Archivio per scienza

Pianeta rosso aspetta che veniam da te!

Marte.jpg

ROMA (20 luglio) – Uno sguardo al passato, verso la Luna, uno al futuro verso Marte. A quaranta anni di distanza dallo storico sbarco dell’equipaggio dell’Apollo 11 sul suolo lunare, il futuro dell’esplorazione spaziale è animato da un nuovo, e forse ancora irraggiungibile obiettivo, quello cioè di raggiungere con un equipaggio umano il Pianeta Rosso. Negli ultimi anni infatti le numerose sonde spaziali che hanno raggiunto Marte, quelle americane e anche quelle europee, hanno inviato nuove e più dettagliate informazioni sul nostro più immediato vicino nel Sistema Solare. Si sa per esempio che sotto il pulviscolo che ricopre il pianeta c’è del ghiaccio e addirittura si pensa che sotto questo ghiaccio ci sia dell’acqua allo stato liquido. Tuttavia anche se la presenza del liquido indispensabile alla vita – e alla sopravvivenza di un equipaggio umano – è stata accertata, una missione umana su Marte non è ancora stata pianificata da nessun Paese. Resta l’annuncio fatto ormai più di cinque anni fa dall’ex presidente americano George Bush che aveva posto la data del 2020 come quella dello sbarco dei primi uomini su Marte. Da allora però le ambizioni di molti paesi e in primo luogo degli Stati Uniti si sono fortemente ridimensionate soprattutto a causa di due motivi: gli alti costi legati a una impresa del genere e alle difficoltà tecniche che riveste ricoprire l’enorme distanza che separa Marte dalla Terra. Il viaggio infatti durerebbe non meno di sei mesi per l’andata e altrettanti per il ritorno. Mantenere in vita un equipaggio umano composto da almeno tre astronauti per un periodo così lungo rappresenta, a distanza di 40 anni dallo sbarco sulla Luna, è ancora una sfida piena di incognite. Che possono però essere superate.

Nei giorni scorsi, per esempio, in Russia si è conclusa una simulazione di volo verso Marte durata 105 giorni organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea. E continuano i test e i programmi per riportare di nuovo l’uomo sulla Luna. Cardine di questa nuova politica spaziale è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Potrebbe essere proprio da questa base in orbita intorno alla Terra che partiranno le nuove missioni umane destinate a raggiungere prima la Luna e poi Marte e perché no, anche qualcuno degli asteroidi che orbitano vicino al nostro pianeta.

Lo sanno bene Europa e Stati Uniti, così come gli altri partner del progetto: Russia, Canada e Giappone. «La Stazione spaziale diventa sempre più collegata all’esplorazione», osserva Simonetta Di Pippo, a capo del direttorato sul Volo umano dell’Agenzia Spaziale Europa (Esa). Si sta pensando, infatti, a tenerla in attività fino al 2025 perché, spiega l’esperta, «oltre ad essere una struttura unica per le sperimentazioni scientifiche in microgravità, potrebbe diventare uno spazioporto per l’assemblaggio dei sistemi spaziali per le missioni su Luna e Marte». Estendere l’attività operativa della Stazione Spaziale fino al 2025 sarà uno dei temi centrali dei più importanti incontri internazionali del settore spaziale in programma entro luglio e una prima posizione ufficiale è attesa in ottobre, nel corso del congresso internazionale di Astronautica in programma nella Corea del Sud.

Nel frattempo si moltiplicano i progetti. Per esempio, si comincia a ragionare sulla possibilità di ampliare il numero dei partner della Iss, comprendendo per esempio India e Cina. Anche se la Cina ha dichiarato che vuole raggiungere la Luna da sola con i propri mezzi e sta anche studiando la possibilità di costruire una sua stazione spaziale orbitante. Il problema più immediato da risolvere è però quello dei lanciatori, i grandi missili che sono in grado di trasportare carichi importanti in orbita spaziale. Nel 2010 gli shuttle andranno in pensione e rimarranno solo i Soyuz russi in grado di portare uomini sulla Luna

fonte: Il Messaggero

Io quando penso alla conquista di Marte non posso fare a meno di pensare alle avventure dei “fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti… mi sembra tutto così inutile e superfluo, soprattutto in un mondo in cui problemi come la fame e malattie attanagliano ancora miliardi di uomini. Direi che il ghiaccio di Marte può tranquillamente attendere, tanto non ce lo ruba nessuno…

Lascia un Commento

Fotovoltaico nanotecnologico di terza generazione

fotovoltaico_terza_generazione.jpg

Secondo Martin Green, professore australiano e guru dell’energia solare, al di là della recessione che ha rallentato i processi di crescita e di ricerca in materia di energie rinnovabili e, quindi, dell’energia solare, l’industria del fotovoltaico uscirà più combatta e competitiva dalla crisi economica mondiale. Green spiega:

«Le celle basate su fette di silicio resteranno dominanti per almeno i prossimi anni: oggi qui siamo al 20% di efficienza e nei nostri laboratori abbiano superato, ma non per scala industriale, il record del 25%. Ma il film sottile, la seconda generazione, è già in crescita. Il tellururo di cadmio terrà banco per i prossimi dieci anni ma poi cominceranno ad avvertirsi la scarsità di tellurio, così come di indio, germanio e gallio. I film sottili basati su questi materiali, a mio avviso, non saranno la risposta al fotovoltaico di massa del dopo “grid parity“, per evidenti costi e limiti strutturali nei materiali.»

