Eyjafjallajokull, un anno dopo

Esattamente un anno fa, era il 15 aprile 2010, la Terra scoprì come un’eruzione di un vulcano islandese potesse avere effetti devastanti e incontrollabili sul sistema dei trasporti aerei internazionali. L’eruzione del vulcano Eyjafjallajokull (che in antica lingua islandese significa “mo’ col cazzo che parti con l’aereo”) fu l’ennesimo esempio della forza della Natura rispetto all’uomo, una battaglia persa in partenza ma che noi ci ostiniamo a voler combattere, perché siamo orgogliosi e soprattutto presuntuosi.

Le polveri di ceneri e lapilli scagliate nell’aria erano un grosso pericolo per gli aerei dotati di motori a reazione, perché si rischiava sul serio di bloccare completamente i motori nel passaggio attraverso la nube. E qualche aereo ebbe pure qualche inconveniente, senza però causare vittime. Insomma, per una volta prevalse il buon senso e la prudenza e questo permise di non dover raccontare oggi un’immane tragedia.
L’anno scorso era la volta del vulcano islandese, quest’anno sembra essere il terremoto in Giappone il protagonista. La morale della favola è sempre la stessa, ossia che di fronte alla Natura l’uomo è destinato a rimanere inerte, incapace di arginare lo strapotere delle forze della natura, spesso da lui stesso scatenate. Con buona pace di chi desidera viaggiare, ovviamente…

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