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Di Luca positivo al Cera, altro scandalo doping nel ciclismo

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Il ciclista italiano Danilo Di Luca, campione italiano della Lpr e autentico simbolo dell’Abruzzo, è stato pescato positivo al doping nell’ultimo Giro d’Italia in cui si è classificato secondo, dietro al russo Denis Menchov. Riporto da Tuttosport:

«Ma sarei stato così stupido da prendere la Cera un anno dopo che è stata scoperta a Riccò, Sella, Rebellin, al Giro d’Italia poi?». Danilo Di Luca risponde così al telefono, mentre sta rientrando a Pescara, sulla sua sospensione per doping che gli è stata comunicata oggi dall’Uci. La notizia della positività è stata comunicata stamattina al telefono da un medico Uci alla moglie Valentina, direttamente a Pescara. Valentina Giuliani, figlia dell’ex corridore Stefano, l’ha poi rivelata al marito dopo la fine della tappa del Brixia Tour. «Cado dalle nuvole – ha detto Di Luca – è davvero strano, tanto che non so neanche dire come sto in questo momento».

Dopo la notizia della sospensione per la positività al Cera, Danilo Di Luca non ha potuto proseguire la propria corsa al Brixia Tour (in provincia di Brescia), dove da oggi era impegnato. «Due anni per me sarebbe una squalifica pesantissima, che mi avrebbe indotto a smettere - ha detto al telefono all’ANSA, il leader della Lpr-Brakes -. Si parla di Cera, ma io non l’ho assunto, anche perché sono stati trovati positivi tanti atleti e cadere in questa trappola sarebbe stato davvero stupido». «Per me - ha spiegato l’atleta abruzzese – adesso è importante fare le controanalisi in un altro laboratorio e non in quello di Parigi, perchè mi è stato detto che usano metodi strani. Due personaggi dell’atletica leggera, trovati positivi, si sono rivolti ad un altro laboratorio che ha sovvertito l’esito del test».

«Come mi sento? E come devo sentirmi? So quello che mi aspetta - ha concluso Di Luca, vincitore del Giro d’Italia nel 2007 e secondo quest’anno, alle spalle del russo Denis Menchov -. Ma soprattutto sono consapevole che, se dovesse essere tutto confermato, sarà la fine. Adesso devo vedere cosa fare, non potrò gareggiare fino al 3 agosto prossimo, giorno in cui verranno effettuate le controanalisi».

Sembrerebbe cadere dalle nuvole, ma qualora la positività fosse ampiamente confermata, devo dire che questi pseudo campioni riescono sempre a recitare benissimo nonostante la prima prova della loro colpevolezza. Sembra comunque molto difficile estirpare il tumore del doping da questo sport; le vecchie generazioni sembrano ancora così avvezze a pratiche dopanti e pare ancora che rischiare abbia senso, nonostante i controlli. Certa gente non andrebbe squalificata, andrebbe radiata dal ciclismo professionistico, cacciata a pedate per l’errore commesso e per i danni arrecati a sé ed a tutto il movimento ciclistico. È ora di dire BASTA!

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Blog in sciopero contro ddl Alfano

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Oggi blog chiusi per sciopero. I cyber opinion leader si autocensurano per protestare contro il ddl Alfano che ”mette il bavaglio”, per dirla con Antonio Di Pietro, ”all’ultimo prezioso spazio di democrazia”, ovvero la rete. Megafono arancio in campo nero con la scritta ”Questo blog alza la voce contro il bavaglio del ddl Alfano” è il logo dell’iniziativa, promossa da ‘Diritto alla rete è ampiamente diffusa anche su Facebook. E’ la prima volta che va in scena questo tipo di ‘astensione dal lavoro’.

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Bentornato nucleare!

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Il disegno di legge sullo sviluppo è legge, dopo il voto favorevole del Senato (voto favorevole di PdL, Lega ed UDC, astensione di PD e IdV). Tra i vari punti, c’è anche la riapertura verso il nucleare, come già anticipato il 13 maggio scorso. Nella fattispecie, il ddl prevede che:

Il governo potrà pilotare l’Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l’iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.

