L’Italia è messa in ginocchio dai treni merci. Prima l’incidente fra Vaiano e Prato del 22 giugno scorso che aveva spaccato la penisola a metà, ora il tragico incidente di Viareggio che ha causato, almeno per ora, 14 vittime, tra cui 3 bambini. L’incidente è avvenuto nella tarda serata di ieri sera ed ha coinvolto un treno merci che trasportava 14 cisterne cariche di gas GPL. Nel deragliamento del treno una cisterna si è danneggiata ed il gas è stato innescato causando una forte esplosione, causando un incidendio molto grave. Ad ora, vi sono ancora dei dispersi e molti feriti, tra cui alcuni veramente gravissimi.
La domanda sorge spontanea: questo tipo di incidente è veramente inevitabile? E’ mai possibile che non si presti la massima cura ed attenzione per questi treni pericolosi? Un treno merci carico di GPL è potenzialmente una bomba in movimento. Possibile che questa cosa non sia chiara ed evidente? Si continua a parlare di “alta velocità”, ma io insisto sempre sull’idea di “Alta puntualità” ed “Alta sicurezza”. Non riesco nemmeno a capire se sia stata una fatalità che l’incidente sia avvenuto nella centralissima stazione di Viareggio, perché si paventa la possibilità di un urto con un altro treno in sosta proprio nella stazione. Le cose vanno pensate prima, bisogna essere prudenti e previdenti, ma vedo invece un peggioramento degli standard di sicurezza sulle reti ferroviarie italiane, confermato dall’aumento degli incidenti, specialmente quelli riguardanti i treni merci.
Ora che facciamo? Spostiamo il summit del G8 a Viareggio? Magari proprio nella stazione ferroviaria, in memoria delle vittime. E’ così che si risolvono i problemi in Italia, si pensa sempre dopo ed ai segnali premonitori si dà poca o scarsa importanza… e a pagare è sempre chi non c’entra nulla…
Mi dispiace tantissimo per le vittime innocenti, e mi dispiace forse ancora di più per chi sta patendo le pene dell’inferno per restare aggrappato alla vita, benché le speranze siano poche. Mi auguro che il bilancio delle vittime non aumenti, ma sono consapevole che molte persone con il 100% del corpo coperto da ustioni non può avere molte possibilità di sopravvivenza.
La vera speranza è che i responsabili paghino, ma siamo in Italia, il Paese in cui la Giustizia esiste solo di nome, ma non di fatto.
Presentato ieri il primo aereo alimentato a energia solare, il Solar Impulse, un ennesimo passo verso lo sviluppo di mezzi di trasporto eco-compatibili, in grado di volare di giorno, ovviamente, ma anche di notte, grazie all’energia incamerata nelle batterie. Per le immagini, vi rimando al sito di Repubblica.it:
Il primo aereo alimentato a energia solare è stato presentato durante una conferenza stampa dal suo ideatore Bertrand Piccard all’aeroporto di Dubendorf, in Svizzera. Il Solar Impulse, questo il nome del velivolo, ha mosso i primi passi nel 2003 con uno studio di fattibilità e quello stesso anno la notizia è stata lanciata in tutto il mondo. Fra il 2004 e il 2006 è stato sviluppato il concept; fra il 2007 e il 2009 è stato progettato e prodotto il prototipo Hb-Sia (di 61 metri). E nel 2010 è previsto il test di volo e la prima notte di volo. Ma non solo. Nel 2011 sarà costruito il velivolo HB-SIB (di 80 metri). Infine nel 2012 sarà compiuta la prima missione di più giorni attraversando l’oceano Atlantico e il giro del mondo in cinque tappe.
Questo aereo ha la medesima apertura alare di un Airbus A-380, ma il peso è decisamente inferiore. Ovviamente la capienza non è nemmeno da paragonare a quella di un airbus, ma col tempo (perché no?) si potranno sviluppare tecnologie ancora più efficienti e sfruttare ancora meglio l’energia solare. Ho già accennato, in passato, al fotovoltaico di terza generazione, ma questo è solo l’inizio di un futuro in cui, spero, il Sole sarà la nostra vera fonte di energia.
