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Leonardo, il Milan è davvero competitivo?

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Riapro il blog parlando del campionato di calcio che sta per riaprire i battenti. E, per chi non lo sapesse, io sono un tifoso del Milan, tifoso deluso per la cessione di Kakà e che non vede un futuro roseo, non certamente coincidente con quanto espresso prima dal presidente Berlusconi e poi dal neo allenatore Leonardo. Riporto ora un’estratto della sua conferenza odierna, alla vigilia della partita col Siena di domani sera:

«Arriva la prima di campionato, ora siamo tutti a zero punti e partiamo tutti alla pari. Quella di domani è una partita da affrontare con la concentrazione massima. Dobbiamo comportarci come nel Trofeo Berlusconi, giocare con la stessa attenzione e concentrazione. E’ stato un mese importante di lavoro, penso che la squadra sia pronta».

«Partire bene è fondamentale sempre, riuscire a dare subito un’impronta alla nostra prestazione sarebbe importante per noi stessi. Non penso però che sia determinante vincere o perdere ma io credo che la squadra sia in grado di cominciare bene. Abbiamo reagito bene alle difificoltà e la dimostrazione è stata Milan-Juve a San Siro. Abbiamo bisogno di dare subito un segnale a noi stessi e agli altri di quello che siamo. Non possiamo dire oggi cosa siamo, saranno le partite a dirlo, nel cammino della stagione».

«Chi può vincere lo scudetto? Non farei troppo calcoli adesso, pensiamo a noi e a come possiamo crescere. A parte Bonera, Dida e Abbiati, oltre a Di Gennaro, abbiamo tutti a disposizione e questo è molto importante. Sappiamo gli impegni che abbiamo, non voglio stare qui a predicare cosa faremo e cosa no. Il Milan parte sempre con la voglia di vincere. Partita per partita capiremo quello che possiamo fare. Partiamo con la consapevolezza che siamo il Milan e che abbiamo dentro questa voglia di vincere. Poi saranno le partite a determinare le cose. Giochiamo gara dopo gara e vediamo dove possiamo arrivare».

Io spero di sbagliarmi, ma non vedo assolutamente un Milan competitivo. Al di là della possibile bravura di Leonardo come allenatore, troppe sono le variabili in gioco nel Milan, il successo è legato ad un incastro di eventi che molto difficilmente si potrà verificare, specialmente quello connesso alle prestazioni di Ronaldinho, il nostro nuovo Bolt come l’ha definito Berlusconi, giocatore dalle immense qualità tecniche ma non più sorretto da un fisico da atleta. Spero di sbagliarmi, ma prevedo una stagione magra di soddisfazioni, con possibilità di grandi delusioni, dato che non c’è più Kakà a toglierci le castagne dal fuoco…

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Di Luca positivo al Cera, altro scandalo doping nel ciclismo

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Il ciclista italiano Danilo Di Luca, campione italiano della Lpr e autentico simbolo dell’Abruzzo, è stato pescato positivo al doping nell’ultimo Giro d’Italia in cui si è classificato secondo, dietro al russo Denis Menchov. Riporto da Tuttosport:

«Ma sarei stato così stupido da prendere la Cera un anno dopo che è stata scoperta a Riccò, Sella, Rebellin, al Giro d’Italia poi?». Danilo Di Luca risponde così al telefono, mentre sta rientrando a Pescara, sulla sua sospensione per doping che gli è stata comunicata oggi dall’Uci. La notizia della positività è stata comunicata stamattina al telefono da un medico Uci alla moglie Valentina, direttamente a Pescara. Valentina Giuliani, figlia dell’ex corridore Stefano, l’ha poi rivelata al marito dopo la fine della tappa del Brixia Tour. «Cado dalle nuvole – ha detto Di Luca – è davvero strano, tanto che non so neanche dire come sto in questo momento».

Dopo la notizia della sospensione per la positività al Cera, Danilo Di Luca non ha potuto proseguire la propria corsa al Brixia Tour (in provincia di Brescia), dove da oggi era impegnato. «Due anni per me sarebbe una squalifica pesantissima, che mi avrebbe indotto a smettere - ha detto al telefono all’ANSA, il leader della Lpr-Brakes -. Si parla di Cera, ma io non l’ho assunto, anche perché sono stati trovati positivi tanti atleti e cadere in questa trappola sarebbe stato davvero stupido». «Per me - ha spiegato l’atleta abruzzese – adesso è importante fare le controanalisi in un altro laboratorio e non in quello di Parigi, perchè mi è stato detto che usano metodi strani. Due personaggi dell’atletica leggera, trovati positivi, si sono rivolti ad un altro laboratorio che ha sovvertito l’esito del test».

