Dario Franceschini e gli esponenti del Partito Democratico possono dire e raccontare quello che vogliono, ma i veri sconfitti di questa tornata elettorale sono proprio loro. Vero è che Silvio Berlusconi aveva fissato un’asticella molto più alta del risultato reale acquisito, ma ciò non toglie che il responso delle urne abbia dichiarato che la coalizione di maggioranza ha sostanzialmente mantenuto la stessa proporzione di voti, con un leggero travaso di voti dal Popolo della Liberta alla Lega Nord, uscita trionfalmente da queste elezioni europee-provinciali-amministrative.
Indipendentemente da come andranno a finire i ballottaggi per le province e per i comuni, al PD è sicuramente tempo di riflessioni, poiché gli elettori stanno seriamente mettendo in dubbio il progetto politico stesso del partito, non dando fiducia a questa forza politica che ancora non ha mostrato molto di se stessa. La crisi del PD si respira soprattutto in regioni quali l’Emilia Romagna, in cui i consensi continuano a scendere a favore di forze più estremiste e più vicine ai veri problemi dei cittadini, Lega ed IDV. Il Partito Democratico non è né carne, né pesce: non è né antiberlusconiano e di forte opposizione, né propositivo e riformatore. E’ un’entita di cui ancora non si conoscono le caratteristiche e gli elettori continuano a penalizzare l’incertezza attorno a questo soggetto politico “non identificato”.
Chi ha vinto, invece, oltre a Bossi e Di Pietro, è certamente Beppe Grillo. Nonostante le sue liste civiche siano state dimenticate dai media nazionali, nonostante talvolta alcuni suoi comizi abbiano subito tentativi di depistaggio, il comico genovese è riuscito nell’intento di “inoculare il virus” all’interno di alcuni consigli comunali. Una trentina, all’incirca, che come inizio non è certamente male. La volontà di Grillo è quella di diffondere il virus, di ampliare il raggio di azione di questo virus democratico nelle prossime tornate elettive. La democrazia dal basso è partita, certamente in sordina, ma sta di fatto che è partita. Chissà che la Rete non possa stravolgere il volto politico del Paese nei prossimi anni… probabilmente è un’esagerazione, ma sognare non costa nulla, e credo che qualunque cittadino vorrebbe rivedere la propria politica in mano a dei cittadini. Sarebbe una bella favola da raccontare ai propri nipoti, la nostra seconda Liberazione!
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