118 vittime da non dimenticare

Esattamente 7 anni fa, in una fredda e umida mattina milanese, 118 persone andavano incontro alla morte nell’aeroporto di Milano-Linate, per uno dei più devastanti incidenti aerei che l’aereonautica civile ricordi. In quella fredda mattina, un piccolo Cessna che non doveva nemmeno esserci, sbagliò letteralmente strada e tagliò la strada al McDonnel Douglas MD-87 diretto a Copenaghen, scatenando un inferno sulla pista e sul deposito bagagli.
Quella mattina tante cose andarono storte. A parte il madornale errore del pilota del Cessna, ho detto che quell’aereo non doveva nemmeno essere a Linate. Tale aereo, infatti, atterrò a Linate nonostante la nebbia fitta, e l’equipaggio dell’aereo non era qualificato per un atterraggio in simili condizioni atmosferiche. Quindi, niente atterraggio e niente decollo, almeno sulla carta. Soprattutto, a Linate le misure di sicurezza lasciavano alquanto a desiderare: la segnaletica orizzontale era scarsa e mal curata, poco visibile in condizioni di scarsa visibilità. Il radar di terra non c’era, o meglio, c’era ma non era ancora operativo: mancavano, infatti, le doverose autorizzazioni per metterlo in funzione, come se fosse un optional questo radar. Questo fatto rendeva la torre di controllo completamente cieca ed impotente di fronte agli eventi che stavano maturando sulla pista. Bisogna notare anche che gli orari di decollo dei due aerei furono modificati, avvicinando i due decolli. Senza modifiche, i due aerei sarebbero partiti a circa 10 minuti l’uno dall’altro.
Inoltre, pure i soccorsi arrivarono in ritardo, sempre a causa della scarsa visibilità; certamente non fu un fattore determinante, però accresce ulteriormente la rabbia per un disastro che poteva tranquillamente essere evitato. Bastava solo un minimo di buonsenso e non dover aspettare la strage per porre rimedio alle carenze strutturali dell’aeroporto.
Del processo nemmeno parlo, perché troppo scandaloso per i miei gusti, soprattutto dopo l’approvazione dell’indulto che ha pure abbonanto 3 anni di pena a tutti. Dico solo che, come sempre, in Italia non paga nessuno, o meglio: se sbaglia un povero Cristo paga fino all’ultimo centesimo; se sbaglia uno importante non pagherà mai nulla…

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