Non si raggiunge il quorum

I quesiti referendari che si votano oggi, 12 giugno, e domani 13 giugno sono lodevoli e di grande interesse comune ma a mio avviso non possono assolutamente raggiungere il quorum del 50% +1 degli aventi diritto al voto. Posso sembrare estremamente pessimista, ma il mio ragionamento si basa, in realtà, su elementi molto evidenti e concreti.
Innanzitutto è stata scelta una data infausta, la classica domenica di giugno in cui il cittadino medio vede il recarsi al seggio elettorale come un supplizio, una rottura di maroni che sarebbe meglio evitarsi, specialmente se corredata da file di attesa. L’elemento della data è centrale, perché più tardi avviene il voto e minori sono le probabilità di raggiungere la quota del quorum.

Altro elemento importante è la campagna mediatica che (NON) è stata fatta sugli attuali referendum. Ricordo, infatti, quanto martellamento mediatico veniva propinato per taluni quesiti, cosa che è assolutamente mancata in quest’occasione, limitandosi a qualche nota qua e là, talvolta sbagliata, per ricordare date e ore di aperture dei seggi (con la trappola degli errori proprio sulle date). A tutto questo va aggiunto che una buona fetta dell’elettorato italiano è stata invitata caldamente a non andare a votare, preferendo le spiagge assolate ai bui seggi elettorali. E non voglio soffermarmi sulle implicazioni di una politica che invita a non votare, perché altrimenti si aprirebbe un discorso trasversale che rischierebbe di andare off-topic.

Altro elemento che mi fa propendere per una disfatta dei referendari è la storica pigrizia degli italiani per il voto, specialmente per il voto dei referendum. L’italiano medio si è allontanato dalla politica e preferisce l’astensione ad una presa di posizione che non lo convince fino in fondo. L’italiano è stanco di votare, preferisce incazzarsi contro la politica senza però alzare un dito contro di essa quando ne ha occasione. E’ fatto così, c’è poco da commentare in merito.

A mio avviso, dunque, i referendum non raggiungeranno il quorum. Prevedo un dato di affluenza compreso fra il 30%-35%. Improbabile l’affluenza superiore al 40% degli aventi diritto di voto. Il 50%+1, secondo me, è un miraggio. Il legittimo impedimento di Berlusconi è salvo, nonché la possibilità di trovarci una centrale nucleare a pochi passi da casa, per non parlare dell’esproprio dell’acqua… vabbè, sopporteremo anche questo.

7 thoughts on “Non si raggiunge il quorum

  1. fin che la gente è negativa come te..e svogliata come te allora non si raggiunge il quorum ..ma questa mattina alle h 10 30 mi sono recato alle urne e come per incanto un sacco di paesani miei si stavano recando a votare tutti convinti e consapevoli del dovere che ci chiama oggi a votare..e dell importanza che avra’ sul nostro paese questo voto..io sono fiducioso spero assolutamente che il quorum venga raggiunto..perche’0 questo referendum ce lo siamo puibblicizzato noi da facebook alle piazze..è finita la disinzormazione mediatiche che ci hanno sottoposto in questi ultimi 20 anni..perche’ se c e’ una cosa che hanno saputo fare e’ proprio aver gestito l informazione a loro vantaggio e in maniera davvero magistrale..ma ora e’ finito tutto grazie ai giovani e a internet..

  2. La mia non voleva essere un’analisi pessimista. Credo di aver preso in esame fatti concreti e reali. Io sono favorevole ai referendum, ma credo che portare 25 milioni di italiani ai seggi sia impresa quantomeno ardua.
    Secondo me, ribadisco, sarà vittoria dei Sì (ovviamente), ma non verrà raggiunto il quorum. E non lo dico da pessimista, ma cercando di essere realista senza costruirmi realtà improbabili. Se al tuo paesino votano in tanti sono felice, il punto è che le grandi città hanno un peso nettamente superiore ed è qui più che altrove che la pigrizia allontana le persone dai seggi.
    Ribadisco, comunque, che mi auguro che le mie previsioni siano errate, sia chiaro.

  3. Solo per praticita’,qualcuno mi sa dire quanti pannelli solari e quante eliche si dovranno istallare per eliminare il nucleare ed il petrolio?E a che prezzo?Quanta energia REALE producono?Vedremo tutte le montagne coperte di eliche e tutte le pianure coperte da pannelli?Basteranno?Grazie a chi me lo fara’ capire.

