduzione dei costi della politica! La situazione è decisamente più grave di quanto pensassi! Già credevo poco all’ipotesi di voler rilanciare l’economia con un bel taglio fiscale, ma adesso sono decisamente convinto che il governo abbia ben altro per la testa, ben altri problemi e grattacapi. Ad esempio, se accidentalmente il governo cadesse, cosa farà Silvio Berlusconi?

  1. Scapperà ad Antigua nel suo impero immobiliare?
  2. Farà un colpo di Stato?
  3. Chiederà ospitalità a Lula, dato il buon trattamento riservato in Brasile ai ricercati italiani?
  4. Si fingerà morto?
  5. Andrà in pensione e giocherà con i nipotini?

Io propendo su una, ma non posso e non voglio dire quale…😛
Nel frattempo, aspettiamo senza troppo sperare una riforma fiscale che avvantaggi noi poveri disgraziati; sarebbe quasi più di un miracolo, credetemi.

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