L’86% dei treni a media e lunga percorrenza viaggerà regolarmente. Altrettanto regolare la circolazione dei Frecciarossa e della quasi totalità degli Eurostar. Qualche cancellazione sarà possibile nel trasporto regionale.
Sono questi gli effetti previsti dall’astensione dal lavoro, proclamata dai sindacati autonomi Or.S.A. e CUB Trasporti, che riguarderà una parte del personale ferroviario e scatterà alle ore 21.00 di sabato 11 per terminare alle 21.00 di domenica 12 luglio.
Nel corso dello sciopero il collegamento tra Roma Termini e l’aeroporto di Fiumicino continuerà ad essere assicurato.
Lo sciopero non riguarderà il Friuli Venezia Giulia.
Quindi non si prevedono troppi disagi per lo sciopero proclamato dalle 21 di questa sera alle 21 di domenica sera, 24 ore di sciopero che non dovrebbero bloccare molti treni, non limitando quindi gli spostamenti dei vacanzieri di luglio che preferiscono viaggiare in treno piuttosto che in macchina e in aereo. Meno male, perché gli scioperi servono oramai solo a creare disagi e casini agli utenti che nulla c’entrano con le beghe sindacali.
L’Italia è messa in ginocchio dai treni merci. Prima l’incidente fra Vaiano e Prato del 22 giugno scorso che aveva spaccato la penisola a metà, ora il tragico incidente di Viareggio che ha causato, almeno per ora, 14 vittime, tra cui 3 bambini. L’incidente è avvenuto nella tarda serata di ieri sera ed ha coinvolto un treno merci che trasportava 14 cisterne cariche di gas GPL. Nel deragliamento del treno una cisterna si è danneggiata ed il gas è stato innescato causando una forte esplosione, causando un incidendio molto grave. Ad ora, vi sono ancora dei dispersi e molti feriti, tra cui alcuni veramente gravissimi.
La domanda sorge spontanea: questo tipo di incidente è veramente inevitabile? E’ mai possibile che non si presti la massima cura ed attenzione per questi treni pericolosi? Un treno merci carico di GPL è potenzialmente una bomba in movimento. Possibile che questa cosa non sia chiara ed evidente? Si continua a parlare di “alta velocità”, ma io insisto sempre sull’idea di “Alta puntualità” ed “Alta sicurezza”. Non riesco nemmeno a capire se sia stata una fatalità che l’incidente sia avvenuto nella centralissima stazione di Viareggio, perché si paventa la possibilità di un urto con un altro treno in sosta proprio nella stazione. Le cose vanno pensate prima, bisogna essere prudenti e previdenti, ma vedo invece un peggioramento degli standard di sicurezza sulle reti ferroviarie italiane, confermato dall’aumento degli incidenti, specialmente quelli riguardanti i treni merci.
Ora che facciamo? Spostiamo il summit del G8 a Viareggio? Magari proprio nella stazione ferroviaria, in memoria delle vittime. E’ così che si risolvono i problemi in Italia, si pensa sempre dopo ed ai segnali premonitori si dà poca o scarsa importanza… e a pagare è sempre chi non c’entra nulla…
Mi dispiace tantissimo per le vittime innocenti, e mi dispiace forse ancora di più per chi sta patendo le pene dell’inferno per restare aggrappato alla vita, benché le speranze siano poche. Mi auguro che il bilancio delle vittime non aumenti, ma sono consapevole che molte persone con il 100% del corpo coperto da ustioni non può avere molte possibilità di sopravvivenza.
La vera speranza è che i responsabili paghino, ma siamo in Italia, il Paese in cui la Giustizia esiste solo di nome, ma non di fatto.
Presentato ieri il primo aereo alimentato a energia solare, il Solar Impulse, un ennesimo passo verso lo sviluppo di mezzi di trasporto eco-compatibili, in grado di volare di giorno, ovviamente, ma anche di notte, grazie all’energia incamerata nelle batterie. Per le immagini, vi rimando al sito di Repubblica.it:
Il primo aereo alimentato a energia solare è stato presentato durante una conferenza stampa dal suo ideatore Bertrand Piccard all’aeroporto di Dubendorf, in Svizzera. Il Solar Impulse, questo il nome del velivolo, ha mosso i primi passi nel 2003 con uno studio di fattibilità e quello stesso anno la notizia è stata lanciata in tutto il mondo. Fra il 2004 e il 2006 è stato sviluppato il concept; fra il 2007 e il 2009 è stato progettato e prodotto il prototipo Hb-Sia (di 61 metri). E nel 2010 è previsto il test di volo e la prima notte di volo. Ma non solo. Nel 2011 sarà costruito il velivolo HB-SIB (di 80 metri). Infine nel 2012 sarà compiuta la prima missione di più giorni attraversando l’oceano Atlantico e il giro del mondo in cinque tappe.