Innanzitutto voglio vedere come si farà a trovare dei siti adatti per gli impianti nucleari, nonché le zone per lo stoccaggio delle scorie radioattive. L’Italia è un Paese ad elevato rischio sismico, ma in molte zone è rilevante anche il rischio idro-geologico. In Italia, una zona poco sismica è solamente la pianura padana, ma non tutta. E comunque il rischio di terremoti non è mai nullo. Voglio vedere come si farà a trovare siti adatti nell’Italia centro-meridionale. Quale balle si inventeranno pur di ammettere zone ad elevato rischio? E già mi immagino quanti comitati cittadini saranno disposti a nascere per contrastare questa politica impopolare del governo. Impopolare perché il nucleare non è stato richiesto dai cittadini ed inoltre c’è sempre un referendum abrogativo che medita vendetta.

Infatti, vorrei chiedere ai passanti se siete d’accordo col ritorno al nucleare in Italia, proponendovi un semplice sondaggio.

Votate votate votate, non costa nulla… finché non trovo il modo di farmi pagare! :P

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Silvio e la Mafia

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immagine da l’Espresso online

Pubblico ora l’articolo del giornalista Peter Gomez, pubblicato su L’Espresso online e sul blog Voglioscendere, blog di gruppo che condivide con Marco Travaglio e Pino Corrias. Nell’articolo si parla dei legami tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i vertici della mafia, anche dopo la discesa in campo del Cavaliere.

Adesso c’è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua “discesa in campo”, come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d’appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che “L’Espresso” online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: “… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l’altro, portato all’apertura di un’inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell’Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell’Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d’indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino
Anche quando l’ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: “Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all’On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive”, si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell’Arma.
Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all’epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L’unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni ‘70-’80 dall’allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell’assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.
Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l’aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

Luciana: “Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all’una meno venti mi arriva un messaggio?”
Massimo: “L’altra volta l’ho incontrato in aereo”
Luciana: “Eh… il 27 marzo, a Palermo… per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura… eh… previsione… In previsione saremo 15 mila…”
Massimo: “Ah”
Luciana “…eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: “rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti” …in dialetto, eh… eh (ride) e mi risponde: “suca” …eh (ride) …mezz’ora fa mi chiama e mi fa: “Minchia ma sei una merda” e allora ci dissi “perché sono una merda”.
Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l’ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo ”
Massimo: “E digli che c’abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro…”
Luciana “(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: “Si, ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?”
Luciana: “Ma che cazzo dici”
Massimo : “Certo”
Luciana: “Del Berlusca?”
Massimo: “Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo…”

Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l’assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: “Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l’indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino”.
Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell’archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all’allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.
Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell’inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del ‘94 aveveva confidato all’investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima “i palermitani” avessero indetto una “riunione ristretta” a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.
Nell’incontro “era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare ‘Forza Italia’. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza… (inoltre) i vertici ‘palermitani’ avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all’entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie “famiglie mafiose” nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..”. Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell’ideatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell’archivio di Ciancimino si inserisca all’interno di questa presunta trattativa. Nel ‘94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all’interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.
Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere (“il triste evento”), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all’approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.

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Cronosquadre all’Astana, Armstrong quasi in giallo

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Nonostante una cronometro a squadre perfetta da parte del team Astana, Lance Armstrong torna a sfiorare la maglia gialla dopo l’addio al ciclismo durato quasi 4 anni. Il texano di Plano, dopo aver dominato i Tour de France dal 1999 al 2005, oggi si trova con lo stesso tempo del leader Fabian Cancellara che, per una questione di centesimi, conserva il simbolo della vittoria, la maglia gialla che per anni è stata monopolizzata da Armstrong. Si tratta comunque di un grande exploit di Lance Armstrong, figlio della prestazione della squadra odierna, nonché del “carpe diem” dell’americano nella tappa di ieri, in cui, grazie ad un ventaglio aperto dal team Columbia, ha guadagnato 40 secondi su tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale, compreso il compagno di squadra Contador, vero favorito per la conquista della maglia gialla sui campi Elisi. Alberto Contador ha scampato il pericolo di dover lottare per la vittoria finale al Tour de France trovandosi la maglia gialla in squadra, una situazione che sarebbe stata un pesante freno psicologico (e non) per i presumibili attacchi dello scalatore madrileno.

CLASSIFICA DI TAPPA

  • 1.KAZ ASTANA 00:46:29
  • 2.USA GARMIN – SLIPSTREAM 00:46:47 (00:00:18)
  • 3.DEN TEAM SAXO BANK 00:47:09 (00:00:40)
  • 4.ITA LIQUIGAS 00:47:27 (00:00:58)
  • 5.USA TEAM COLUMBIA – HTC 00:47:28 (00:00:59)

L’Astana ha dimostrato di essere la squadra più forte, ma il rischio è di essere fin troppo forte e non trovare l’armonia all’interno, finendo col distruggere le potenzialità dei singoli ciclisti, assolutamente fortissimi se presi singolarmente, ma forse troppo competitivi fra di loro.

