La via crucis di Valentino Rossi

Ammetto di non aver seguito al 100% la prima gara del motomondiale, volevo seguire specialmente la prima gara di Valentino Rossi in sella alla Desmosedici di Borgo Panigale, ma dopo i primi giri era chiaro ed evidente che per il Dottere sarebbe stata una gara di sofferenza, sotto molti punti di vista. Penso che per un campione, infatti, il dolore più grande sia quello di vedere gli altri “scappare” e non poter competere con essi, non riuscire a guidare la moto al limite ed oltre al limite come solo lui e pochi altri al mondo sanno fare.

Ma non bisogna dimenticare, comunque, i dolori fisici di Rossi: la spalla destra è ancora molto dolorante, il recupero post-operatorio non è proceduto come sarebbe dovuto e Rossi si trova a guidare una moto con una spalla e mezza, con tutti gli effetti che guidare in maniera così asimmetrica comporta: dolore alla parte opposta del corpo per ribilanciare lo sforzo e problemi che si aggiungono a problemi…

Oltre ai dolori devo anche ammettere di aver visto un Rossi abbastanza spento nel weekend in Qatar. Penso che in cuor suo non sia pienamente soddisfatto del matrimonio italiano e questo potrebbe anche condizionarlo. Lui ha chiesto un mese e mezzo per tornare ad essere competitivo, ma il popolo ducatista è esigente e ripone in lui una quantità smisurata di pretese. C’è la convinzione che Valentino Rossi possa essere l’uomo giusto, nel posto giusto al momento giusto. Il problema, forse, è che Rossi potrebbe sentirsi nel posto sbagliato. Ad oggi il settimo posto nella prima gara può essere anche positivo, considerando tutto, ma vedere Stoner volare in quel modo e rifilare un secondo e mezzo al Dottore in prova non alimenta grandi speranze per il futuro. Ci vuole un gran salto di qualità, ci vuole perseveranza, ci vuole quel pizzico che culo che tanto spesso Rossi ha invocato in passato. Tanti piccoli ingredienti per preparare l’ultima cena ai piloti Honda e Yamaha.

Per ora, comunque, più che di ultima cena bisogna parlare di via crucis

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