Archivio per Giugno 22, 2009

Elezioni provincia di Milano, vince Podestà di misura

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Il presidente della provincia uscente Filippo Penati non riesce a completare la rimonta tra il primo e il secondo turno di elezioni, dovendosi arrendere al candidato del Popolo della Libertà Guido Podestà, neo presidente della provincia di Milano. Filippo Penati si ferma al 49,78% contro il 50,21% del rivale Podestà. Per come era andata al primo turno sembrava dovesse essere una vittoria a mani basse per il candidato del centro-destra, ma così non è stato. Il forte astensionismo, probabilmente l’astensionismo di una fetta dell’elettorato della Lega Nord e la grande capacità di Penati di catturare su di sè l’elettorato di sinistra ha permesso a quest’ultimo di mettere i brividi a Podestà che, fino all’ultimo, non ha potuto cantar vittoria.

Non si può, comunque, non riflettere sul calo di consenso del Popolo della Libertà e di tutto il centrodestra in generale, uscito rinvigorito dalle elezioni del 6 e 7 giugno scorso ma che ora sconta un calo generalizzato, non solo su Milano e provincia, ma anche in tutta l’Italia. Il Partito Democratico ha avuto un ottimo colpo di coda ed è riuscito a non perdere completamente la faccia dopo la debacle del primo turno. Non è detto, comunque, che sul voto non abbiano influito i recenti scandali che coinvolgono ed hanno coinvolto il premier Silvio Berlusconi. Da possibili relazioni con minorenni a rapporti con escort, passando per le foto dei festini di Villa Certosa. Voglio pensare che l’elettorato moderato e cattolico del centro-destra abbia preferito astenersi, indignato e schifato dalle voci provenienti da Roma, Napoli e Bari, riguardanti il presidente del Consiglio.

Cambiando argomento, ora voglio vedere come procederanno i lavori per il futuro Expo2015, dato che Governo, Regione, Provincia e Comune ora parlano la stessa lingua e non dovrebbero mettersi i bastoni fra le ruote. Ovviamente questo non significa che i lavori saranno fatti bene, sia chiaro. Anzi, temo che sarà il solito tsunami di cemento che pioverà su Milano e comuni limitrofi… purtroppo.

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Quorum del referendum e dati sull’affluenza

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I 3 quesiti referendari sulla legge elettorale non hanno raggiunto il quorum previsto del 50% + 1 e così il tentativo di modificare il porcellum calderoliano è andato in fumo, come i soldi pubblici per l’0rganizzazione del referendum stesso. Io sono tra quelli che ha votato, ben conscio che il mio voto sarebbe stato inutile, perché i dati sull’affluenza al referendum erano bassi fin da subito, denotando uno scarso interesse verso i tre quesiti, forse troppo tecnici per raccogliere il voto popolare.

Proprio sui dati sull’affluenza, comunque, voglio dire la mia, poiché se è normale e sensato diffondere i dati dell’affluenza delle elezioni, mi sembra alquanto scorretto diffondere quelli riguardanti il referendum. Infatti, se per le elezioni non esiste quorum e l’affluenza è un mero dato secondario, per il referendum costituzionale il quorum è un pilastro importante, un ostacolo spesso insormontabile. Diffondere i dati sull’affluenza al referendum finisce col condizionare il voto di chi ancora deve recarsi al seggio. Se io so che il quorum è molto lontano, posso essere giustamente tentato dal non recarmi al seggio elettorale, evitando di perdere tempo. Per fare un paragone con le normali elezioni, sarebbe come diffondere risultati di exit poll o proiezioni prima del termine delle votazioni. In tal caso, infatti, si finirebbe col condizionare il voto dei cittadini, rendendo parziale il loro voto.

E’ un ragionamento sbagliato il mio? Io lo dico semplicemente perché mio padre ha deciso di non votare, credo soprattutto a causa della scarsa affluenza pubblicizzata sui media. Ovviamente non è che il referendum non abbia raggiunto il quorum per questo motivo, ma certamente ha comunque influenzato l’elettorato. Mi chiedo, difatti, come sia possibile organizzare un referendum costituzionale il 21 e 22 giugno, primi giorni d’estate. Pretendere un’affluenza massiccia in queste date è pretendere un miracolo, a mio avviso! Non è proprio possibile organizzare le votazioni in periodi più consoni? I referendum, o si fanno bene o non si fanno. Di sprechi pubblici, in Italia, siamo già fin troppo pieni, meglio tagliare quello che può essere tagliato.
Infine, il forte astensionismo è comunque un segnale preoccupante, perché denota come i cittadini italiani siano disaffezionati alla politica, anche un po’ distanti. Capisco l’assenteismo alle elezioni, un po’ meno quello al referendum, poiché i referendum sono rimasti i pochi strumenti di esercizio diretto della politica da parte dei cittadini. Vero è che spesso se ne sbattono dei referendum, ma la risposta al loro menefreghismo non deve essere il disinteresse, altrimenti faremo sempre il loro gioco. Questo vale per questo referendum, ma soprattutto per il futuro, il nostro futuro.

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