“Dammi da bere”: il dibattito sull’acqua pubblica

In vista del referendum popolare previsto in primavera, torna alla ribalta la discussione sulla privatizzazione della gestione dei servizi idrici, la privatizzazione dell’acqua praticamente, argomento che proprio il referendum vorrebbe cancellare tramite l’opinione del popolo. Personalmente credo che privatizzare la gestione delle acque non sia furbo e non abbia nemmeno molto senso. A che giova, infatti, avere servizi privati per un bene di pubblica utilità? Abbiamo già privatizzato la politica, rendendola schiava degli interessi privati dei massimi esponenti che essa stessa rappresenta, non vedo perché si voglia prevalicare ulteriormente gli interessi dei cittadini.

Sull’acqua, per definizione, non possono nascere interessi economici. L’acqua non è un prodotto, è un bene naturale, nessuno può vantare diritti su di essa. Certamente, però, il continuo aumento della popolazione sta rendendo sempre più importante il bene-acqua, si incrementa la domanda a parità di offerta, per dirla da economista. Il punto, purtroppo, è che il vero problema dell’acqua è legato alla qualità dell’acqua, non al fatto che sia pubblica o privatizzata. La gestione dell’acqua deve essere prima di tutto saggia ed intelligente. L’obiettivo primario deve essere preservare questo bene, migliorare l’efficienza delle reti per non disperderla inutilmente, ma soprattuttto garantire che possa perdurare nel tempo, perché l’acqua è vita e senza acqua non ci può essere vita. A tal proposito mi viene da sorridere quando gli scienziati vanno alla ricerca di acqua su altri pianeti o satelliti del sistema solare. Prima di cercarla fuori dobbiamo fare in modo di conservare quella che abbiamo, perché forse ci conviene.

”E’ fondamentale che la gestione dell’acqua – ha detto Andrea Masullo, il Presidente del comitato scientifico di Greenaccord – sia in mano pubblica, basata su controlli e strategie condivise. Questa enfasi sulla gestione privata e’ un po’ un’autocondanna della politica perche’ si autodefinisce inefficiente. Questo lascia molto pensare e non puo’ essere accettato. Il problema nasce perche’ gli acquedotti in Italia sono gestiti male, ci sono ingenti perdite e il rimedio non e’ semplicistico. Passare dal pubblico al privato e’ molto complicato. La preferenzialita’ che e’ stata fatta verso il privato e’ eccessiva. L’apertura e’ un conto, ma aprire un canale preferenziale su una risorsa cosi’ preziosa presenta dei rischi soprattutto perche’ in Italia l’industria dell’acqua privata e’ una tra le piu’ potenti al mondo”.

L’Italia e’ uno dei piu’ grandi consumatori di acqua pro capite sulla terra di conseguenza, ha spiegato Masullo, ”bisogna comprendere l’importanza di questa risorsa e se oggi la possiamo considerare ancora abbondante, in futuro e’ destinata a non diventarlo”.

I cambiamenti climatici, ha aggiunto il Presidente del comitato scientifico di Greenaccord, ”ridurranno le piogge nel bacino del Mediterraneo fino al 20% entro il 2050, questo significa minor disponibilita’ anche per l’Italia. Dobbiamo prepararci al fatto che non siamo piu’ in una condizione di abbondanza. In molti comuni si lavano i pavimenti con le acque sorgive, di conseguenza bisogna abituarci ad un uso efficiente dell’acqua”.

Ogni volta che tiriamo lo sciacquone del bagno dovremmo anche riflettere un attimo su quanta acqua pulita, spesso potabile addirittura, gettiamo via per i nostri bisognini. Non so, mi sembra un mondo che dà poco peso e importanza all’acqua e tutta questa sottostima mi preoccupa molto per il futuro.

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One thought on ““Dammi da bere”: il dibattito sull’acqua pubblica

  1. CERCO DI FARE PUBBLICITà FAI DA TE (NON SONO DI NESSUN PARTITO NE ORGANIZZAZIONE) PER IL REFERENDUM E VOLEVO UTILIZZARE LA VOSTRA IMMAGINE DI NO ALLA PROVATIZZAZIONE DELL’ACQUA NEL MIO VOLANTINO. POSSO? PER FAVORE INVIATEMI UNA MAIL GRAZIE

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