P.S. il Milan ha acquisito Oguchi Onyewu, difensore americano ex Standar Liegi, svincolato e quindi costato zero. Speriamo bene…

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Una strada per Bettino Craxi

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Bettino Craxi è stato un grande protagonista della storia politica d’Italia. Su questo non vi è dubbio, per i ruoli da lui ricoperti e per alcuni fatti di cronaca che ancora oggi si ricordano: ad esempio, la cosiddetta “Crisi di Sigonella” in cui l’allora presidente del Consiglio Craxi mostrò il pugno di ferro all’allora presidente americano Ronald Reagan, in merito al destino dei sequestratori dell’Achille Lauro. Purtroppo, però, il buon Bettino è ricordato anche per altri spiacevoli fatti, molto meno valorosi di quello di Sigonella. Per non fare una brodaglia di commenti sulla sua persona, mi limito ad elencare la sua fedina penale. Bettino Craxi è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a:

  • 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sat;
  • 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito, per le mazzette della metropolitana di Milano.

Per il resto dei processi ancora pendenti è stata pronunciata estinzione a causa del suo decesso. Ed inoltre, Bettino Craxi decise di osservare i processi dalla comoda spiaggia di Hammamet, per un esilio autoimpostosi che sapeva più che altro di fuga da una condanna certa (Silvio si è evoluto, lui non va in esilio, lui manda in esilio la Giustizia). Dunque, non parliamo certamente del miglior statista che la storia d’Italia abbia conosciuto, certamente non quello più limpido ed onesto. Fa riflettere, quindi, la volontà del sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare al defunto Craxi una strada di Roma. Ma come, tra tutte le alte personalità di spicco che l’Italia ha saputo offrire al mondo intero, tu (caro Gianni) vai a beccare un corruttore/corrotto? Va detto che il primo ad avere la brillante idea fu Walter Veltroni, ma di lui non mi sorprendo, dopo averlo visto perdere un’elezione che poteva solo vincere direi che la sua affidabilità ed attendibilità è decisamente scadente. Sorprende come questa intesa bipartisan sull’intenzione di intitolare una strada a Bettino Craxi. Da italiano sono allibito, dopo tutti i danni commessi dovremmo pure intitolargli una strada? Dov’è il nesso? Quale sarebbe la motivazione del gesto?

Non sono un cittadino di Roma e, volendo guardare, non sono nessuno per contestare questa decisione, però personalmente da cittadino italiano mi sento offeso nel vedere tante attenzioni per una persona che ha legato il proprio nome a diversi reati di corruzione, finanziamento illecito, tangenti. Craxi ha dato il via alla nascita dell’egemonia mediatica di Silvio Berlusconi, permettendogli di ottenere 3 reti televisive in concessione e consegnandogli la propria eredità politica, l’eredità del partito socialista, defunto insieme a lui.

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Ora il G8 lo spostiamo a Viareggio?

L’Italia è messa in ginocchio dai treni merci. Prima l’incidente fra Vaiano e Prato del 22 giugno scorso che aveva spaccato la penisola a metà, ora il tragico incidente di Viareggio che ha causato, almeno per ora, 14 vittime, tra cui 3 bambini. L’incidente è avvenuto nella tarda serata di ieri sera ed ha coinvolto un treno merci che trasportava 14 cisterne cariche di gas GPL. Nel deragliamento del treno una cisterna si è danneggiata ed il gas è stato innescato causando una forte esplosione, causando un incidendio molto grave. Ad ora, vi sono ancora dei dispersi e molti feriti, tra cui alcuni veramente gravissimi.

La domanda sorge spontanea: questo tipo di incidente è veramente inevitabile? E’ mai possibile che non si presti la massima cura ed attenzione per questi treni pericolosi? Un treno merci carico di GPL è potenzialmente una bomba in movimento. Possibile che questa cosa non sia chiara ed evidente? Si continua a parlare di “alta velocità”, ma io insisto sempre sull’idea di “Alta puntualità” ed “Alta sicurezza”. Non riesco nemmeno a capire se sia stata una fatalità che l’incidente sia avvenuto nella centralissima stazione di Viareggio, perché si paventa la possibilità di un urto con un altro treno in sosta proprio nella stazione. Le cose vanno pensate prima, bisogna essere prudenti e previdenti, ma vedo invece un peggioramento degli standard di sicurezza sulle reti ferroviarie italiane, confermato dall’aumento degli incidenti, specialmente quelli riguardanti i treni merci.

