“Fattore Aging” e scelte di portafoglio

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L’allocazione ottimale di portafoglio non è costante durante il corso della vita di un individuo. Fattori quali la casa, la ricchezza finanziaria e il reddito da lavoro percepito modificano sensibilmente le decisioni sulla composizione di portafoglio. In special modo, esistono due possibili approcci che prendono in considerazione l’effetto del reddito lavorativo sulle decisione di allocazione di portafoglio degli individui:

  • il primo approccio vede gli investitori via via sempre meno aggressivi lungo il corso della vita. I giovani investitori sono più impazienti e cercano di compensare i minori profitti da lavoro con una maggiore propensione al rischio sui mercati finanziari, propensione che diminuisce all’aumentare del reddito da lavoro, fino alla pensione in cui l’aleatorietà di tale flusso si annulla;
  • il secondo approccio, invece, vede la tolleranza al rischio degli investitori aumentare con l’età; i redditi da lavoro stocastici vengono compensati con una gestione finanziaria più sicura e stabile, puntando su attività meno rischiose e volatili. Lungo il corso della vita, poi, con l’aumentare della stabilità dei profitti da lavoro, l’investitore tende ad assere più risk lover sui mercati finanziari, assumendo posizioni sempre più aggressive su strumenti finanziari più rischiosi e remunerativi.

Data questa premessa, ecco che allora assume importanza l’età dell’investitore, poiché, come detto poc’anzi, a diverse fasce d’età corrispondono livelli di ricchezza e flussi di reddito differenti.
Tin (1998) svolge un’analisi a livello empirico sulla domanda di attività finanziarie degli individui proprietari di casa lungo il ciclo di vita, evidenziando il fatto che l’effetto del reddito da lavoro, ricchezza e variabili demografiche sulla domanda di attività finanziarie si differenzia a seconda dell’età dell’individuo. I giovani proprietari di casa sono più sensibili e reattivi alle variazioni dei prezzi delle attività finanziarie rispetto a proprietari di mezza età o anziani.

Cocco, Gomes e Maenhout (2005) risolvono un modello di life cycle sul consumo e sulle scelte di portafoglio di un individuo con una vita temporalmente finita e con un dato rischio di mortalità, con redditi da lavoro non negoziabili e vincoli sulle richieste di prestito e sulle vendite allo scoperto. L’individuo in esame può investire i propri risparmi solo in due attività: un’attività priva di rischio e un’attività rischiosa il cui rendimento può essere positivamente correlato con gli shocks sul reddito da lavoro. Quest’ultimo concetto viene particolarmente enfatizzato da Heaton e Lucas (2000) che sottolineano l’importanza dei proventi dell’imprenditore come determinante per le scelte di portafoglio; infatti, un’importante caratteristica dei redditi da proprietà è la correlazione positiva con i rendimenti sulle azioni.

È importante sottolineare che, per capire gli effetti del rischio delle fluttuazioni del reddito da lavoro sull’allocazione di portafoglio, bisogna considerare i flussi di reddito da lavoro come l’implicita detenzione di un’attività. Infatti, si mostra come i redditi da lavoro agiscano come un sostituto dell’attività risk free. Questo risultato dipende dalla correlazione tra il rischio di fluttuazioni nei proventi da lavoro e il rischio di mercato, nel modello di Cocco, Gomes e Maenhout (2005) stimata ad un valore molto basso e non significativo. Se tale correlazione stimata fosse risultata superiore e significativa, probabilmente non si sarebbe giunti a questo risultato.

Un approccio alternativo è proposto da Malkiel (2007), il quale dà inizio alla propria teoria sostenendo che la quota d’investimento rischioso azionario (\alpha _{t}) di un investitore dovrebbe decrescere con l’età; più precisamente la condizione si dovrebbe tradurre in una semplice regola deterministica del tipo \alpha _{t}=\left( 100-t\right) \% dell’investimento totale. Malkiel crea poi dei portafogli ottimi bilanciati per individui di diverse età, in cui comunque si mantiene l’idea che la componente azionaria rischiosa deve decrescere nel corso della vita. Questo approccio, pur avendo delle conferme a livello empirico, mal si presta all’analisi teorica, perché non prende in considerazione una serie di fattori, quali l’avversione al rischio, la ricchezza e il reddito lavorativo dell’investitore, nonché ogni altra caratteristica individuale specifica dell’investitore stesso.

References

Cocco, Gomes, Maenhout (2005), Consumption and Portfolio Choice over the Life Cycle, «Review of Financial Studies», vol. 18(2), pp. 491-533.
Malkiel (2007), A Random Walk Down Wall Street: Including a Life-Cycle Guide to Personal Investing (9th ed.), Norton, New York.
Tin (1998), Household Demand for Financial Assets: A Life Cycle Analysis, «Review of Economics and Finance», vol. 38, pp. 875-897.

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