«Come mi sento? E come devo sentirmi? So quello che mi aspetta - ha concluso Di Luca, vincitore del Giro d’Italia nel 2007 e secondo quest’anno, alle spalle del russo Denis Menchov -. Ma soprattutto sono consapevole che, se dovesse essere tutto confermato, sarà la fine. Adesso devo vedere cosa fare, non potrò gareggiare fino al 3 agosto prossimo, giorno in cui verranno effettuate le controanalisi».

Sembrerebbe cadere dalle nuvole, ma qualora la positività fosse ampiamente confermata, devo dire che questi pseudo campioni riescono sempre a recitare benissimo nonostante la prima prova della loro colpevolezza. Sembra comunque molto difficile estirpare il tumore del doping da questo sport; le vecchie generazioni sembrano ancora così avvezze a pratiche dopanti e pare ancora che rischiare abbia senso, nonostante i controlli. Certa gente non andrebbe squalificata, andrebbe radiata dal ciclismo professionistico, cacciata a pedate per l’errore commesso e per i danni arrecati a sé ed a tutto il movimento ciclistico. È ora di dire BASTA!

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Cronosquadre all’Astana, Armstrong quasi in giallo

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Nonostante una cronometro a squadre perfetta da parte del team Astana, Lance Armstrong torna a sfiorare la maglia gialla dopo l’addio al ciclismo durato quasi 4 anni. Il texano di Plano, dopo aver dominato i Tour de France dal 1999 al 2005, oggi si trova con lo stesso tempo del leader Fabian Cancellara che, per una questione di centesimi, conserva il simbolo della vittoria, la maglia gialla che per anni è stata monopolizzata da Armstrong. Si tratta comunque di un grande exploit di Lance Armstrong, figlio della prestazione della squadra odierna, nonché del “carpe diem” dell’americano nella tappa di ieri, in cui, grazie ad un ventaglio aperto dal team Columbia, ha guadagnato 40 secondi su tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale, compreso il compagno di squadra Contador, vero favorito per la conquista della maglia gialla sui campi Elisi. Alberto Contador ha scampato il pericolo di dover lottare per la vittoria finale al Tour de France trovandosi la maglia gialla in squadra, una situazione che sarebbe stata un pesante freno psicologico (e non) per i presumibili attacchi dello scalatore madrileno.

CLASSIFICA DI TAPPA

  • 1.KAZ ASTANA 00:46:29
  • 2.USA GARMIN – SLIPSTREAM 00:46:47 (00:00:18)
  • 3.DEN TEAM SAXO BANK 00:47:09 (00:00:40)
  • 4.ITA LIQUIGAS 00:47:27 (00:00:58)
  • 5.USA TEAM COLUMBIA – HTC 00:47:28 (00:00:59)

L’Astana ha dimostrato di essere la squadra più forte, ma il rischio è di essere fin troppo forte e non trovare l’armonia all’interno, finendo col distruggere le potenzialità dei singoli ciclisti, assolutamente fortissimi se presi singolarmente, ma forse troppo competitivi fra di loro.

P.S. il Milan ha acquisito Oguchi Onyewu, difensore americano ex Standar Liegi, svincolato e quindi costato zero. Speriamo bene…

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L’80% dei tifosi è d’accordo con la società

Il Milan comincia oggi la sua avventura per la nuova stagione 2009/2010. La stagione della svolta per il Milan che, per far fronte ad obblighi di bilancio, ha ceduto il suo gioiello Kakà e a tutt’oggi non ha acquistato nessuno di veramente importante nella sessione di mercato estivo (mentre le altri grandi di Serie A non si sono tirate indietro e cercano ancora di rafforzarsi). Inevitabile, quindi, la contestazione della tifoseria rossonera, stufa e stanca di essere presa in giro da proclami di cicli vincenti, vedendosi poi soffiare via i propri assi, soprattutto senza vederli degnamente rimpiazzati.