Ora che facciamo? Spostiamo il summit del G8 a Viareggio? Magari proprio nella stazione ferroviaria, in memoria delle vittime. E’ così che si risolvono i problemi in Italia, si pensa sempre dopo ed ai segnali premonitori si dà poca o scarsa importanza… e a pagare è sempre chi non c’entra nulla…
Mi dispiace tantissimo per le vittime innocenti, e mi dispiace forse ancora di più per chi sta patendo le pene dell’inferno per restare aggrappato alla vita, benché le speranze siano poche. Mi auguro che il bilancio delle vittime non aumenti, ma sono consapevole che molte persone con il 100% del corpo coperto da ustioni non può avere molte possibilità di sopravvivenza.
La vera speranza è che i responsabili paghino, ma siamo in Italia, il Paese in cui la Giustizia esiste solo di nome, ma non di fatto.

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Stupro pretendere troppo sesso dalla moglie

Leggo ora la notizia su La Stampa che la Cassazione ha confermato la condanna ad un certo Massimo L., marito di Novara, che pretendeva dalla moglie, Monica G., «prestazioni sessuali oltre il desiderio della stessa». Riporto dall’articolo:

Per soddisfare le sue voglie, l’uomo era giunto anche a minacciare la moglie con un machete. Senza successo, innanzi alla Suprema Corte, Massimo L. ha sostenuto di non aver commesso violenza sessuale ma, tutto al più, solo il reato di maltrattamenti. La Cassazione – con la sentenza 26345 – gli ha risposto che: «costituisce violenza sessuale qualsiasi forma di costrizione, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale, o para coniugale, tra le parti, dal momento che non esiste all’interno di tale rapporto un diritto all’amplesso, ne, conseguentemente, il potere di esigere o imporre prestazioni sessuali».

Inoltre – aggiunge la Suprema Corte – «in tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali». La moglie di Massimo, infatti, per non destare allarme nei bambini – la coppia aveva dei figli – non si opponeva alle pretese del marito e a gesti muti cercava, inutilmente, di farlo desistere. Massimo L. è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione, con sentenza del 22 settembre 2008 della Corte d’Appello di Torino.

Queste sono le sentenze che mi fa piacere riportare, perché bisogna sponsorizzare queste notizie, per far sì che altre donne maltrattate in famiglia abbiano il coraggio di ribellarsi alle violenze fisiche e psicologiche dei propri mariti o conviventi. Non esiste alcun diritto all’amplesso, lo scrive anche la Cassazione nella propria sentenza. Il sesso deve essere immagine dell’amore che si prova per il partner, non un obbligo derivante dal contratto di matrimonio! Non voglio più sentire storie di abusi e violenze contro le donne, è una piaga sociale che va aspramente combattuta, inasprendo le pene possibilmente e sensibilizzando le donne vessate ad affidarsi agli organi giudiziari, oppure all’ausilio di associazioni dedicate a questi temi molto delicati. Ovviamente, ci vuole anche una certa tempestività delle forze dell’ordine, altrimenti si rischia di intervenire troppo tardi.

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Quorum del referendum e dati sull’affluenza

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I 3 quesiti referendari sulla legge elettorale non hanno raggiunto il quorum previsto del 50% + 1 e così il tentativo di modificare il porcellum calderoliano è andato in fumo, come i soldi pubblici per l’0rganizzazione del referendum stesso. Io sono tra quelli che ha votato, ben conscio che il mio voto sarebbe stato inutile, perché i dati sull’affluenza al referendum erano bassi fin da subito, denotando uno scarso interesse verso i tre quesiti, forse troppo tecnici per raccogliere il voto popolare.

Proprio sui dati sull’affluenza, comunque, voglio dire la mia, poiché se è normale e sensato diffondere i dati dell’affluenza delle elezioni, mi sembra alquanto scorretto diffondere quelli riguardanti il referendum. Infatti, se per le elezioni non esiste quorum e l’affluenza è un mero dato secondario, per il referendum costituzionale il quorum è un pilastro importante, un ostacolo spesso insormontabile. Diffondere i dati sull’affluenza al referendum finisce col condizionare il voto di chi ancora deve recarsi al seggio. Se io so che il quorum è molto lontano, posso essere giustamente tentato dal non recarmi al seggio elettorale, evitando di perdere tempo. Per fare un paragone con le normali elezioni, sarebbe come diffondere risultati di exit poll o proiezioni prima del termine delle votazioni. In tal caso, infatti, si finirebbe col condizionare il voto dei cittadini, rendendo parziale il loro voto.