Dunque, la crescita della tecnologia non conosce sosta. Il fotovoltaico di seconda generazione, che già rappresentava un punto di svolta per lo sfruttamento dell’energia del Sole, è già stato superato da nuove tecnologie, tecnologie basate su nuovi materiali, nanotecnologie, nuovi metodi di produzione. Martin Green descrive il fotovoltaico di terza generazione:

«A differenza del silicio amorfo, il silicio policristallino è un materiale fotovoltaico nobile, senza i limiti di efficienza del primo. E soprattutto si presta a una strategia multistrato, capace di catturare la maggior parte delle frequenze della luce solare, e non soltanto una frazione come avviene oggi sulle celle correnti. Le ricerche puntano su nanostrutture dentro il silicio policristallino in grado di creare “punti quantici“, aree di confinamento quantico degli elettroni a diverse frequenze, capaci di dare una risposta energetica a misura delle diverse frequenze luminose.»

Questa spiegazione non è certamente alla mia portata, perché qui servirebbe un fisico oppure un ingegnere. Comunque sia, il succo della questione è che con queste nuove nanotecnologie a servizio dei pannelli solari sarà possibile sfruttare meglio la luce solare, sfruttarla meglio dal punto di vista energetico, andando a cogliere anche frequenze luminose che a tutt’oggi non vengono sfruttate. La struttura multistrato permetterà di incrementare l’efficienza fino ad oltre il 40%, abbattendo inoltre i costi rispetto ad oggi.

Lascia un Commento

Perché l’influenza suina fa così paura?

influenza.jpg

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sarebbe pronta a portare il livello di rischio a 6, valore massimo della scala. Ma i dati confermano che la malattia non è altamente pericolosa, dato che i casi nel mondo si aggirano attorno al migliaio mentre i morti sono 26, soprattutto localizzati in Messico e specialmente connessi alle prime fasi della malattia. Perché quindi aggravare l’allarme per la popolazione mondiale? Secondo il direttore generale dell’OMS, Margareth Chan, questa prima ondata infettiva del virus sarebbe semplicemente l’avvisaglia di una molto più grave e potente che potrebbe colpire il mondo in questo secolo, potenzialmente la peggior epidemia del Ventunesimo secolo.

Ma su cosa si basano queste nefaste previsioni? L’OMS ha delle informazioni che non può e non vuole divulgare al mondo? E’ chiaro che il virus dell’influenza suina potrebbe col tempo mutare e diventare più letale dell’attuale, ma tale ipotesi resta semplicemente un’ipotesi allo stato attuale dei fatti. Non è infatti la prima volta che il virus dell’influenza suina attacca l’uomo: in passato, precisamente nel 1976, una variante dell’attuale virus colpì un centro per l’addestramento dei soldati negli Stati Uniti d’America nel New Jersey (Fort Dix): allora, 200 soldati furono esposti al virus con un decesso. Comunque si tratta di oltre 30 anni fa, da allora il virus non si era più fatto vivo.

Personalmente non vorrei che il caso dell’influenza suina fosse stato preso come pretesto per distogliere l’attenzione del mondo dalla pesante crisi mondiale, o peggio ancora, per dare un forte impulso alle potenti compagnie farmaceutiche che, data la situazione, hanno certamente da guadagnare nella diffusione di facili allarmismi. Perché a pensar male si fa peccato, ma purtroppo spesso ci si azzecca…

Commenti (2)

Porca influenza, ci mancava quella dei suini!

porci_con_le_ali.jpg

Dopo il caso della mucca pazza, dopo la SARS e l’influenza aviaria, ecco arrivare dal mondo l’ennesima emergenza sanitaria, un rischio pandemia che, partendo dal Messico potrebbe rapidamente diffondersi in tutto il mondo. Si tratta dell’arcinota influenza suina, nota ahimé perché in Messico ha già portato ad un centinaio di morti, circa, con circa 150 casi accertati in tutto il mondo. In Italia, il primo caso sospetto si è registrato in Veneto, dove una donna di 31 anni è stata ricoverata nel reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Venezia, dopo che domenica sera aveva chiamato il 118 a causa di febbre alta dopo il ritorno da un viaggio in California.