Notizia shock ha scosso il mondo della musica ed il mondo intero: la star Michael Jackson, il re del pop, è morto per un improvviso attacco cardiaco, dopo che da mesi ormai si mettevano in dubbio le condizioni di salute della popstar, specialmente riguardo a possibili tumori della pelle. L’infarto ha stroncato la vita di Michael Jackson all’età di 50 anni, 50 anni in cui Jackson ha rivoluzionato e dominato il mondo musicale, arrivando alle vette degli album più venduti con Thriller, suo autentico capolavoro. Secondo il Guinness World Records è l’artista solista che ha venduto più album in carriera, oltre 750 milioni di copie
La vita di Michael Jackson è stata dominata dagli eccessi, come per tutte le star che hanno saputo emozionare maree di fans. Gli eccessi hanno coinvolto sia la sua carriera professionale, sia la sua vita privata, eccessi che talvolta l’hanno portato anche a processi, specialmente quello legato a presunti abusi sui minori che lui voleva aiutare. Da tali accuse, comunque, ne è uscito assolto e pulito, ma immagino che queste vicende abbiano contribuito a minare ulteriormente la salute del cantante.
Per quanto mi riguarda, ho sempre cercato di scindere l’aspetto umano da quello artistico di Michael Jackson: non ho mai voluto giudicare troppo l’uomo, perché non lo conosco e attorno a lui hanno sempre ruotato voci mai confermate che rendevano la sua figura di difficile comprensione. Dal punto di vista artistico, invece, è impossibile non apprezzare la sua musica, la sua capacità di essere showman a tutto tondo sul palco. Ci lascia un autentico fuoriclasse della musica, forse troppo grande per essere veramente capito… RIP Michael.
Leggo ora la notizia su La Stampa che la Cassazione ha confermato la condanna ad un certo Massimo L., marito di Novara, che pretendeva dalla moglie, Monica G., «prestazioni sessuali oltre il desiderio della stessa». Riporto dall’articolo:
Per soddisfare le sue voglie, l’uomo era giunto anche a minacciare la moglie con un machete. Senza successo, innanzi alla Suprema Corte, Massimo L. ha sostenuto di non aver commesso violenza sessuale ma, tutto al più, solo il reato di maltrattamenti. La Cassazione – con la sentenza 26345 – gli ha risposto che: «costituisce violenza sessuale qualsiasi forma di costrizione, a nulla rilevando l’esistenza di un rapporto di coppia coniugale, o para coniugale, tra le parti, dal momento che non esiste all’interno di tale rapporto un diritto all’amplesso, ne, conseguentemente, il potere di esigere o imporre prestazioni sessuali».
Inoltre – aggiunge la Suprema Corte – «in tema di reati contro la libertà sessuale, nei rapporti di coppia di tipo coniugale, non ha valore scriminante il fatto che la donna non si opponga palesemente ai rapporti sessuali e li subisca, quando è provato che l’autore, per le violenze e minacce precedenti poste ripetutamente in essere nei confronti della vittima, aveva la consapevolezza del rifiuto implicito della stessa agli atti sessuali». La moglie di Massimo, infatti, per non destare allarme nei bambini – la coppia aveva dei figli – non si opponeva alle pretese del marito e a gesti muti cercava, inutilmente, di farlo desistere. Massimo L. è stato condannato a 6 anni e quattro mesi di reclusione, con sentenza del 22 settembre 2008 della Corte d’Appello di Torino.
