Arabia Saudita vs OPEC: il cartello da abbattere

Come tutti ben sanno, anche per via degli immediati aumenti alle pompe di benzina, il prezzo del petrolio ha subìto un forte rialzo a causa delle tensioni geopolitiche nell’area del nord-Africa, specialmente a causa della crisi libica che lascia specialmente noi italiani col fiato sospeso, poiché siamo storicamente e geograficamente vicini alla Libia e rischiamo l’ennesima invasione di disperati, un’invasione a cui non potremmo far fronte adeguatamente da soli, questo è poco ma sicuro.

Tornando al petrolio, le acque per il momento sembrano essersi calmate. E il calmante si chiama Arabia Saudita. Vi sono rumors attorno al Paese arabo, rumors che vedono l’Arabia Saudita come sostituto della Libia nella produzione di petrolio greggio.

La notizia, tuttora ufficiosa, secondo cui l’Arabia Saudita si sarebbe attivata per compensare l’interruzione delle forniture di greggio libico è bastata a infondere una relativa tranquillità agli investitori, che ieri – pur non osando interrompere gli acquisti, alla vigilia di un week-end quanto mai incerto – si sono comunque moderati: Brent e Wti hanno guadagnato meno dell’1%, chiudendo rispettivamente a 112,14 $ al barile (massimo da due anni e mezzo) e a 97,88 $/bbl.
Gli operatori finanziari guardano all’offerta complessiva di petrolio: al posto dei 700mila-1,2 milioni di barili al giorno, a seconda delle stime, che la Libia non esporta più, stanno arrivando, stando alle ultime indiscrezioni, almeno 700mila barili in più dai sauditi. L’equazione non è tuttavia così facile, né così tranquillizzante per i raffinatori, che storcono il naso anche di fronte ai più pregiati greggi sauditi, come l’Arab Light e l’Arab Extra Light, leggeri sì, ma non abbastanza “sweet”: il più elevato tenore di zolfo, rispetto alle più diffuse qualità libiche, spingerebbe ad utilizzarli, mischiati ad altri, solo in caso di vera emergenza. Per ora i raffinatori del Mediterraneo si stanno spostando su altri greggi, come l’Azeri Light, il kazakho Cpc Blend e l’algerino Saharan Blend, i cui prezzi non a caso si sono impennati. Molti però non stanno comprando affatto: i margini di raffinazione troppo bassi consigliano di dare fondo alle scorte, sperando in una rapida soluzione della crisi libica, piuttosto che fare acquisti avventati. La fortunata coincidenza con le manutenzioni primaverili degli impianti aiuterà a resistere più a lungo.

Insomma, dopo la chiusura dei pozzi libici Riyad avrebbe deciso di aumentare silenziosamente la produzione per colmare il gap libico. Tutto bene, ovviamente, se non che l’Arabia Saudita avrebbe preso questa importante decisione strategica senza il preventivo consenso dell’OPEC, cartello oligopolista nato appunto per evitare la concorrenza su un mercato così profittevole per tutti quanti i Paesi produttori. Dunque pare che finalmente qualcuno cerchi di aggirare questo cartello e sentirlo scricchiolare mi dà un’immensa gioia, fosse che fosse la volta buona che oltre a cadere i regimi totalitari sia l’ora di vedere cadere pure l’OPEC e le sue anacronistiche gestioni del petrolio. È l’ora di finirla con queste distorsioni sui mercati petroliferi, ci vuole un mercato veramente libero, con prezzi che siano concorrenziali sui mercati. Solo così si potranno accettare gli aumenti del prezzo del greggio e si potranno vedere prezzi quantomeno efficienti…. vabbé, forse sto sognando in piedi, meglio essere indipendenti dal petrolio, è la strada più facile… 😀

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