Archivio per Maggio, 2009

Feedarsi è bene, non feedarsi no

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Non ho proprio grandi conoscenze tecnologiche ed informatiche, ma da quando ho iniziato a vivere il mondo dei blog qualche piccola cosa l’ho imparata: una di questa riguarda sicuramente l’importanza dei feed, soprattutto per favorire la diffusione dei contenuti postati sul web.

Ergo, non può mancare un breve post pubblicitario per pubblicizzare ai visitatori del blog la possibilità di sottoscrivere i contenuti del mio blog, qualora fossero ritenuti interessanti (mi accontento anche solo di un “vagamente interessanti”). A lato, oppure cliccando qui, è possibile sottoscrivere i feed del blog tramite vari feed-readers, sicuramente i più popolari e diffusi.
Per i più pigri, comunque, ad esempio me stesso, c’è pure l’opzione per ricevere i contenuti del blog direttamente presso la propria casella email, senza dover fare nient’altro; basta cliccare qui e seguire la procedura. Si riceve la mail col post, la si valuta, e a quel punto si può leggere oppure cestinare direttamente.

Buona domenica e buon ponte a tutti, ovviamente!

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E piantatela di fumare!

Molti ci provano, pochi ci riescono. Nel corso del 2008, ben il 42 per cento dei fumatori ha tentato di abbandonare le «bionde», con esiti purtroppo negativi nella grande maggioranza dei casi. Solo il tre per cento dei fumatori è infatti riuscito a dire basta una volta per tutte. Un altro 4 per cento, anche se non fuma più, non può ancora essere considerato «ex» (secondo le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della sanità – Oms) perchè ha smesso da meno di sei mesi. Tutti gli altri hanno invece ceduto di nuovo alla tentazione e sono tornati dal tabaccaio. Soprattutto per loro, Corriere Salute e Sportello Cancro inaugurano – in occasione della Giornata mondiale senza tabacco che si celebra il 31 maggio – un nuovo forum: «Stop al fumo», moderato da un team di specialisti che risponderà alle domande dei lettori sulle patologie correlate al fumo e sui vari metodi disponibili per dire basta al tabacco.

QUASI SOLO «FAI DA TE» – I dati diffusi dall’Oms riguardano gli esiti preliminari per il 2008 del sistema di sorveglianza Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), un’iniziativa promossa dal ministero del Lavoro, Salute e Politiche sociali e realizzata dalle Regioni italiane con il coordinamento del Centro nazionale di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità. Un aiuto concreto per abbandonare la nicotina potrebbe venire dai medici e dagli operatori sanitari, che però non sempre (6 volte su 10 circa) consigliano ai fumatori di smettere. Inoltre, il sostegno dei servizi sanitari non sembra ancora una risorsa molto utilizzata, se è vero che – tra chi ha smesso – meno dell’1 per cento riferisce di esserci riuscito partecipando a corsi organizzati dalle Asl. Addirittura il 96 per cento degli intervistati dichiara infatti di aver chiuso con il fumo da solo.

NO NEI LOCALI, SÌ IN CASA - Per quanto riguarda il fumo passivo, il divieto nei locali pubblici continua a funzionare bene, anche se non sembra rispettato in modo omogeneo su tutto il territorio. In ambito domestico, più di un italiano su 4 riferisce che nella propria casa è consentito fumare, a volte pur in presenza di un minore di 14 anni. Secondo i numeri raccolti dalle Asl che partecipano al sistema di sorveglianza Passi, nel 2008 i fumatori costituiscono il 29 per cento degli intervistati. È un’abitudine più diffusa negli uomini, nei giovani con meno di 35 anni, nelle persone con livello di istruzione medio-basso e tra chi ha difficoltà economiche. In media, ogni fumatore dichiara di fumare 13 sigarette al giorno. Ben 7 fumatori su 100, inoltre, sono forti fumatori: consumano, cioè, più di un pacchetto al giorno. Facendo un confronto tra le diverse Regioni, infine, la prevalenza di fumatori più bassa si registra nella Provincia autonoma di Trento e in Veneto (24 per cento), quella più alta invece nel Lazio (33 per cento).

