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Oggi, 6 maggio, l’Italia ricorda tragici eventi sismici che l’hanno profondamente colpita e segnata. Come è noto, infatti, esattamente un mese fa la terra d’Abruzzo tremò e le scosse generate colpirono in maniera particolarmente devastante la città de L’Aquila e alcuni comuni limitrofi, tra cui il comune di Onna, il paese che probabilmente paga il maggior tributo di vittime a causa del sisma. Il bilancio delle vittime è certamente grave, ma poteva essere più grave, se la macchina della Protezione civile e dei soccorsi volontari non si fosse messa prontamente all’opera.
Bilancio nettamente più negativo è quello del terremoto in Friuli, dove persero la vita quasi 1000 persone. 33 anni fa, esattamente alle 21:06 del 6 maggio 1976 la zona nord di Udine fu colpita da una scossa di magnitudo 6,4 della scala Richter, la prima di una serie di devastanti scosse sismiche che, nei mesi seguenti, ridussero tali zone in cumuli di macerie.
Tutto questo per ricordare tali vittime innocenti, vittime della furia della Natura e dell’incapacità umana di capire, prevedere e gestire i rischi di territori sismici quali sono quelli italiani, sia nel nord Italia che nel sud. Inutile parlare di piano casa, oppure di centrali nucleari, perché innanzitutto le case vanno sì costruite, ci mancherebbe altro, ma rispettando le più ferree tecniche costruttive antisismiche, mentre per le centrali nucleari direi che si tratta semplicemente di soldi gettati al vento, poiché l’energia nucleare non può essere conveniente, soprattutto in un Paese come il nostro che, come dimostra la storia, deve convivere ogni 20-30 anni con un terremoto di proporzioni disastrose, e dunque, in contesto simile, le centrali nucleari servirebbero solamente ad accrescere i problemi.
(il video iniziale propone l’audio shock della scossa del terremoto in Friuli)