Queste sono le sentenze che mi fa piacere riportare, perché bisogna sponsorizzare queste notizie, per far sì che altre donne maltrattate in famiglia abbiano il coraggio di ribellarsi alle violenze fisiche e psicologiche dei propri mariti o conviventi. Non esiste alcun diritto all’amplesso, lo scrive anche la Cassazione nella propria sentenza. Il sesso deve essere immagine dell’amore che si prova per il partner, non un obbligo derivante dal contratto di matrimonio! Non voglio più sentire storie di abusi e violenze contro le donne, è una piaga sociale che va aspramente combattuta, inasprendo le pene possibilmente e sensibilizzando le donne vessate ad affidarsi agli organi giudiziari, oppure all’ausilio di associazioni dedicate a questi temi molto delicati. Ovviamente, ci vuole anche una certa tempestività delle forze dell’ordine, altrimenti si rischia di intervenire troppo tardi.
Da alcuni anni, ormai, viaggio in treno sulla tratta Brescia-Milano e devo dire che ho provato sulla mia pelle un aumento incredibile delle tariffe. Ricordo, infatti, che all’inizio viaggiavo comodamente su un treno InterCity pagando il biglietto di seconda classe 8,00 euro. A mio avviso era un prezzo ottimo e altamente competitivo con l’automobile, inoltre i treni erano spesso puntuali, o per meglio dire, non è che riuscissi a lamentarmi più di tanto.
Il passo successivo è stato il passaggio all’InterCity Plus, in cui il “plus” era rappresentato dall’obbligo di prenotazione del posto con una maggiorazione di un euro rispetto all’IC; dunque, stesso identico treno, ma con prenotazione obbligatoria: risultato, 9,00 euro per un biglietto di seconda classe.
La vera evoluzione arriva con i treni Eurostar City. Questi, infatti, sostituiscono i vecchi IC, garantendo ben 4 minuti di percorrenza in meno sulla tratta, con una tariffa base di seconda classe pari a 14,00 euro (e di questo avevo già parlato nel blog). Ora, però, sempre lo stesso treno ES City ha subito un ulteriore aumento delle tariffe, passando ad un costo di 15,50 euro per il biglietto di seconda classe. Trentamila lire per viaggiare da Brescia a Milano centrale, e soprattutto quasi un raddoppio del costo negli ultimi anni, da 8,00 a 15,50 euro. ‘Sticazzi’ mi verrebbe da dire. Perché il numero dei treni è rimasto sostanzialmente invariato (forse addirittura è diminuito), non si è sviluppato il settore dei treni regionali (tutt’altro) e non si sono nemmeno diminuiti i ritardi, tutt’altro pure qua! Basti pensare che la scorsa settimana ho viaggiato da Brescia a Milano centrale un paio di volte e in entrambi i casi mi sono dovuto sorbire un ritardo di 40 minuti, sia in partenza da Brescia che all’arrivo a Milano.
Perché bisogna pagare di più per avere un servizio più scadente? Quello che fa girare le balle, infatti, non è il costo in sè, bensì il costo riportato alla qualità del servizio offerto! Ritardi, sporcizia, aria condizionata a livelli polari quando non è necessaria, riscaldamento fuori uso in inverno, ecc.. Io sono disponibile a pagare per un servizio, purché sia valido ed efficiente. Altrimenti, caro gruppo Trenitalia, cambiate mestiere!
L’Organizzazione per la Cooperazione Economica e per lo Sviluppo ha pubblicato oggi una ricerca sulle spese pubbliche per le pensioni dei Paesi membri. Come c’era da attendersi, l’Italia ha il triste primato della più alta spesa pensionistica, record che mostra la fragilità e la debolezza del sistema pensionistico italiano, indicando come sia necessario da un lato riformare il sistema pubblico e dall’altro favorire forme di previdenza integrativa per evitare di avere, in futuro, pensioni troppo basse non in grado di permettere un adeguato standard di vita.
In Italia, la spesa pubblica per pensioni di vecchiaia e superstiti è la più elevata tra i paesi dell’OCSE da qualche tempo. Le pensioni rappresentano anche la quota maggiore del totale delle spese pubbliche tra i paesi OCSE, quasi trenta percento del bilancio, rispetto ad una media OCSE del 16%. Il rischio di un tale sistema è che la spesa pensionistica pubblica spiazzi altre spese auspicabili, sia nella politica sociale (le prestazioni familiari per esempio) sia altrove (la spesa per l’ istruzione, per esempio). Il costo del pagamento di queste pensioni è evidente in quanto le entrate derivanti dai contributi pensionistici sono le più alte in Italia che in tutti gli altri paesi OCSE, rappresentando 9.4% del PIL. I contributi sono quasi 33% delle retribuzioni, rispetto ad una media OCSE del 21%.