E’ un ragionamento sbagliato il mio? Io lo dico semplicemente perché mio padre ha deciso di non votare, credo soprattutto a causa della scarsa affluenza pubblicizzata sui media. Ovviamente non è che il referendum non abbia raggiunto il quorum per questo motivo, ma certamente ha comunque influenzato l’elettorato. Mi chiedo, difatti, come sia possibile organizzare un referendum costituzionale il 21 e 22 giugno, primi giorni d’estate. Pretendere un’affluenza massiccia in queste date è pretendere un miracolo, a mio avviso! Non è proprio possibile organizzare le votazioni in periodi più consoni? I referendum, o si fanno bene o non si fanno. Di sprechi pubblici, in Italia, siamo già fin troppo pieni, meglio tagliare quello che può essere tagliato.
Infine, il forte astensionismo è comunque un segnale preoccupante, perché denota come i cittadini italiani siano disaffezionati alla politica, anche un po’ distanti. Capisco l’assenteismo alle elezioni, un po’ meno quello al referendum, poiché i referendum sono rimasti i pochi strumenti di esercizio diretto della politica da parte dei cittadini. Vero è che spesso se ne sbattono dei referendum, ma la risposta al loro menefreghismo non deve essere il disinteresse, altrimenti faremo sempre il loro gioco. Questo vale per questo referendum, ma soprattutto per il futuro, il nostro futuro.

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Mavalà Ghedini, onorevole avvocato

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Oggi riporto un articolo pubblicato da Marco Travaglio sul blog “Voglioscendere”, dedicato all’onorevole avvocato Nicolò Ghedini, uomo sull’orlo della disoccupazione che, grazie al suo datore di lavoro, riesce comune a rimpire le proprie giornate con smentite, “Ma va là” e dichiarazioni aberranti. Eccovi l’articolo e a voi le considerazioni sull’uomo Ghedini.

Un anno fa l’on. avv. Niccolò Ghedini era un uomo distrutto: il cliente più lucroso del mondo, rendendosi immune dai processi col lodo Alfano, gli aveva sottratto il pane di bocca. Lui infatti s’era detto contrario al Lodo, confidando di «vincere i processi in aula» (nel senso di tribunale). Il noto cliente, conoscendosi, preferì vincerli in un’altra aula (nel senso di Parlamento). Ma ben presto l’On.Avv. si rivelò uomo di poca fede. L’illustre cliente, per non lasciarlo disoccupato, seguitò a combinarne di tutti i colori, garantendogli una mole di lavoro che fiaccherebbe un rinoceronte.

Il divorzio da Veronica ha costretto il penalista a mobilitare le sue due sorelle, per dividere il lavoro. E poi l’inchiesta Saccà, con tutte quelle ragazze da sistemare perché sennò parlano. E poi quella svampita di Noemi da Casoria, che s’è messa addirittura a parlare. E poi la sentenza Mills, su cui il difensore del cliente non-più-imputato ha voluto comunque dire la sua. E poi le foto di Villa Certosa, gnocca e voli di Stato. E ora l’inchiesta a Bari su altri stock di gnocca a prezzi di realizzo, stavolta a Palazzo Grazioli. E poi le comparsate tv per gridare «mavalà» e le dichiarazioni alla stampa per difendere l’indifendibile, prima che il Cliente apra bocca e faccia altri danni.

Giorni e notti a scartabellare, denunciare, esternare. Una vita d’inferno. Poi è chiaro che uno perde il filo e non sa più come si chiama. Come quando dice: «Non è casuale che l’avvocato del fotografo Zappadu sia eurodeputato Idv: una doppia veste – avvocato e parlamentare – che non si dovrebbe confondere…». O quando tenta di smentire la versione di Patrizia confermandola (e poi rettificando): «Ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile». Ecco: senza rettifica, ora saremmo autorizzati a definire il premier «utilizzatore finale» di ragazze a tassametro. E a sospettare Ghedini artefice del complotto ai suoi danni. In ogni caso: grazie, avvocato.

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