L’ad Adriano Galliani ha avuto la brillante idea di dichiarare che l’80 per cento dei tifosi è d’accordo con la società. Intanto vorrei sapere dove e come ha ottenuto questo dato statistico, perché sa tanto di buffonata inventatasi di sana pianta, e inoltre vorrei ribadire che, qualora il dato fosse anche vero, io sarei fiero di fare parte dell’altro 20%. Perché l’entusiasmo dei tifosi non si cattura con i bilanci in attivo, oppure con delle plusvalenze milionarie. Sono i giocatori, i grandi campioni che accendono la passione del tifo, grandi giocatori che poi possono permettere di puntare a grandi obiettivi. Ma al Milan di grandi giocatori non ne arrivano e, addirittura, quei pochi buoni vengono ceduti o messi sul mercato. Pare addirittura che la campagna abbonamenti stia andando pesantemente male e detto francamente mi farebbe anche piacere se fosse così. Non è giusto prendere in giro i tifosi, coloro che mettono cuore ed anima per la squadra, che fanno profondi sacrifici pur di sostenere i propri beniamini! Com’è giusto e lecito che la società AC Milan punti a dare una sistemata ai propri bilanci, presenti e futuri, è altrettanto lecito l’atteggiamento dei tifosi, perché la sconfitta si può sempre digerire, ma non le prese per il culo, quello no!

Concludo con le parole di Leonardo su Ronaldinho:

Ronaldinho continua ad essere un grande sogno. Lui è il grande talento che tutti conosciamo, ha cambiato il modo di comunicare con la gente. Lui è quel giocatore che ha vinto il Pallone d’Oro e che non farà mai smettere di sognare. Si è accorto lui stesso che ultimamente di non essere il giocatore che ci ha fatto sognare, ma adesso dovrà assumersi le sue responsabilità, ritrovare la giusta concentrazione e credo che sia il suo dovere tornare a dare il massimo impegno. Lo vedo diverso, lo vedo con tanta voglia di fare bene e di mettersi in gioco. Questo Ronaldinho può essere la nostra grande risorsa.”

Caro Leonardo, credi sia un sogno, oppure si tratta semplicemente di utopia?

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La solita estate dei giornali sportivi

Non ho mai avuto un grande interesse per i quotidiani sportivi, specialmente poi durante il periodo estivo, in cui direttori e giornalisti d’assalto danno sempre il peggio di quanto sono in grado di offrire, ossia una serie di balle giornalistiche di calciomercato, vagonate di milioni di euro che dovrebbero muoversi da un importante club di calcio ad un altro, ingaggi stratosferici, ecc. La realtà, purtroppo per loro, è ben diversa. Il calcio è un’industria in profonda crisi (crisi iniziata ben prima della recessione globale), specialmente poi quello italiano. Il solo presidente dell’Inter Massimo Moratti potrebbe essere in grado di mettere sul mercato soldi freschi per acquistare giocatori, ma l’Inter deve prima pensare a liberarsi dei suoi 178 giocatori in esubero.

E bisogna ammettere che, comunque, quest’anno gli è andata bene alle varie Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Tuttosport, ecc., poiché Florentino Perez ha fatto i fuochi d’artificio in questo inizio di mercato estivo, acquistando prima Kakà (sigh) e poi Cristiano Ronaldo, con i soldi delle banche e di quella multinazionale chiamata Real Madrid finanziata, appunto, anche dalla famiglia reale spagnola. A parte l’exploit di Perez, quindi, il mondo del calcio è a secco di capitali, ma leggendo le testate sportive sembra che ogni giorno i principali club italiani debbano acquisire 2-3 giocatori, ovviamente tutti di livello mondiale. Invece nulla di quello che scrivono si verificherà, o quasi. I club devono necessariamente ricorrere a scambi per fare affari e, soprattutto, il calcio italiano non ha più appeal e i giocatori più bravi preferiscono andare in campionati più ricchi e seguiti, come la Premier League inglese e la Liga spagnola (soprattutto per ragioni fiscali). Quindi, mi domando, ma come fanno a riempire i quotidiani di stronzate ogni giorno? Ce ne vuole di fantasia, eh? Io sotto l’ombrellone ho sempre preferito dedicarmi ai cruciverba della Settimana Enigmistica, piuttosto che leggere le presunte trattative fatto da questa o da quella società… bisogna che il calcio torni ad essere quello che è, ovvero uno sport!