Questo aereo ha la medesima apertura alare di un Airbus A-380, ma il peso è decisamente inferiore. Ovviamente la capienza non è nemmeno da paragonare a quella di un airbus, ma col tempo (perché no?) si potranno sviluppare tecnologie ancora più efficienti e sfruttare ancora meglio l’energia solare. Ho già accennato, in passato, al fotovoltaico di terza generazione, ma questo è solo l’inizio di un futuro in cui, spero, il Sole sarà la nostra vera fonte di energia.
Da alcuni anni, ormai, viaggio in treno sulla tratta Brescia-Milano e devo dire che ho provato sulla mia pelle un aumento incredibile delle tariffe. Ricordo, infatti, che all’inizio viaggiavo comodamente su un treno InterCity pagando il biglietto di seconda classe 8,00 euro. A mio avviso era un prezzo ottimo e altamente competitivo con l’automobile, inoltre i treni erano spesso puntuali, o per meglio dire, non è che riuscissi a lamentarmi più di tanto.
Il passo successivo è stato il passaggio all’InterCity Plus, in cui il “plus” era rappresentato dall’obbligo di prenotazione del posto con una maggiorazione di un euro rispetto all’IC; dunque, stesso identico treno, ma con prenotazione obbligatoria: risultato, 9,00 euro per un biglietto di seconda classe.
La vera evoluzione arriva con i treni Eurostar City. Questi, infatti, sostituiscono i vecchi IC, garantendo ben 4 minuti di percorrenza in meno sulla tratta, con una tariffa base di seconda classe pari a 14,00 euro (e di questo avevo già parlato nel blog). Ora, però, sempre lo stesso treno ES City ha subito un ulteriore aumento delle tariffe, passando ad un costo di 15,50 euro per il biglietto di seconda classe. Trentamila lire per viaggiare da Brescia a Milano centrale, e soprattutto quasi un raddoppio del costo negli ultimi anni, da 8,00 a 15,50 euro. ‘Sticazzi’ mi verrebbe da dire. Perché il numero dei treni è rimasto sostanzialmente invariato (forse addirittura è diminuito), non si è sviluppato il settore dei treni regionali (tutt’altro) e non si sono nemmeno diminuiti i ritardi, tutt’altro pure qua! Basti pensare che la scorsa settimana ho viaggiato da Brescia a Milano centrale un paio di volte e in entrambi i casi mi sono dovuto sorbire un ritardo di 40 minuti, sia in partenza da Brescia che all’arrivo a Milano.
Perché bisogna pagare di più per avere un servizio più scadente? Quello che fa girare le balle, infatti, non è il costo in sè, bensì il costo riportato alla qualità del servizio offerto! Ritardi, sporcizia, aria condizionata a livelli polari quando non è necessaria, riscaldamento fuori uso in inverno, ecc.. Io sono disponibile a pagare per un servizio, purché sia valido ed efficiente. Altrimenti, caro gruppo Trenitalia, cambiate mestiere!
Il relitto dell’Airbus Air France partito da Rio de Janeiro e diretto a Parigi non è ancora stato ritrovato, ma alcuni piloti brasiliani hanno riferito di aver visto delle luci arancioni nell’Atlantico, segno probabile dell’incendio della carcassa dell’aereo. Nonostante ciò, comunque, una nave mercantile che si trovava in zona ha detto di non aver notato nulla, il che infittisce il mistero attorno a questo aereo che sembra essere stato letteralmente inghiottito dall’oceano Atlantico. Da come si è svolta la vicenda, sarebbe interessante conoscere le condizioni meteorologiche sulla zona al momento della perdita del segnale radio. Infatti, il pilota non ha segnalato nulla di strano, nessuna avaria, nessun incidente. Questo lascerebbe intendere che l’incidente dovrebbe essere avvenuto in tempi rapidi, ossia un’esplosione in volo probabilmente. Questo potrebbe pure spiegare le difficoltà nel ritrovare resti dell’aereo nell’oceano. Si riducono ad un lumicino le speranze di ritrovare persone vive, e il mio pensiero va verso i 10 italiani presenti su quel volo.