L’Italia non ha un problema pensioni, ha un grosso problema pensioni. Il progressivo invecchiamento della popolazione e l’aumento della speranza di vita, connesso inoltre ad un tasso di natalità molto basso, comporta che sia sempre più necessario andare a ritoccare il sistema delle pensioni, sia in termini di età pensionabile sia in termini di coefficienti di trasformazione. Prima che sia troppo tardi, è necessario operare e soprattutto attuare riforme che possano riequilibrare il sistema, facendoci avvicinare agli altri Paesi e non facendoci finire alla deriva…
In conclusione:
L’Italia aveva la più elevata spesa pensionistica pubblica dei paesi dell’OCSE nel 2005: 14% del PIL. Nel corso della decade 1995-2005, la spesa pensionistica pubblica è aumentata del 23%. Solo in Giappone, Corea, Portogallo e la Turchia sono stati registrati simili (o maggiori) aumenti;
Le riforme pensionistiche hanno ridotto sostanzialmente le prestazioni previdenziali attese dai lavoratori nel futuro. Tuttavia, i lavoratori a basso reddito sono stati protetti in buona parta da queste riduzioni;
I cambiamenti legiferati in Italia che avrebbero dovuto aumentare l’età pensionabile e ridurre le prestazioni previdenziali in modo da rispecchiare l’allungamento della speranza di vita sono stati rimandati o ritardati.
fonte: Pensions at a Glance 2009: Retirement-Income Systems in OECD Countries.
Il presidente della provincia uscente Filippo Penati non riesce a completare la rimonta tra il primo e il secondo turno di elezioni, dovendosi arrendere al candidato del Popolo della Libertà Guido Podestà, neo presidente della provincia di Milano. Filippo Penati si ferma al 49,78% contro il 50,21% del rivale Podestà. Per come era andata al primo turno sembrava dovesse essere una vittoria a mani basse per il candidato del centro-destra, ma così non è stato. Il forte astensionismo, probabilmente l’astensionismo di una fetta dell’elettorato della Lega Nord e la grande capacità di Penati di catturare su di sè l’elettorato di sinistra ha permesso a quest’ultimo di mettere i brividi a Podestà che, fino all’ultimo, non ha potuto cantar vittoria.
Non si può, comunque, non riflettere sul calo di consenso del Popolo della Libertà e di tutto il centrodestra in generale, uscito rinvigorito dalle elezioni del 6 e 7 giugno scorso ma che ora sconta un calo generalizzato, non solo su Milano e provincia, ma anche in tutta l’Italia. Il Partito Democratico ha avuto un ottimo colpo di coda ed è riuscito a non perdere completamente la faccia dopo la debacle del primo turno. Non è detto, comunque, che sul voto non abbiano influito i recenti scandali che coinvolgono ed hanno coinvolto il premier Silvio Berlusconi. Da possibili relazioni con minorenni a rapporti con escort, passando per le foto dei festini di Villa Certosa. Voglio pensare che l’elettorato moderato e cattolico del centro-destra abbia preferito astenersi, indignato e schifato dalle voci provenienti da Roma, Napoli e Bari, riguardanti il presidente del Consiglio.
Cambiando argomento, ora voglio vedere come procederanno i lavori per il futuro Expo2015, dato che Governo, Regione, Provincia e Comune ora parlano la stessa lingua e non dovrebbero mettersi i bastoni fra le ruote. Ovviamente questo non significa che i lavori saranno fatti bene, sia chiaro. Anzi, temo che sarà il solito tsunami di cemento che pioverà su Milano e comuni limitrofi… purtroppo.