Dopo la recessione economica mondiale, ecco arrivare un’altra mannaia globale sul mondo, quindi nel peggior momento possibile, specialmente per i Paesi più poveri e, quindi, meno attrezzati per affrontare la situazione sanitaria che potrebbe volgere al peggio. Per ora la situazione è preoccupante, ma resta comunque sotto controllo. E’ normale l’allarmismo iniziale, data la pericolosità del virus e la velocità con cui sembra diffondersi. Quello che mi suona strano, in questo caso specifico, è la diffusione del virus in regioni calde del pianeta, specialmente poi in questo periodo primaverile. Per quel poco che so di virus, ho sempre saputo che i virus hanno una buona resistenza alle basse temperature, mentre vengono debellati col caldo; infatti, il virus influenzale normalmente arriva in inverno, mentre nel resto dell’anno si possono verificare sindromi parainfluenzali. Dunque, come mai questo virus si sviluppa e si diffonde nella bella stagione, in special modo in un Paese notoriamente caldo qual è il Messico? Avrei piacere di avere una risposta a questa mia curiosità, ma credo servirebbe il parere di un vero esperto in materia.

Nel frattempo, segnalo come Israele si opponga alla definizione di «influenza suina», preferendo quella di influenza messicana. Autore della “protesta” è il viceministro titolare della delega alla Sanità, Yakov Litzman, ebreo ultraortodosso che non accetta l’appellativo impuro del suino su questa nuova malattia.
Infine, alcuni piccoli consigli sono i soliti:

  • limitare o evitare i viaggi, specialmente nelle zone maggiormente colpite dall’epidemia;
  • usare un fazzoletto per coprirsi bocca e naso durante colpi di tosse e starnuti;
  • lavarsi spesso le mani, con acqua e sapone.

Per ora non si può fare molto di più. Il ceppo virale è stato identificato, ma i tempi per un eventuale vaccino si aggirano attorno ai 6 mesi. Comunque, non si sa se i vaccini già presenti contro altri ceppi possano avere effetti anche contro questo nuovo virus.

Lascia un Commento

Last Night on Earth?

Domani è il grande giorno, il Big Bang Day. Domani sapremo se facendo scontrare delle particelle ad una velocità prossima alla velocità della luce 100 metri sotto terra può provocare e dare vita a dei buchi neri, oppure ad un grande buco nero che, nell’arco di qualche anno, potrebbe inghiottire la Terra. Certo, se fosse così, l’esperimento avrebbero potuto farlo più distante da noi! L’Italia, probabilmente, potrebbe essere una delle prime vittime del buco nero del CERN e del famoso acceleratore “Large Hadron Collider”.
Personalmente, credo siano soltanto bufale, tratte da un lato per far notizia e, quindi, per dare importanza e risonanza mediatica ad un evento scientifico che, altrimenti, passerebbe silenziosamente o quasi alle orecchie dei normali cittadini. D’altro canto, credo che qualche scienziato sia anche un tantino invidioso della (possibile) scoperta del CERN di Ginevra. Mi lascia sorpreso il fatto che siano molti gli italiani che collaborano al progetto: non so se dev’essere un vanto, oppure se devo cominciare a preoccuparmi. Sovente l’Italia resta ai margini di eventi scientifici di ricerca di rilevanza mondiale e mi auguro che questo sia un grosso successo anche per il nostro Paese che, di successi, ne ha bisogno e non solo di successi…
Comunque vada, buonanotte a tutti e godetevi questa notte e la splendida canzone degli U2! ;)

Lascia un Commento

Do you believe in Ufo?

A vostro avviso, esistono altre forme di vita nell’universo che hanno avuto un contatto col nostro pianeta o sono giunte nei pressi del nostro pianeta? Questa è una di quelle domande che mi ronzano spesso nella testa, perché l’ipotesi di non essere soli nell’universo aprirebbe nuovi scenari mondiali e, magari, potremmo cominciare ad imparare qualcosa da altre civiltà più evolute della nostra (e non ci vuole molto ad essere più evoluti di una civiltà che passa la maggior parte del proprio tempo a farsi guerre).
Personalmente sono sempre stato un tantino scettico sull’esistenza di omini verdi, dischi volanti e quant’altro, ma qualche giorno fa, ho avuto modo di riguardare alcune fotografie scattate a casa di Ilaria nel giorno di Ferragosto, e mi sono accorto che in una di queste (un esperimento delle funzioni speciali della fotocamera digitale) compare un evidente puntino nero nel cielo, qualcosa che non è certamente un aereo, ma che non riesco ad identificare con certezza. Vi mostro qua sotto la fotografia originale:

Black_point_in_the_Sky.jpg
© Lovereasons photos

Per vederla in un formato più grande, basta cliccare l’immagine e andare a selezionare il formato grande. Per facilitare la visualizzazione, ho ritagliato anche un ingrandimento della parte dello strano oggetto volante, screenshot visualizzabile qui. E allora vi chiedo, che cosa diavolo è? Una mongolfiera? Un pallone sonda? Un particolare aereo spia? Un pianeta? Un satellite per le telecomunicazioni? Vi assicuro che non è un fake, non ho ritoccato l’immagine. L’immagine è l’originale e vi assicuro che nel scattare la foto non mi ero accorto della presenza di quel “coso” nel cielo; non posso nemmeno dire, quindi, se fosse fermo o in movimento. Datemi allora la vostra opinione da esperti di fenomeni paranormali, pleeease.

Commenti (3)