Caro Atomo

Quanto costerebbe il nucleare in Italia? E’ una domanda che, ufficialmente, troppo pochi si pongono e che dovrebbe, invece, essere al centro della discussione sull’opportunità o meno di ricorre all’energia dell’atomo come fonte di energia per i prossimi decenni. Fortunatamente, però, qualche conto è stato fatto dal Movimento Palazzolo5stelle che ha pubblicato il seguente articolo che vado a riproporre.

Oggi affrontiamo il tema dei costi che comporterebbe il ritorno dell’energia nucleare. Chi sostiene il nucleare vuole far credere agli italiani che con esso, si ridurranno i costi dell’energia e quindi le bollette. I nuclearisti sostengono che l’energia proveniente dal nucleare costa 0,03 €/chilowattora, contro gli 0,02 €/chilowattora dell’idroelettrico e del carbone, gli 0,04 €/chilowattora del gas, 0,05 €/chilowattora del biogas, gli 0,12 €/chilowattora delle celle a combustibile. In questi calcoli perché mancano i costi di costruzione degli impianti, mancano i costi di smantellamento degli impianti, mancano i costi opportunità, le esternalità  ed i costi di stoccaggio delle scorie.

Vediamo più precisamente cosa nascondono alcune informazioni.

Per la costruzione di una centrale, è giusto pensare a costi che vanno da 5 ai 6 milardi di euro, come sta succendo in Finlandia grazie ai consueti ritardi che si delineano durante la realizzazione di queste centrali, come già  accaduto anche in Francia e U.S.A

Negli Stati Uniti una valutazione effettuata su 75 reattori nucleari stimava i costi previsti sui 45 miliardi di dollari (34 miliardi di euro), ma i costi effettivi dei 75 reattori sono stati 145 miliardi di dollari (110 miliardi di euro). In India, il paese con l’esperienza più recente in costruzione, i costi completi degli ultimi dieci reattori sono aumentati del 300% rispetto al budget previsto all’inizio.

Oltre ai costi per la costruzione degli impianti, è opportuno capire quanto già  abbiamo speso in questi anni dove il nucleare è stato “spento”. In realtà , il “conto” per l’addio al nucleare sulle tasche degli italiani è già pesato, più del doppio di quanto previsto nel 2001 (3,3 miliardi). Infatti, sempre sulle bollette elettriche verranno prelevati oltre 7,6 miliardi ad arrivare al 2021 come rimborso all’Enel ed alla società  Ansaldo per il danno subito con la decisione di chiudere col nucleare.
Altri costi di cui spesso non si parla, sono quelli destinati con il Cip6, alle energie assimilate tra cui il nucleare dal 1991.

Il valore di questa truffa è difficilmente calcolabile, ma ammonta a parecchi milioni di euro.

Altro costo rilevante è lo smantellamento della centrali una volta finito il ciclo produttivo. Qui si potrebbero fare molti esempi, ma stiamo nel nostro piccolo paese e vediamo cosa è accaduto da noi. Lo smantellamento delle 4 centrali italiane è finora costato 2,5 miliardi di Euro, ma non sarà  ultimato prima del 2030 e si può facilmente capire che più si allungano i tempi e più i costi continueranno a lievitare. Non è andata meglio ad altre come tempistica nel Regno Unito, dove l’autorità  britannica per lo smantellamento degli impianti nucleari ritiene che sarà  possibile smantellare la centrale di Calder Hall per il 2115, a circa 160 dall’inaugurazione, con costi ad oggi difficilmente calcolabili. Le esperienze di smantellamento di una centrale ad oggi sono avvenute solo in America, con costi superiori al doppio dei costi di produzione, uguale risultato ha dato lo studio UE per una centrale Lituana di prossima dismissione.

Per quanto riguarda invece i costi di gestione delle scorie e del relativo trasporto, diamo un occhio a come stanno gestendo e con quali costi, i maggiori produttori di centrali.

Negli USA le scorie sono accatastate attorno ai siti nucleari. Il tentativo di seppellirle a Yucca Montain , nel Nevada, è costato 16 miliardi di dollari, è fallito sia per ragioni politiche che geologiche. E’ questo il problema non risolto del nucleare civile. “In Italia il problema delle scorie nucleari ci costa 400 milioni di euro l’anno”, afferma il fisico A. Baracca. Fino ad ora lo stato ha già  invesito 2 miliardi di euro per la gestione delle scorie, senza alcun risultato. Anche l’UE sono anni che propone un sito comune, isolato e con caratteristiche geologiche adatte, ma ad oggi non si è arrivati a nulla.

Serve ricordare che, ai puri costi fin qui considerati andrebbero aggiunti quelli di opportunità ; lo Stato infatti, se avesse investito in altra parte, avrebbe realizzato per tutto il tempo di costruzione.

La critica più radicale, che prima di ogni altro, muovo ai programmi di rilancio del nucleare, è alimentare ancora l’illusione che sia possibile continuare a consumare così tanta energia e continuare a crescere. Il pianeta non sarà  in grado di reggere ritmi di crescita e di consumo di questo genere, anche se riuscissimo ad arrestare tutte le emissioni di CO2. Dobbiamo rivedere il nostro stile di vita e ridurre i nostri consumi energetici. Cambiare modello di sviluppo non è più un optional, ma una necessità . Diventa quindi fondamentale il risparmio energetico. E poi dobbiamo puntare sulle fonti rinnovabili (sole, vento, mare) gestite non dalle multinazionali, ma dalle comunità  locali, dai comuni, dalle province…E’ incredibile che il 3 marzo 2011 il governo Berlusconi abbia tagliato gli incentivi alle rinnovabili! E’ fondamentale il decentramento in questo campo. E’ questa la strada per recuperare la vera democrazia.

Ci auguriamo che il referendum sul nucleare apra la possibilità  di un dibattito serio anche su questo problema fondamentale dell’energia. Senza farci trarre in inganno dalla decisione del governo Berlusconi che chiede: “un’opportuna moratoria di almeno un anno così da pervenire a decisioni ponderate e serene e non condizionate dall’emotività  del momento”. Opposta l’indicazione della cancelliere Angela Merkel: “Prima ne usciamo dal nucleare e meglio sarà!”

Tutti a votare il 12-13 giugno: 2 SI’ contro la privatizzazione dell’acqua e 1SI’ contro l’energia nucleare.

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One thought on “Caro Atomo

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