E mentre c’è un aereo che non si trova, spuntano aerei che non si sarebbero dovuti utilizzare, poiché aerei di Stato. La Procura di Roma, infatti, aprirà un fascicolo relativo alla questione sui voli di Stato e del loro utilizzo da parte delle cariche istituzionali a seguito dell’esposto del Codacons, che ha annunciato di volersi costituire parte civile nel processo. La vicenda è stata innescata dopo la polemica nata sull’eventuale utilizzo di voli di Stato da parte di amici (e soprattutto amiche) e conoscenti del premier Berlusconi, voli atti al trasporto verso la villa in Sardegna del Cavaliere.
Dura la reazione dell’IDV di Antonio Di Pietro, che dalle pagine del proprio blog personale non le manda certo a dire al presidente del Consiglio. La reazione di IDV e PD, comunque, passa anche attraverso il canale parlamentare: infatti, entrambi i partiti politici hanno chiesto un’interrogazione parlamentare per chiarire la vicenda legata ai voli di Stato, al loro costo ed al loro utilizzo. Si tratta dell’ennesima vicenda collaterale che colpisce Silvio Berlusconi, vicenda che mina ulteriormente la sua credibilità agli occhi dei cittadini italiani alle porte delle elezioni europee, provinciali ed amministrative.
Mi capita spesso di viaggiare in treno tra Brescia e Milano e normalmente viaggio con treni diretti, prima gli Intercity (ora estinti) ed ora gli EuroStar City (che hanno sostituito i precedenti con un aumento del prezzo del biglietto: da 9 euro a 14 euro, per 4 minuti in meno di percorrenza). Comunque non voglio parlare di questo fatto, bensì dei treni che, con l’Alta Velocità che imperversa in Italia, nessuno considera più. Parlo ovviamente dei treni regionali, poiché ieri mattina mi è toccato prendere il regionale da Milano centrale delle 8:40 per Brescia (arrivo previsto 10:16), poiché i posti sull’ES delle 9:05 erano esauriti. Un’ora e trentasei minuti di viaggio previsto, che in realtà hanno superato i 100 minuti di viaggio, nonostante il treno fosse sostanzialmente vuoto e pochissima gente fosse salita o scena nelle tante fermate intermedie (Milano Lambrate, Pioltello-Limito, Vignate, Melzo, Trecella, Cassano D’Adda, Treviglio, Vidalengo, Morengo-Bariano, Romano, Calcio, Chiari, Rovato, Ospitaletto-Travagliato).
Il treno non era assolutamente di ultima generazione. Era palesamente vecchio, ma quello che sorprendeva era lo stato di apparente abbandono a cui sembrava essere lasciato. Se si trovano zecche nei sedili di ES o di Intercity, non oso immaginare cosa si potrebbe trovare nei sedili di questi treni regionali! Ho provato a cercare un posto leggermente più pulito degli altri (perché ricordo che il treno era semivuoto), ma quando mi sono accorto che si trattava di una ricerca vana ho lasciato perdere e mi sono “comodamente accomodato” in un posto che, quantomeno, mi permetteva di vedere il panorama esterno. Infatti, buona parte dei finestrini era imbrattata da scritte di writers che occultavano la vista esterna. In aggiunta a tutto questo, pure il controllore non sembrava affatto un tipo amichevole e gioviale, e nonostante io cercassi di sorridere alle sue richieste, lui sembrava essere incazzato col mondo intero, me compreso. Comunque era lunedì mattina, faceva già un gran caldo, di aria condizionata nemmeno a parlarne, e posso capire che lavorare in quelle condizioni non fosse cagione di grande gioia ed allegria.
