All’attacco di Gheddafi

Oramai è questione di ore, forse minuti. Le forze armate libiche del colonnello Gheddafi sono ora sotto la lente delle forze europee che vogliono controllare che la risoluzione Onu sia rispettata. Paladino della difesa dei diritti e delle vite degli insorti a Gheddafi è il premier francese Sarkozy, il primo che ha veramente rotto i ponti con il leader libico, condannato espressamente le barbarie del suo regno e minacciando attacchi militari.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha annunciato, dopo il vertice di Parigi tra Onu, Usa, Ue e Lega araba, il via libera all’attacco aereo contro le forze leali a Muammar Gheddafi a Bengasi. Le operazioni militari, ha annunciato il premier belga Yves Leterme, inizieranno nelle prossime ore. I paesi che hanno partecipato al vertice di Parigi hanno deciso “di assicurare l’attuazione della risoluzione Onu”, ha affermato Sarkozy. “Insieme – ha aggiunto – abbiamo deciso di mettere in atto le richieste dell’Onu per porre fine alle violenze contro i civili in Libia e siamo tutti d’accordo ad usare tutti i mezzi possibili anche militari per mettere in atto le decisioni del consiglio”.

Finalmente si è arrivati ad una soluzione che possa tentare di fermare lo sterminio dei rivoltosi libici. Non è che io mi fidi ciecamente di questi rivoluzionari, ma quello che so e che mi basta sapere è che Muammar Gheddafi non è certamente uno stinco di santo ed è venuto il momento in cui la sua dittatura giunga al termine o quantomeno venga rivista. Esportare la democrazia con le bombe è un ossimoro, lo so, però talvolta non c’è altra soluzione. Non si combatte un tiranno con le idee e le rivoluzioni spesso hanno bisogno di sangue versato per raggiungere dei fini lodevoli.
Fa eco a Sarkozy anche il primo ministro britannico David Cameron: “ha rotto il cessate il fuoco e questo rende urgente l’adozione di misure che evitino che il numero dei morti tra la popolazione civile possa crescere. E’ il colonnello Gheddafi che ha voluto tutto questo. Ha mentito alla comunità internazionale, ha promesso un cessate il fuoco e ha continuato a brutalizzare il suo stesso popolo. E’ giunto dunque il momento di agire, in maniera urgente, per mettere in atto le decisioni delle Nazioni Unite. Non possiamo più permettere il massacro dei civili”

In tutta questa smania di intervento militare, echeggia in maniera evidente il “silenzio” di Germania e Italia. Non posso non pensare che si tratti semplicemente di relazioni economiche che non si vogliono ulteriormente incrinare col leader libico. Specialmente l’Italia si trova in una posizione non invidiabile, quella di ex grande amico che ora si trova dalla parte opposta e non sa bene cosa fare. Fare troppa amicizia con un pazzo non è mai una cosa bella, spero che il Berlusca abbia imparato da questa vicenda. Cerchiamo di farci amici quelli buoni ed importanti, cribbio!

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