Tulipmania, la crisi dei tulipani

La bolla dei tulipani viene considerata la prima grande bolla di cui abbiamo ricostruzioni ed analisi certe. Si tratta di una bolla che ha lasciato nell’economia un’impronta estremamente profonda. Dopo la grande crisi del ’29, quanto ad importanza, viene la crisi dei tulipani. Come spesso accade, ogniqualvolta si verifica una crisi finanziaria di notevoli dimensioni, essa entra nel sentimento delle persone e da questo scaturiscono poi dei romanzi simbolo della crisi stessa. Ne è un esempio calzante “Il Tulipano Nero” di Alexandre Dumas padre. Nel romanzo lo scrittore narra la situazione della popolazione colpita molto duramente dalla crisi.
Ogni crisi matura in un ambiente generale particolare; la crisi del ’29 avviene al momento culminante di una psicosi collettiva americana, così come anche la più recente crisi del Nasdaq.
La crisi dei tulipani avviene all’intersezione e al sovrapporsi di due tragici eventi che creano una forma ambivalente della psiche umana. Il primo evento che provoca tale fenomeno è la guerra; infatti, la crisi scoppia poco dopo la conclusione della cosiddetta “Guerra dei Cent’anni” e di un’altra guerra di religione chiamata “Guerra dei Trent’anni“. Il secondo tragico evento, che porta anche una certa ventata di fatalismo, è l’avvento della peste che falcidia la popolazione. L’intersezione di queste due tragedie, oltre a ridurre sensibilmente la popolazione, comporta la manifestazione di due psiche contrapposte, da una parte l’ottimismo per la fine della guerra e dall’altra parte il pessimismo condito da fatalismo indotto dall’epidemia di peste. L’ottimismo determina una grande predisposizione alla speculazione; l’ottimismo è già di per sé una miscela che porta ad una esaltazione dello spirito speculativo, ma se ad essa si aggiunge la componente fatalistica si determina anche una minore avversione al rischio.
In questo periodo vengono introdotte delle innovazioni nel campo marittimo che portano l’Olanda, teatro della crisi, ad essere la superpotenza commerciale mondiale. Il 1600 è il secolo d’oro per l’Olanda; in questo periodo l’Olanda ha un impero commerciale che è più grande di quello complessivamente ottenuto unendo tutti quelli degli altri Paesi. Tra il 1620 e il 1645 diventa l’indiscusso leader del commercio internazionale grazie alla sua imponente flotta.
Ecco alcune date significative della storia olandese:

  • 1602: l’Olanda crea la prima grande società per azioni, la Compagnia olandese delle Indie orientali;
  • 1609: viene fondat la Banca centrale;
  • 1622: viene creata la Compagnia olandese delle Indie occidentali;
  • 1631: si inaugura il nuovo palazzo della Borsa di Amsterdam.

In questi anni parte la speculazione di massa, ossia cresce la mania per il guadagno derivante dal trading. L’oligarchia, il settore più conservatore della società, intuisce tutto questo e lancia diverse campagne di contenimento della speculazione. A livello politico si prendono decisioni di tipo limitativo dell’attività finanziaria, divieti di contrattare in futures e opzioni, ma tali divieti vengono elusi e disattesi. Il tutto porta alla speculazione sui tulipani.
Il tulipano non è autoctono dell’Olanda, ma viene importato dalla Turchia nel 1500. Trova subito un grande successo in Olanda e molti campi vengono destinati alla coltivazione di questo fiore. Sul mercato dei tulipani, però, oggetto delle trattazioni non erano i fiori recisi, bensì i bulbi; dato che i bulbi rimanevano sotto terra per gran parte dell’anno ed erano scambiabili fisicamente solo alla fine dell’estate, i contratti presenti sul mercato erano principalmente contratti futures. Volendo fare un paragone con i giorni nostri, ancora oggi chi entra in un contratto futures non ha la disponibilità della merce; ciò che cambia è che a quei tempi la contrattazione avveniva tra due parti, mentre oggi la controparte è il mercato (clearing house). Inoltre, a quei tempi, non venivano effettuate le compensazioni a fine giornata e non v’era il bisogno di versare alcun margine di garanzia.
Quando la fase di salita del mercato locale si consolida e accelera, entrano in gioco gli investitori istituzionali internazionali, aventi le seguenti peculiarità:
1) grosse disponibilità di denaro;
2) notevoli capacità finanziarie.
Solo successivamente e verso gli ultimi periodi precedenti lo scoppio della bolla, si nota l’ingresso sul mercato di una grande massa di investitori non professionali. Tali investitori, a differenza di quelli internazionali, hanno scarse conoscenze finanziarie e poca disponibilità di denaro; tuttavia, dato il loro grande numero, muovono masse ingenti di risparmio.

I prezzi toccano il culmine tra i 3 febbraio e il 5 febbraio del 1637. Il prezzo del bulbo di un tulipano della specie più pregiata tocca, negli ultimi giorni, quota 6000 fiorini, che a quel tempo rappresentava il valore di circa 20 case di medie dimensioni. Sono quindi valori che non hanno più alcuna razionalità economica. La bolla scoppia dopo che i prezzi sono arrivati a livelli astronomici. Risulta però impossibile capire perché la bolla scoppiò in quel preciso momento, né prima né dopo.

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2 thoughts on “Tulipmania, la crisi dei tulipani

  1. Pingback: Mississippi bubble: storia di una crisi « Risklover Weblog

  2. davvero interessante… non conoscevo la crisi dei tulipani… ora mi documento un po’ in giro per internet… alla prossima!

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