Tremonti e il debito nucleare

Fino a poche settimane fa il nucleare era la risorsa indispensabile per il nostro Paese, era il modo per colmare il gap energetico del’Italia e portare persino alla ripresa economica. Dopo il terrmoto nipponico e il susseguente maremoto, le cose sono un tantino cambiate. Il mondo trema di fronte al reattore 2 della centrale nucleare di Fukushima, centrale che ormai è un colabrodo. Non siamo assolutamente ai livelli di contaminazione e pericolo di Chernobyl, però resta il fatto che la situazione non sembra migliorare significatamente e preoccupano le fuoriuscite di plutonio.

Particolarmente interessanti sono le parole del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, il quale, dopo lunghe notti insonni, ha finalmente capito che il nucleare costa e costa carissimo. Tremonti ha dichiarato:

“Abbiamo un elevato numero di centrali in Europa – ha spiegato Tremonti – un elevato numero di centrali vecchie e la proliferazione di centrali in altre parti del mondo. Si pone una grande questione – ha proseguito – credo che si debba cominciare un ragionamento non solo in dare ma anche in avere sui costi delle strutture atomiche: quanto costa il decomissioning, quanto costa il rischio? Esiste un’assicurazione che copre il rischio? La cifra dei costi non e’ ancora stata bene evidenziata nei bilanci privati e pubblici”

Allora, il nucleare costa carissimo, costa miliardi di euro di investimento iniziale, ma soprattutto comporta delle esternalità negative su tutta la collettività in grado di generare dei costi indiretti che sono difficili da quantificare. Quanto vale la salute di generazioni di individui? Boh, chi può dirlo? Si parla di eventi che raramente la collettività ha sperimentato e mi auguro di non dover mai sperimentare una cosa simile! Sorprende, comunque, che il ministro dell’Economia se ne accorga solo ora dei rischi e dei costi. E’ sceso dal fico soltanto ora, e cavalcando l’emotività del momento si lascia andare ad una critica decisa e forte al programma nucleare italiano. E’ un peccato, comunque, che se ne sia accorto solo ora dei costi del nucleare, perché ai costi vanno anche aggiunti i costi del mancato accorpamento dei referendum alle elezioni amministrative di maggio.

Comunque, come ha detto il buon Tremonti, noi non abbiamo il debito nucleare. E dobbiamo festeggiare questa notizia, perché noi siamo il Paese dei debiti per eccellenza, soprattutto quando si parla di “pubblico”. Il debito nucleare non lo dobbiamo pagare, per il momento, ma c’è una parte politica che vorrebbe indebitarci su quest’aspetto… vabbè…

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