I 3 quesiti referendari sulla legge elettorale non hanno raggiunto il quorum previsto del 50% + 1 e così il tentativo di modificare il porcellum calderoliano è andato in fumo, come i soldi pubblici per l’0rganizzazione del referendum stesso. Io sono tra quelli che ha votato, ben conscio che il mio voto sarebbe stato inutile, perché i dati sull’affluenza al referendum erano bassi fin da subito, denotando uno scarso interesse verso i tre quesiti, forse troppo tecnici per raccogliere il voto popolare.
Proprio sui dati sull’affluenza, comunque, voglio dire la mia, poiché se è normale e sensato diffondere i dati dell’affluenza delle elezioni, mi sembra alquanto scorretto diffondere quelli riguardanti il referendum. Infatti, se per le elezioni non esiste quorum e l’affluenza è un mero dato secondario, per il referendum costituzionale il quorum è un pilastro importante, un ostacolo spesso insormontabile. Diffondere i dati sull’affluenza al referendum finisce col condizionare il voto di chi ancora deve recarsi al seggio. Se io so che il quorum è molto lontano, posso essere giustamente tentato dal non recarmi al seggio elettorale, evitando di perdere tempo. Per fare un paragone con le normali elezioni, sarebbe come diffondere risultati di exit poll o proiezioni prima del termine delle votazioni. In tal caso, infatti, si finirebbe col condizionare il voto dei cittadini, rendendo parziale il loro voto.
E’ un ragionamento sbagliato il mio? Io lo dico semplicemente perché mio padre ha deciso di non votare, credo soprattutto a causa della scarsa affluenza pubblicizzata sui media. Ovviamente non è che il referendum non abbia raggiunto il quorum per questo motivo, ma certamente ha comunque influenzato l’elettorato. Mi chiedo, difatti, come sia possibile organizzare un referendum costituzionale il 21 e 22 giugno, primi giorni d’estate. Pretendere un’affluenza massiccia in queste date è pretendere un miracolo, a mio avviso! Non è proprio possibile organizzare le votazioni in periodi più consoni? I referendum, o si fanno bene o non si fanno. Di sprechi pubblici, in Italia, siamo già fin troppo pieni, meglio tagliare quello che può essere tagliato.
Infine, il forte astensionismo è comunque un segnale preoccupante, perché denota come i cittadini italiani siano disaffezionati alla politica, anche un po’ distanti. Capisco l’assenteismo alle elezioni, un po’ meno quello al referendum, poiché i referendum sono rimasti i pochi strumenti di esercizio diretto della politica da parte dei cittadini. Vero è che spesso se ne sbattono dei referendum, ma la risposta al loro menefreghismo non deve essere il disinteresse, altrimenti faremo sempre il loro gioco. Questo vale per questo referendum, ma soprattutto per il futuro, il nostro futuro.
Non ho mai avuto un grande interesse per i quotidiani sportivi, specialmente poi durante il periodo estivo, in cui direttori e giornalisti d’assalto danno sempre il peggio di quanto sono in grado di offrire, ossia una serie di balle giornalistiche di calciomercato, vagonate di milioni di euro che dovrebbero muoversi da un importante club di calcio ad un altro, ingaggi stratosferici, ecc. La realtà, purtroppo per loro, è ben diversa. Il calcio è un’industria in profonda crisi (crisi iniziata ben prima della recessione globale), specialmente poi quello italiano. Il solo presidente dell’Inter Massimo Moratti potrebbe essere in grado di mettere sul mercato soldi freschi per acquistare giocatori, ma l’Inter deve prima pensare a liberarsi dei suoi 178 giocatori in esubero.