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Ufficiale, Kakà al Real Madrid – Mucha mierda, Kakà!

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La notizia era già nell’aria da giorni e mancava solo la conferma ufficiale. Il Real Madrid ha acquisito le prestazioni sportive del giocatore Ricardo Izecson dos Santos Leite, meglio conosciuto come Kakà, per le prossime 6 stagioni. L’annuncio è arrivato direttamente dal sito ufficiale dell’AC Milan. Il giocatore più forte del Milan lascia Milano e l’Italia per approdare a Madrid, per giocare al Santiago Bernabeu nel club più prestigioso del mondo. Dal club più titolato a quello più affascinante. Di Kakà i tifosi ricorderanno sempre le sue 270 presenze totali in maglia rossonera, marchiate da ben 95 reti, le più delle quali di ottima fattura. Con lui il Milan ha vinto:

  • 2 Supercoppe europee (2003, 2007).
  • 1 Campionato italiano (2004).
  • 1 Supercoppa italiana (2004).
  • 1 Champions League (2007).
  • 1 Mondiale per Club (2007).

Finalmente Berlusconi è riuscito a cedere il fuoriclasse rossonero, cosicché si possa ripianare i debiti e vivere un’altra stagione da comparse, questa volta sul doppio fronte, italiano ed europeo. Da tifoso non ho rabbia addosso, ma molta rassegnazione per un calcio italiano che sta lentamente morendo e un glorioso Milan la cui luce sta diventando via via sempre più flebile. Kakà era ed è un giocatore che può farti vincere partite e trofei quasi da solo e perdere uno così fa sempre male, soprattutto quando è la stessa società a forzare la sua cessione e non frutto di un’offerta astronomica come accadde, ad esempio, nel caso dell’offerta del Manchester City a gennaio.
Personalmente non so quanto seguirò il Milan nella prossima stagione, la perdita di Kakà è la perdita della passione che accende l’entusiasmo attorno a questa squadra, squadra tutto sommato sopravvalutata grazie appunto alla presenza di campioni quali Kakà.

Al giocatore faccio i miei migliori auguri per la nuova avventura madridista, senza dimenticare di ringraziarlo per le 6 stagioni trascorse a Milanello in cui, grazie alle sue prestazioni, ha contribuito attivamente e decisamente alle vittorie del Milan. E come si dice in Spagna, “Mucha mierda, Kaká!”

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Il Milan vende Kakà, l’addio è certo

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Quello che meno di 24 ore fa sembrava un dubbio, ora è quasi (dura) realtà. Il Milan avrebbe già praticamente ceduto il cartellino di Kakà al Real Madrid per una cifra che si aggirerebbe attorno ai 60-65 milioni di euro più eventuali contropartite tecniche. Pare che solamente l’intervento del mister Ancelotti abbia temporaneamente bloccato l’affare, oltre al fatto che l’ufficialità arriverà certamente dopo le elezioni, per evitare un ennesimo contraccolpo ai danni del premier Berlusconi. Questa la rassegna stampa:

Marca (Spagna): “L’acquisto di Kakà sarà ufficiale la prossima settimana. Sarà un giocatore del Real Madrid. L’operazione chiusa per 65 milioni al termine di una giornata folle. Il fuoriclasse brasiliano firmerà per cinque anni”. “Galliani ha cercato di depistare la stampa italiana”: “Da promessa elettorale a colpo ad effetto”; “Kakà, un vincitore nato”; “Kakà, il fuoriclasse che non si formò nella favela”

As (Spagna, filo-Real): “Galliani si è riunito con Perez per Kakà. L’ad rossonero ha incontrato il presidente dei Merengues con il padre del giocatore. L’affare non è stato chiuso, ma le parti lo danno per certo”

Sport (Spagna): “Abramovich la fa sotto il naso a Florentino Perez: quando tutto sembrerebbe indicare che l’attaccante brasiliano del Milan avrebbe giocato nel Real per le prossime cinque stagioni, un’offerta del magnate russo potrebbe far saltare l’operazione”

El Mundo Deportivo (Spagna): “75 milioni: Ancelotti ha provato un’offensiva dell’ultima ora, però l’accordo con il Real Madrid è totale. Kakà firmerà per cinque anni a nove milioni di euro netti a stagione”

