Quello che la politica monetaria può fare

È vero che la moneta non è che una macchina, ma è una macchina straordinariamente efficiente. Senza di essa non si sarebbe potuta iniziare la realizzazione di quello sbalorditivo sviluppo nella produzione e nel livello di vita che è in corso da due secoli. Ma la moneta possiede una caratteristica che gli altri strumenti non hanno. Poiché il suo uso è così diffuso, quando si guasta crea un intoppo nel funzionamento di tutte le altre macchine. Ogni seria crisi è stata provocata o gravemente inasprita dal disordine monetario. Ogni inflazione di rilievo è stata causata dall’espansione monetaria, per lo più per far fronte ad impellenti esigenze belliche che hanno costretto a creare moneta per integrare la tassazione esplicita.

La prima e più importante lezione della storia sulle possibilità della politica monetaria è che essa può impedire che la moneta stessa diventi una delle principali cause di perturbazione economica. La macchina monetaria ha accusato guasti al suo funzionamento persino quando non esisteva nulla di simile ad una autorità centrale munita del potere che è oggi in mano al FRS. Negli Stati Uniti, l’episodio del 1907 è più antichi esempi di panico bancario dimostrano come la macchina monetaria possa guastarsi in parte da sé. Esiste quindi per le autorità monetarie un compito importante e positivo, quello di suggerire quei miglioramenti che riducano al minimo le possibilità che la macchina monetaria si guasti, e quello di usare i propri poteri per mantenere la macchina in perfetta efficienza.
Una seconda prospettiva per la politica monetaria è quella di fornire una base stabile all’economia, mantenere cioè “ben oliata la macchina”. L’adempimento del suo primo compito contribuirà alla realizzazione di questo secondo obiettivo, ma vi è ancora qualcosa di più. Il nostro sistema economico funzionerà meglio quando produttori e consumatori, datori di lavoro e lavoratori, potranno agire nella piena fiducia che il livello medio dei prezzi si comporterà, nel futuro, in modo prevedibile e che sarà, di preferenza, molto stabile. […]

In altri tempi la fiducia nella futura stabilità monetaria poggiava sul gold standard. All’epoca del suo massimo splendore, il gold standard assolveva abbastanza bene a questa funzione. È chiaro ormai che non è più così, dal momento che sembra che non esista più alcun paese al mondo che sia disposto a lasciar regnare indisturbato il gold standard: e le ragioni di ciò sono esaurienti. Le autorità monetarie potrebbero funzionare come un surrogato del gold standard se stabilizzassero i tassi di cambio e lo facessero esclusivamente alterando la quantità di moneta in relazione ai flussi della bilancia dei pagamenti senza “sterilizzare” le eccedenze o i disavanzi e senza ricorrere ad un occulto o palese controllo dei cambi, o a variazioni nei dazi o nei contingentamenti. […] Tale politica sottometterebbe ciascun paese, non alla variabilità di un impersonale e meccanico gold standard, ma quelle delle politiche, deliberate o accidentali, di altre autorità monetarie.
La politica monetaria può, infine, contribuire a neutralizzare le principali perturbazioni del sistema economico derivanti da altre cause esterne.

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