Il mondo dei trasporti ferroviari italiano è un mondo in cui una parte viaggia a velocità sostenuta, mentre l’altra è completamente ferma. Il contrasto tra gli investimenti nell’Alta Velocità e lo stato pietoso delle reti regionali è impressionante: treni logori e maltenuti, linee vecchie, stazioni fatiscenti e pericolose (soprattutto in orari serali e notturni). Vorrei tanto sapere se vale la pena investire così tanto su treni velocissimi, quando il sistema ferroviario regionale rasenta livelli di qualità così bassi…
Mentre i lavori per la Tav Torino-Lione procedono a rilento, con costi esorbitanti e con un’utilità che, a tutt’oggi, non si è ancora capita del tutto, per non parlare del discorso del ponte sullo stretto di Messina assolutamente improponibile, il governo italiano ha siglato un nuovo accordo per la costruzione di un nuovo tunnel ferroviario all’altezza del Brennero, accordo che vede protagonisti, insieme all’Italia, anche l’Austria e la Germania, Paesi coinvolti nel progetto del cosiddetto Corridoio 1, quello che teoricamente dovrebbe collegare Berlino a Palermo. Dico “teoricamente”, perché a me già pare una baggianata voler collegare a mezzo treno due città così distanti, ma soprattutto credo che l’opera sia irrealizzabile, poiché non credo minimamente nella realizzabilità del ponte sullo stretto e credo che sia semplicemente uno slogan per tenersi buono il Sud Italia, politicamente parlando, ovviamente.
La galleria di base del Brennero sarà realizzata entro il 2022, così si legge dalle dichiarazioni degli interessati. Ergo, credo che sarà terminata non prima del 2030, se tutto va bene. Noi Italiani siamo famosi per non portare a termine i lavori nei tempi stabiliti, per essere maestri nel dilatare i tempi e, quindi, i costi di queste opere, le “Grandi Opere” berlusconiane. Il punto, comunque, non riguarda la dilatazione dei costi, bensì la necessità di questi investimenti. E’ ormai noto come il traforo in Val di Susa per la realizzazione della linea Torino-Lione sia sostanzialmente una spesa inutile, perché le stime di traffico su rotaia (persone e merci) sono addirittura in calo. Non v’è dunque necessità di bucare una montagna per far passare una mangiata di treni al altissima velocità; avrebbe senso qualora la nuova rete venisse sfruttata in maniera intensiva, questo sì! Per il Corridoio 1 credo che possa valere la medesima cosa: alti costi, società coinvolte nell’opera che si arricchiscono e scarsa utilità per i cittadini.
Ovviamente, si spera sempre che non vada a finire così, ovvero che l’opera abbia costi e tempi contenuti per la sua realizzazione e che, soprattutto, essa permetta di trasferire persone e merci dal trasporto su gomma a quello su rotaia, con un impatto positivo sul traffico e, in particolare, sull’inquinamento acustico e atmosferico. Chissà, magari è la volta buona che si riesce a costruire qualcosa di intelligente ed utile… chissà…
La notizia era nell’aria, ma si attendeva comunque la conferma ufficiale: l’aeroporto romano di Fiumicino, il Leonardo da Vinci, diventa la principale delle 6 basi operative su cui si concentra la strategia e lo sviluppo del network. E mentre Roma e Fiumicino esultano, Milano e Malpensa piangono, per la perdita di interesse e di capitali che, letteralmente, sono volati verso la capitale d’Italia.
Da lombardo quale sono non posso far altro che rammaricarmi per la decisione presa dai vertici della nuova compagnia di bandiera, anche se devo ammettere che capisco la loro decisione, poiché Roma resta sempre la capitale e il nord Italia è ben coperto da una rete ferroviaria discreta e da un buon numero di aeroporti minori (Orio, Caselle, Marco Polo,…). Quello che dispiace veramente è vedere tanti soldi spesi e gettati letteralmente al vento, per una cattedrale nel deserto, un aeroporto nato per diventare hub e che ora si ritrova rilegato in una posizione di rincalzo. Capisco quindi lo sfogo di Formigoni, che da un lato vede sgretolarsi il sogno di Malpensa come hub e, dall’altro, sempre connesso al primo punto, si rende conto che il futuro Expo del 2015 subisce un’ulteriore battuta d’arresto, come se ce ne fosse bisogno in un momento in cui i fondi scarseggiano e la confsusione regna sovrana nella gestione e nell’organizzazione di questa importante manifestazione fieristica mondiale.