E bisogna ammettere che, comunque, quest’anno gli è andata bene alle varie Gazzetta dello Sport, Corriere dello Sport, Tuttosport, ecc., poiché Florentino Perez ha fatto i fuochi d’artificio in questo inizio di mercato estivo, acquistando prima Kakà (sigh) e poi Cristiano Ronaldo, con i soldi delle banche e di quella multinazionale chiamata Real Madrid finanziata, appunto, anche dalla famiglia reale spagnola. A parte l’exploit di Perez, quindi, il mondo del calcio è a secco di capitali, ma leggendo le testate sportive sembra che ogni giorno i principali club italiani debbano acquisire 2-3 giocatori, ovviamente tutti di livello mondiale. Invece nulla di quello che scrivono si verificherà, o quasi. I club devono necessariamente ricorrere a scambi per fare affari e, soprattutto, il calcio italiano non ha più appeal e i giocatori più bravi preferiscono andare in campionati più ricchi e seguiti, come la Premier League inglese e la Liga spagnola (soprattutto per ragioni fiscali). Quindi, mi domando, ma come fanno a riempire i quotidiani di stronzate ogni giorno? Ce ne vuole di fantasia, eh? Io sotto l’ombrellone ho sempre preferito dedicarmi ai cruciverba della Settimana Enigmistica, piuttosto che leggere le presunte trattative fatto da questa o da quella società… bisogna che il calcio torni ad essere quello che è, ovvero uno sport!
Oggi riporto un articolo pubblicato da Marco Travaglio sul blog “Voglioscendere”, dedicato all’onorevole avvocato Nicolò Ghedini, uomo sull’orlo della disoccupazione che, grazie al suo datore di lavoro, riesce comune a rimpire le proprie giornate con smentite, “Ma va là” e dichiarazioni aberranti. Eccovi l’articolo e a voi le considerazioni sull’uomo Ghedini.
Un anno fa l’on. avv. Niccolò Ghedini era un uomo distrutto: il cliente più lucroso del mondo, rendendosi immune dai processi col lodo Alfano, gli aveva sottratto il pane di bocca. Lui infatti s’era detto contrario al Lodo, confidando di «vincere i processi in aula» (nel senso di tribunale). Il noto cliente, conoscendosi, preferì vincerli in un’altra aula (nel senso di Parlamento). Ma ben presto l’On.Avv. si rivelò uomo di poca fede. L’illustre cliente, per non lasciarlo disoccupato, seguitò a combinarne di tutti i colori, garantendogli una mole di lavoro che fiaccherebbe un rinoceronte.
Il divorzio da Veronica ha costretto il penalista a mobilitare le sue due sorelle, per dividere il lavoro. E poi l’inchiesta Saccà, con tutte quelle ragazze da sistemare perché sennò parlano. E poi quella svampita di Noemi da Casoria, che s’è messa addirittura a parlare. E poi la sentenza Mills, su cui il difensore del cliente non-più-imputato ha voluto comunque dire la sua. E poi le foto di Villa Certosa, gnocca e voli di Stato. E ora l’inchiesta a Bari su altri stock di gnocca a prezzi di realizzo, stavolta a Palazzo Grazioli. E poi le comparsate tv per gridare «mavalà» e le dichiarazioni alla stampa per difendere l’indifendibile, prima che il Cliente apra bocca e faccia altri danni.
Giorni e notti a scartabellare, denunciare, esternare. Una vita d’inferno. Poi è chiaro che uno perde il filo e non sa più come si chiama. Come quando dice: «Non è casuale che l’avvocato del fotografo Zappadu sia eurodeputato Idv: una doppia veste – avvocato e parlamentare – che non si dovrebbe confondere…». O quando tenta di smentire la versione di Patrizia confermandola (e poi rettificando): «Ancorchè fossero vere le indicazioni della ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile». Ecco: senza rettifica, ora saremmo autorizzati a definire il premier «utilizzatore finale» di ragazze a tassametro. E a sospettare Ghedini artefice del complotto ai suoi danni. In ogni caso: grazie, avvocato.
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può, pertanto, considerarsi un prodotto editoriale, ai sensi della legge n. 62 del 7/03/2001.
Il proprietario del blog, inoltre, non potrà essere ritenuto responsabile per eventuali commenti lesivi di diritti di terzi.