Archivio per Giugno 13, 2009

La paura del premio di maggioranza

Come immagino sappiate, i quesiti 1 e 2 del referendum del 21 giugno hanno in oggetto l’assegnazione del premio di maggioranza, rispettivamente alla Camera ed al Senato. Sostanzialmente, la cosiddetta legge Porcellum proposta dal leghista Calderoli prevede, alle elezioni politiche, l’assegnazione del premio di maggioranza alla coalizione vincente. L’idea dei promotori del referendum è quello di modificare questa norma, assegnando perciò tale premio non più alla coalizione, bensì al singolo partito vincente, al partito che ha ottenuto il maggior numero di voti. L’idea, quindi, non è assurda, ma è atta a correggere un’anomalia (una delle tante, per la verità) dell’attuale legge elettorale.

La verità sulla diversa visione tra i vari partiti dipende dalla grandezza dei partiti politici stessi: quelli grandi (PD e PdL) sono assolutamente favorevoli, perché sono partiti che, oggettivamente, possono puntare a candidarsi come primo partito alle elezioni. Sono aspramente contrari, invece, partiti minori, come UDC, Lega Nord, partitini di Sinistra e di Destra. Dal loro punto di vista, infatti, il Sì al referendum significherebbe perdere ulteriormente peso politico e seggi parlamentari, una perdita che non è accettabile. I primi due quesiti referendari, dunque, sono quesiti che tendono a favorire un sistema bipartitico, anche se non credo che si arriverà ad un tale sistema, non basta certamente un premio di maggioranza per condurre l’Italia verso un sistema bipartitico. L’unica eccezione è rappresentata dall’Italia dei Valori (IdV), partito minore rispetto a PD e PdL ma comunque favorevole al referendum. Ciò significa che questi referendum, tanto criticati, probabilmente non risolvono il problema della legge elettorale porcata, ma qualcosa possono migliorare.

Comunque vada a finire, voglio sottolineare che un sistema elettorale simile a quello che si otterrebbe con la vittoria dei Sì è già presente in Italia, ossia nei comuni, precisamente nei comuni sotto i 15000 abitanti. Con le dovute proporzioni, ovviamente, anche in questo caso la lista che ottiene la maggioranza relativa dei voti ha poi la stragrande maggioranza assoluta dei consiglieri comunali. Eppure in questo caso non si parla di scandalo, almeno non mi pare. Anche col 30-35% spesso si riesce ad ottenere la maggioranza assoluta dei seggi in consiglio, e questo determina stabilità di governo, necessità di presentare meno liste possibili ed accorpare gli intenti.

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