Globoesporte (Brasile): “Kakà è del Real: l’annuncio sarà dato giovedì prossimo”

Guardian (Inghilterra): “Kakà al Real per 65 milioni. Il Chelsea prova a giocarsi la carta Ancelotti”

Telegraph (Inghilterra): “Kakà pronto a firmare per il Real Madrid: il Chelsea ha fallito l’assalto. Il brasiliano ceduto per 56 milioni di sterline”

Sun (Inghilterra): “Kakà al Real, affare record da 62 milioni di sterline: ora il Chelsea rilancerà per Pato”

L’Equipe (Francia): “Kakà al Real”

Gazzetta dello Sport: “Kakà, Milan, Real: tutto pronto”, Galliani e il papà del giocatore a Madrid con Perez. Verso un’intesa da 68,5 milioni. Ancelotti prova a rilanciare con il Chelsea. Leonardo vuole Amauri; “Berlusconi: non so se il Milan può trattenere Kakà”; “Pato: spero che siano tutti felici”; “Maldini: se parte Kakà, c’è bisogno di campioni”; “Amauri: offerta del Milan. Per Leonardo è la spalla di Pato”; “Nella testa di Leo il tridente con Ronaldinho”

Corriere dello Sport: “Kakà va al Real: il Milan a Madrid per vendere il brasiliano. Accordo fatto per 65 milioni, ma Ancelotti prova a bloccare tutto”; “Berlusconi rassegnato: Gli offrono tanto, è difficile trattenerlo”; “Ancelotti rinvia tutto: in serata telefonata dell’ex tecnico del Milan, che fa slittare la firma”; “Il Florentino II non baderà a spese”; “Tra annunci e smentite cinque mesi di colpi di scena”; “Il Milan del 4-3-3 volerà con le ali: da Robben a Di Natale, nel calcio di Leonardo gli esterni decisivi”

Tuttosport: “Kakà al Real: manca l’annuncio. Galliani avrebbe concluso per 80 milioni. L’ufficialità dopo le elezioni. Tanti colpi di scena, compreso quello di Ancelotti”; “Maldini: sostituirlo con un big”; “Una trattativa infinita con quel blitz del City”; “Con Ancelotti è duello per Adebayor”

La Stampa: “Kakà addio. Andrà al Real: il brasiliano vicino alla firma con il Madrid. Il disturbo di Ancelotti”; “Alex Silva e Mexes gli obiettivi rossoneri. Robben e Sneijder i giocatori offerti dal Real”; “Difficile resistere, ma il danno è enorme”, di Roberto Beccantini

Corriere della Sera: “Berlusconi: Kakà al Real? Difficile trattenerlo. Annunciato in Spagna il passaggio del giocatore a Madrid”; “Il calcio nuovo dei campioni azienda”, di Mario Sconcerti; “La prima bandiera ceduta nella storia”; “Maldini: serve un’altra stella”; “Mexes e Adebayor. Sempre che si spenda”

La Repubblica: “Kakà se ne va: convulsa giornata a Madrid. Galliani e il padre del giocatore trattano con Perez. Ancelotti ha cercato di portarlo al Chelsea e Abramovich ha rilanciato: 80 milioni. Ma invano. L’annuncio dopo le elezioni”; “Il Real l’ha preso: 68 milioni. Lunedì la firma del campione”; “Come sarà il nuovo Milan? Leonardo e la rifondazione. Vivaio e investimenti mirati. Con l’incognita degli arabi.

Da tifoso non posso far altro che essere amareggiato quando vedo partire dei buoni giocatori dal Milan e Kaká è certamente uno dei migliori a livello mondiale. Ma credo sia difficile combattere contro lo strapotere economico dei grandi club spagnoli ed inglesi. Soprattutto quando il proprietario Berlusconi manifesta da tempo l’intenzione di non investire pesantemente nel Milan, società che lui ha sfruttato per accrescere la propria popolarità e la propria fama e che ora risulta poco utile, dato che ha già raggiunto la vetta d’Italia. Mi auguro di non vedere incidenti o manifestazioni violente del tifo rossonero: vorrei una forma di protesta passiva, magari una drastica riduzione degli abbonamenti, sia allo stadio sia alle pay tv del nostro Berlusca. Credo che colpire le tasche del proprietario sarebbe il segnale più forte che il tifo rossonero potrebbe dare a questa società che, dopo i fasti d’un tempo, sta vivendo la sua fine ingloriosa.