Dal suo blog, dal celebre blog di Beppe Grillo, oggi si leva una condanna verso il leader di Fiat, l’amministratore delegato Sergio Marchionne, definito dal comico genovese come il “Napoleone delle utilitarie”. La condanna di Beppe Grillo è semplice, e nasce dal fatto che il gruppo automobilistico Fiat sta facendo fusioni e joint venture sostanzialmente grazie a soldi pubblici, soldi che però non fanno aumentare l’occupazione, bensì la riducono. Ergo, i soldi pubblici servono a creare disoccupazione, e questo ovviamente non è cosa buona.
L’idea di Grillo parte dal presupposto lecito che il settore industriale dell’auto è in declino, in un continuo declino da almeno 10-15 anni. Quindi, gli aiuti di Stato, le sovvenzioni, gli incentivi, sono sostanzialmente un accanimento terapeutico per tenere in vita un settore che, altrimenti, finirebbe con l’essere particolarmente ridimensionato o, addirittura, arrivare alla morte.
Beppe Grillo, dunque, ha ragione sostanzialmente a predersela con questo meccanismo delle sovvenzioni statali e sulle fusioni che riducono i posti di lavoro, ma sbaglia non tenendo conto del fatto che senza di esse il crollo occupazionale sarebbe molto più pesante. Probabilmente non è materialmente possibile creare posti di lavoro in questo settore, perché la domanda del bene auto è in discesa e pare proseguire su questo trend, ma è altresì vero che è possibile salvare il salvabile e garantire il futuro ed il reddito a molte famiglie, non tutte ma parecchie.
La Fiat ha avuto il merito, riconosciuto anche Oltreoceano da un certo Barack Obama, di puntare su motori meno inquinanti, su auto più eco-compatibili e più efficienti. Ovviamente non basta a risollevare il mercato dell’auto, ma perché questo non potrebbe essere visto come un tentativo lento, ma costante, di riqualificare la produzione delle auto, andando sempre più verso auto a minor impatto ambientale?
Grillo ha il difetto di vedere del marcio ovunque; spesso, ovviamente, c’azzecca, ma talvolta bisogna saper guardare al bicchiere mezzo pieno, perché senza un minimo di ottimismo non si uscirà mai da questa crisi. E quindi, mi schiero dalla parte di Sergio Marchionne e mi auguro che l’ascesa di Fiat sia l’inizio della ripresa economica tanto attesa, soprattutto da chi come me, neolaureato, trova difficoltà a trovare lavoro.
L’Italia è un Paese strano, molto strano. E l’aeroporto di Malpensa rappresenta proprio questa stramberia tutta italica. Abbiamo da poco terminato di costruire questo nuovo hub, quello che doveva diventare uno dei nodi principali a livello europeo, abbiamo investito e stiamo ancora investendo pesantemente per costruire le vie di collegamento con le ferrovie e con la rete stradale ed autostradale, e praticamente ora scopriamo che non serve a nulla. Beh, non che la cosa fosse ignota già in passato, perché si sapeva benissimo che non poteva esistere un aeroporto così importante senza andare a modificare il peso degli altri aeroporti del nord Italia, in primis quello di Linate. Nonostante ciò si è proceduto a costruire questa cattedrale nel deserto ed ora, con l’entrata di Air France nella nuova Alitalia, ecco che tutta l’attenzione viene puntata su Roma, precisamente su Fiumicino e il ruolo di Malpensa, che già da tempo ha perso la qualifica di hub, diviene marginale e completamente inadatto agli investimenti fatti nel corso di questi anni, per lo più con soldi pubblici. La solita programmazione italiana, completamente incapace di guardare al futuro, nel modo più assoluto.
I milanesi preferiscono ancora Linate, perché più vicino e comodo. Gli aeroporti di Torino, Bergamo e Venezia, invece, svolgono un’ottima concorrenza a Malpensa che soffre dell’abbondanza aerea del Settentrione. Che senso aveva, quindi, costruire un nuovo, imponente aeroporto? Perché dobbiamo sempre gettare via i soldi pubblici? Quando riusciremo a cambiare questa spiacevole regola? Oltre a Malpensa, inoltre, l’abbiamo preso in quel posto anche sul capitolo Alitalia, ceduta ai paladini coraggiosi e ad Air France-KLM per 4 soldi; abbiamo venduto la nostra compagnia di bandiera, tenendoci il cadavere, ovvero i suoi debiti. L’operazione in sé è un fallimento completo, anche se alcuni vogliono far credere il contrario. Vorrei tanto cambiare Paese, nel senso di andarmene, perché cambiarlo credo sia quasi impossibile.
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