DIPENDENTE UN GIOVANE SU TRE - I giovani, purtroppo, sono sempre più fumatori. Cala L’età media, a 16 anni ormai la prima sigaretta, e un under 24 su 3 è un fumatore abituale. Mentre le ragazze incalzano i ragazzi nella poco ambita classifica della dipendenza da nicotina. Nei giorni scorsi, le prime anticipazioni avevano già segnalato la crescita, sei anni dopo la legge Sirchia, del numero dei fumatori. Una crescita, si legge nel rapporto, «principalmente dovuta all’aumento dei giovani e alla diminuzione degli ex fumatori». I fumatori di 15-24 anni sono più di un milione e 700 mila e la percentuale è cresciuta dal 24 per cento del 2008 al 29 attuale. A far registrare l’incremento maggiore sono le ragazze (passate dal 17,5 al 23,8 per cento), mentre i maschi sono aumentati dal 30,3 al 34 per cento.

LA PRIMA BIONDA A 16 ANNI - L’età media di «iniziazione» è a 18 anni, ma con il passare del tempo si sta abbassando notevolmente: se i fumatori di oltre 65 anni dichiarano di aver cominciato a 20 anni, oggi sempre più giovani iniziano a 16, molti anche prima. Inoltre, osservando le abitudini dei ragazzi e confrontandole con quelle degli adulti, si nota che non ci sono differenze significative nelle motivazioni che invogliano a provare la sigaretta, nella frequenza di consumo, nel numero di sigarette fumate quotidianamente e nella spesa sostenuta. Oggi come 50 anni fa la motivazione che spinge ad accendere la prima bionda è legata all’influenza degli amici: oltre il 60 per cento di giovani e adulti hanno dichiarato di aver in iniziato in occasioni di feste o con i compagni di scuola. Sono uguali anche la frequenza di consumo: il 90 per cento degli intervistati, sia giovani che adulti, fuma tutti i giorni. L’unica diversità si registra tra le ragazze, che nel 18,2 per cento dei casi dichiarano di fumare occasionalmente o nel fine settimana (mentre i loro coetanei maschi che fumano saltuariamente sono solo il 5 per cento). Anche il tipo di prodotto scelto dai giovani è lo stesso degli adulti. Il numero medio di sigarette fumate al giorno non è significativamente diverso da quello dei grandi (10 contro 14) e i ragazzi spendono quasi la stessa cifra, con una differenza minima di 3 euro.

DIVIETO IN SCUOLE E OSPEDALI - Le sigarette devono essere off limits nelle scuole. Non solo, come ovvio, in classe, ma anche negli spazi ricreativi, nei bagni, nei cortili. È la proposta di Piergiorgio Zuccaro, direttore dell’Osservatorio fumo, alcol e droga dell’Iss . «Servono interventi mirati – avverte Zuccaro – perchè i divieti ci sono già, ma vanno perfezionati. A scuola, per esempio, si fuma nelle pause, si va in cortile o in portineria, mentre bisognerebbe estendere il divieto a tutto l’edificio scolastico. Identico discorso per altri edifici pubblici, a partire dagli ospedali.Non è possibile che nel luogo simbolo per eccellenza della sanità si fumi nei cortili, sui balconi, negli ingressi. Ci sono dei luoghi in cui il fumo va bandito completamente».

FOTO E SCRITTE SUI PACCHETTI - Il tema per la Giornata senza tabacco 2009 scelto dall’Oms riguarda le «avvertenze sanitarie» sui pacchetti di sigarette, ritenute molto efficaci ma ancora poco utilizzate. Messaggi chiari e diretti, come quelli comparsi su alcuni imballaggi in Italia: «il fumo uccide», «fumare in gravidanza fa male al bambino», «il fumo danneggia gravemente te e chi ti sta intorno», «i fumatori muoiono prima», «il fumo può provocare una morte lenta e dolorosa» sono solo alcuni esempi. L’Oms, che è particolarmente favorevole a figure e frasi sulle confezioni (già utilizzate circa in una dozzina di Paesi nel mondo) perché le considera il mezzo più valido a persuadere le persone a smettere di fumare, esorterà quindi tutti i governi ad adottare le avvertenze sanitarie che descrivono gli effetti dannosi derivanti dall’uso di tabacco.