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Il Milan di Leonardo e il dubbio Kakà

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L’era di Carlo Ancelotti sulla panchina del Milan è terminata (a proposito, in bocca al lupo per l’avventura inglese alla guida del Chelsea) ed è ufficialmente iniziata la nuova guida tecnica targata Leonardo Nascimento de Araújo, meglio noto come Leonardo. Il neo allenatore brasiliano, ex dirigente del Milan, rappresenta la continuazione del lavoro svolto dal tecnico di Reggiolo. Si tratta della sua prima esperienza come allenatore, ma oltre ad essere affiancata da un folto entourage, è sicuramente una persona che dispone di una grande esperienza calcistica e credo che non sarà questo un grosso scoglio da superare.
Il vero scoglio sarà rappresentato dalla squadre che Leonardo sarà chiamato ad allenare. Dopo l’addio di Paolo Maldini, infatti, anche altri giocatori sembrano essere sul piede di partenza in nome del “rompete le righe” che è stato lanciato con la partenza di Ancelotti. In lizza per la partenza c’è sicuramente Clarence Seedorf, uomo di fiducia di Ancelotti mai pienamente apprezzato dal tifo rossonero: per lui sono molto probabili le sirene inglesi verso Londra per raggiungere il suo vecchio comandante. Un altro che potrebbe partire, anche se le probabilità a tutto’oggi restano alquanto basse, è Andrea Pirlo, apparso in fase calante dopo la vittoria Mondiale del 2006; molto dipenderà dalla volontà di Ancelotti di chiedere al suo neo presidente Roman Abramovich di investire sul centrocampista bresciano.

Ma il dubbio che maggiormente terrorizza i tifosi rossoneri è certamente quello legato al nome di Kaká. Recentemente, sia Galliani sia il patron Berlusconi hanno lasciato intendere che Kakà non sia assolutamente incedibile e che, di fronte ad una congrua offerta, il Milan sarebbe disponibile a cedere il cartellino del giocatore, uno dei giocatori più forti al mondo. Il pensiero, ovviamente, va verso la Spagna e precisamente verso Madrid, dato che il Real non ha mai nascosto e nemmeno ora nasconde l’interesse verso il forte trequartista brasiliano. Inoltre, pare che Kakà, qualora si muovesse da Milano, avrebbe già dato il suo ok per la destinazione Real, anche se ancora ci sarebbe da sistemare qualche punto legato alla gestione dei diritti d’immagine.
Da tifoso, ovviamente, seguo con un po’ di sgomento queste vicende e mi auguro che siano semplicemente delle invenzioni giornalistiche, tanto per coprire il vuoto lasciato dalla fine del campionato. Purtroppo, però, temo che un fondo di verità ci sia. Berlusconi, per la carica politica ricoperta, non può permettersi di spendere e non potrebbe mai rifiutare un’offerta importante. Inoltre, credo che il proprietario del Milan si stia allontanando sempre più dalla società, un po’ per ragioni politiche, un po’ per una disaffezione fisiologica, un po’ per tutto quanto ruota attorno al mondo del calcio, tifosi della curva compresi.

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Oliver Messi e Mark Ronaldo

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Il Barcellona si è aggiudicato la sua terza Coppa dei Campioni (Champions League) battendo in finale la compagine inglese del Manchester United, detentrice del titolo e campione del mondo in carica, col risultato finale di 2-0 con reti di Eto’o e Lionel Messi. Anche quest’anno, dopo l’occasione del 2007, tra le 3 squadre inglesi giunte in semifinale è il quarto incomodo a portare a casa la coppa. Due anni fa fu il Milan a stregare il Liverpool nella finale di Atene, ora è toccato al Barcellona di Pep Guardiola che, al suo primo anno da allenatore, porta a casa uno storico triplete (Liga, Coppa del Re e, appunto, Champions League).