  4. Io ti risponderei, ma prima vorrei che rispondessi tu a queste semplici domande:
    1) Quanto costerebbe riconvertire la produzione di energia elettrica al nucleare, tenuto conto dei costi di installazione, dei tempi tecnici (con dilatazione italiana) e dell’andamento del prezzo dell’uranio (che è poco abbondante in natura, che è altamente pericoloso per la salute e per cui un incremento di domanda mondiale significherebbe necessariamente un aumento molto forte del prezzo).
    2) una volta risolto il problema tecnico ed economico, che si fa con le scorie radioattive? No, perché una pala eolica farà pure schifo, ma fino a prova contraria produce solo energia e non scorie da smaltire.
    Rispondi semplicemente a queste due domande, se riesci, e poi ne riparliamo. E per favore, voglio risposte serie e reali, di facili discorsi ne ho già sentiti fin troppi.

    Grazie

  5. Ho sentito dire che una pala eolica costa intorno ai 2,5 milioni di euro,per i pannelli solari non so ma non credo siano economici.Sicuramente costa meno una centrale nucleare rispetto alle altre soluzioni.Sulla loro pericolosita’ basta fare un calcolo:quante ce ne sono nel mondo e quante ne saltano in aria.La centrale giapponese risale agli anni ’70,quindi gia’ vecchia.Delle nuove non mi pare ce ne sia una pericolosa,a tutt’oggi.Certamente sono pericolose,questo si.Ma non ci sono,a parer mio,valide alternative pratiche,anche perche’ gia’ compriamo energia dal nucleare dall’estero a caro prezzo.Se poi si segue l’esempio di De magistris a Napoli(chiusura termovalorizzatori e rifiuti spediti fuori regione)anche le biomasse vanno a fare un giretto.Le scorie sono un pericolo piu’ che reale,ed avrei solo qualche pallida idea sul loro smaltimanto.Pero’,gli altri come hanno risolto?Non credo li mettano in discarica e basta.E quante se ne producono con le moderne centrali?Non ho la risposta a tutte queste domande,ma quel che e’ certo e’ che il petrolio finira’ e le dighe non si possono costruire ovunque e l’energia elettrica non e’ accumulabile.

  6. Una politica di autosostentamento delle case in ottica energetica, usando solare e altre energie rinnovabili aiuterebbe sicuramente. L’esempio sono le formiche, ognuno ha l suo compito e sono piccolissime; non hanno bisogno di una mega formica per fare tutto, ma si suddividono il carico. Stesso dovrebbe succedere nella nostra società, ovvero automantenersi (o almeno in parte) in ottica energetica. Inoltre ricordate bene che il solare soprattutto nell’Italia del sud renderebbe molto.

    Il nucleare non è, a mio avviso, la soluzione, anzi, è solo un modo per mettere una pezza a una politica energetica scadente.

    Se tutti avessere tetti con pannelli solari sui tetti, case con poca dispersione di calore e se si puntasse molto sull’idroelettrico riusciremmo ad avere tutto il necessario e oltre.

    Quando ci saranno le centrali nucleari a fusione fredda sarò favorevole, ma ad oggi sono contrario, come abbiamo dei diritti e doveri nei confronti del nostro stato, dobbiamo averli nei confronti del nostro pianeta.

  7. Il problema energetico non riguarda le case e su questo sono d’accordo che basterebbe poco per mantenerle.Il problema vero riguarda le attivita’ lavorative tipo fiat,acciaierie,grandi panifici ,fabbriche di mobili,ecc.,per alimentare i quali non bastano certo i pannelli solari o le pale eoliche.E siccome facciamo parte del pianeta,abbiamo una concorrenza spietata da quegli stati che se ne fregano dell’ecologia,vedi la cina ma non solo,che ci tolgono lavoro e quindi pane.Ricordimo che c’e’ una centrale subito al di la del confine con la francia ed una uguale in slovenia che ci vendono corrente a caro prezzo.Tanto vale farne due anche noi vicine alle loro ed abbassare le tariffe per noi ed i prezzi per le esportazioni.Per ultimo ma non ultimo:se anche i pubblici dipendenti dessero una mano spegnendo le luci ed i pc alla fine del lavoro sarebbero di buon esempio.

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