fonte: Corriere.it

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Ca’ Franceschini è fess

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Dario Franceschini è un giovane uomo politico che sta svolgendo uno stage come segretario del PD. Dopo un buon inizio (a dir la verità, il suo predecessore aveva letteralmente toccato il fondo), ora sta cominciando anche lui a sbarerallere. Il PdL, nella persona di Silvio Berlusconi, leader del partito, naviga in acque burrascose. Il presidente del Consiglio è travolto da scandali a destra e a manca (soprattutto a manca, direi) e basterebbe starsene tranquilli e guardare l’avversario politico che annaspa per non annegare. Ma Dario Franceschini è persona troppo buona e che, sotto sotto, vuole troppo bene al premier Berlusconi, così come il suo predecessore Walter Veltroni. Eccolo quindi lanciare un salvagente a Berlusconi (il quale non tocca, evidentemente), salvagente chiamato “attacco personale al premier”. Franceschini ha attaccato Berlusconi sul piano privato, chiedendo agli Italiani chi farebbe educare i propri figli da un uomo così. Inevitabile la reazione dei figli (quelli legittimi) del premier, che si sono scagliati all’unisono contro il povero stagista del PD, il quale oggi dice di essere stato frainteso. Tutta la vicenda è riassunta dal sito del Corriere.

Quindi, dopo aver salvato Berlusconi, è ora lui ad annaspare in acqua e non credo che Berlusconi correrà a salvarlo, no no. Proprio a ridosso delle elezioni europee, il segretario del PD ha commesso un errore cruciale, si è bruciato sicuramente una bella fetta del vantaggio acquisito in questi ultimi giorni, probabilmente ha dato il colpo di grazia al suo partito, già di suo agonizzante. L’altra sera la scazzottata verbale col ministro Bondi, ora questa uscita fuoriluogo. Domanda: ma c’è qualche controindicazione nel diventare segretario del PD? Avranno letto attentamente le avvertenze?

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Oliver Messi e Mark Ronaldo

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Il Barcellona si è aggiudicato la sua terza Coppa dei Campioni (Champions League) battendo in finale la compagine inglese del Manchester United, detentrice del titolo e campione del mondo in carica, col risultato finale di 2-0 con reti di Eto’o e Lionel Messi. Anche quest’anno, dopo l’occasione del 2007, tra le 3 squadre inglesi giunte in semifinale è il quarto incomodo a portare a casa la coppa. Due anni fa fu il Milan a stregare il Liverpool nella finale di Atene, ora è toccato al Barcellona di Pep Guardiola che, al suo primo anno da allenatore, porta a casa uno storico triplete (Liga, Coppa del Re e, appunto, Champions League).

Più che sulla finale in sè, voglio porre l’attenzione sui due giocatori più attesi alla vigilia, ossia Lionel Messi (Barcellona) e Cristiano Ronaldo (Manchester United). Entrambi giocatori immensi, ovviamente, ma divisi da un modo diverso di approcciarsi alla partita. Nel vederli giocare mi sono riaffiorati alla mente i ricordi dei cartoni che vedevo da bambino, in questo caso del famosissimo “Holly e Benji“. Nella trasposizione reale ed attuale, Messi era l’Oliver Hutton della situazione, giocatore dotato di tecnica, di visione di gioco, che sapeva giocare molto bene con la squadra. Un trascinatore della squadra, ma senza imporsi, fungendo da perno per essa. Cristiano Ronaldo, invece, assomigliava a Mark Lenders: poco propenso a passare la palla, sempre alla ricerca dell’azione personale, in particolar modo del tiro verso la porta, anche se da posizione sfavorevole. Insomma, un altruista contro un egoista (e spocchioso e provocatorio e arrogante), e non mi dispiace certamente che l’abbia spuntata il primo.

Lionel Messi mi sta simpatico perché è un giocatore forte ma semplice, ha avuto un passato difficile ma è riuscito comunque a diventare un campione; inoltre è piccolo di statura e questo mi ispira una naturale simpatia, poiché non è che io sia Dino Meneghin in altezza. Inoltre, vedere un altro anno in cui il portoghese di Madera faceva incetta di trofei (tra cui il Pallone d’Oro) non mi andava proprio. Quest’anno è giusto che sia Messi ad aggiudicarsi il Pallone d’Oro, se lo merita, perché nel suo piccolo è un grande!