Più che sulla finale in sè, voglio porre l’attenzione sui due giocatori più attesi alla vigilia, ossia Lionel Messi (Barcellona) e Cristiano Ronaldo (Manchester United). Entrambi giocatori immensi, ovviamente, ma divisi da un modo diverso di approcciarsi alla partita. Nel vederli giocare mi sono riaffiorati alla mente i ricordi dei cartoni che vedevo da bambino, in questo caso del famosissimo “Holly e Benji“. Nella trasposizione reale ed attuale, Messi era l’Oliver Hutton della situazione, giocatore dotato di tecnica, di visione di gioco, che sapeva giocare molto bene con la squadra. Un trascinatore della squadra, ma senza imporsi, fungendo da perno per essa. Cristiano Ronaldo, invece, assomigliava a Mark Lenders: poco propenso a passare la palla, sempre alla ricerca dell’azione personale, in particolar modo del tiro verso la porta, anche se da posizione sfavorevole. Insomma, un altruista contro un egoista (e spocchioso e provocatorio e arrogante), e non mi dispiace certamente che l’abbia spuntata il primo.

Lionel Messi mi sta simpatico perché è un giocatore forte ma semplice, ha avuto un passato difficile ma è riuscito comunque a diventare un campione; inoltre è piccolo di statura e questo mi ispira una naturale simpatia, poiché non è che io sia Dino Meneghin in altezza. Inoltre, vedere un altro anno in cui il portoghese di Madera faceva incetta di trofei (tra cui il Pallone d’Oro) non mi andava proprio. Quest’anno è giusto che sia Messi ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro, se lo merita, perché nel suo piccolo è un grande!

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Paolo Maldini non merita questa curva

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Ultimamente al Milan succedono cose veramente strane: il proprietario si è messo contro il proprio allenatore e ha già lasciato intendere che vorrà cambiare la guida tecnica per la prossima stagione, destabilizzando però l’ambiente. Alcuni giocatori sembrano avere le valigie pronte, anche se dichiarano sempre di voler rimanere al Milan a vita. Ed ora, a peggiorare la situazione, arriva la vile contestazione verso Paolo Maldini, capitano e cuore rossonero, che, dopo quasi 25 anni di militanza ininterrotta nel club rossonero, dopo aver contribuito alla vittoria di una miriade di titoli nazionali, europei ed internazionali, dopo oltre 900 presenze ufficiali nel Milan, si vede insultato e provocato nel giorno dedicato alla sua festa, al Maldini Day, il giorno della sua ultima partita allo stadio Meazza di San Siro.

Io ero a San Siro per tributare il dovuto omaggio ad un giocatore che ha dedicato la propria vita sportiva al Milan, ha elevato l’immagine della società e ottenuto grandi vittorie con essa. Mai mi sarei aspettato di vedere la curva sud del Milan schierarsi contro il Capitano, soprattutto quando hanno esposto vigliaccamente la maglia di Baresi come “unico capitano”. Franco Baresi è stato una colonna del Milan, proprio come Paolo Maldini. Non si possono fare paragoni fra due giganti del calcio; da milanista, posso solo ringraziare il cielo per avergli avuti assieme nel Milan, perché due giocatori così sono veramente unici, inimitabili.

Personalmente, ad di là della sconfitta sul campo, ieri mi sono vergognato di essere milanista. Ho sempre avuto un’opinione stupenda della curva rossonera e delle frange di tifoseria più accesa, ovvero quelli che seguono la squadra anche in trasferta portando il loro calore e la loro vicinanza. Ieri, però, si sono macchiati di un autogol marchiano. Faceva un gran caldo a San Siro, voglio credere che il caldo abbia dato alla testa a certa gente e che si siano confusi… anche se so che il sole non c’entra nulla, ma c’entrano semplicemente stupide ideologie curvaiole. Un consiglio a questi tifosi, che tra l’altro si sentono superiori perché vanno sempre allo stadio e/o in trasferta: piuttosto che andare allo stadio solo per contestare, statevene a casa! Allo stadio si tifa per 90′, bisogna sostenere la squadra e, in special modo, i nostri giocatori migliori. Dopo questa sceneggiata, infatti, oltre al danno d’immagine immediato, non mi sorprenderei che il proprietario Silvio Berlusconi decidesse di cambiare rotta nel mercato e che uno dei simboli della Curva, Kaká, pensasse di indossare per l’anno prossimo una bella camiseta blanca.

P.S. Scusali Paolo, perché non sanno quello che fanno…

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