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Sposa scappa con un amico sull’auto nuziale

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Una decina di giorni fa, dopo aver pronunciato il fatidico «sì» nel municipio di Trieste, la neosposa Sara ha deciso di scappare in Grecia con l’amico alla guida dell’auto nuziale, lasciando di ghiaccio il povero Andrea. Questa è la surreale storia raccontata da “Il Piccolo” di Trieste. I dettagli della vicenda da La Stampa:

Dopo essere stata sposata dal consigliere comunale Salvatore Porro, la coppia si è recata nel parco del Castello di Miramare per il rituale servizio fotografico. Poi, Sara ha manifestato l’intenzione di cambiarsi d’abito. Con la scusa del vestito nuziale troppo voluminoso per il ricevimento, si è allontanata, naturalmente a bordo della Bmw addobbata per lo sposalizio guidata dall’amico, che da alcuni mesi giocava anche a calcio con Andrea. Lo sposo è andato con una trentina di invitati al ristorante. E via con un brindisi, e poi un altro e un altro ancora. Quando i cin cin sono diventati troppi e la sposa non si vedeva all’orizzonte, Andrea l’ha cercata al cellulare. Inutilmente.

Allora il “marito per un giorno” ha telefonato all’amico, anche lui irragiungibile. Dopo un’ora e mezza di insistenti chiamate, finalmente Sara ha risposto e vuotato il sacco, raggelando Andrea, riporta il quotidiano con queste parole: «Ho capito solo ora di aver fatto un errore. Mi dispiace, il mio cuore mi porta da un’altra parte».

Cioè, per la neosposina mi verrebbe da rivolgerle solo dei supermega insulti. Se non si è sicuri, meglio decidersi prima, non immediatamente dopo il matrimonio. E poi cornificare così il marito, proprio con l’amico come nel più classico dei film sul tema! Credo sia il record per il tradimento più rapido post-matrimonio. Tra l’altro credo che si possa intuire che si tratti di una scelta premeditata, e tutto era stato organizzato nei dettagli.
Rivolgo la mia solidarietà più grande verso il marito novello che ha subìto un’onta immensa e, immagino, faticherà a superare il momento tragico.

P.S. oggi io e la mia fidanzata festeggiamo 3 anni e mezzo insieme. Amore, questo sia un monito per te per evitarmi certi colpi al cuore. Dunque, niente sorprese, soprattutto quelle negative, mi raccomando… :P TI AMO E TI AMERÒ PER SEMPRE ILARIA!

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L’insostenibile lentezza del regionale

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Mi capita spesso di viaggiare in treno tra Brescia e Milano e normalmente viaggio con treni diretti, prima gli Intercity (ora estinti) ed ora gli EuroStar City (che hanno sostituito i precedenti con un aumento del prezzo del biglietto: da 9 euro a 14 euro, per 4 minuti in meno di percorrenza). Comunque non voglio parlare di questo fatto, bensì dei treni che, con l’Alta Velocità che imperversa in Italia, nessuno considera più. Parlo ovviamente dei treni regionali, poiché ieri mattina mi è toccato prendere il regionale da Milano centrale delle 8:40 per Brescia (arrivo previsto 10:16), poiché i posti sull’ES delle 9:05 erano esauriti. Un’ora e trentasei minuti di viaggio previsto, che in realtà hanno superato i 100 minuti di viaggio, nonostante il treno fosse sostanzialmente vuoto e pochissima gente fosse salita o scena nelle tante fermate intermedie (Milano Lambrate, Pioltello-Limito, Vignate, Melzo, Trecella, Cassano D’Adda, Treviglio, Vidalengo, Morengo-Bariano, Romano, Calcio, Chiari, Rovato, Ospitaletto-Travagliato).

Il treno non era assolutamente di ultima generazione. Era palesamente vecchio, ma quello che sorprendeva era lo stato di apparente abbandono a cui sembrava essere lasciato. Se si trovano zecche nei sedili di ES o di Intercity, non oso immaginare cosa si potrebbe trovare nei sedili di questi treni regionali! Ho provato a cercare un posto leggermente più pulito degli altri (perché ricordo che il treno era semivuoto), ma quando mi sono accorto che si trattava di una ricerca vana ho lasciato perdere e mi sono “comodamente accomodato” in un posto che, quantomeno, mi permetteva di vedere il panorama esterno. Infatti, buona parte dei finestrini era imbrattata da scritte di writers che occultavano la vista esterna. In aggiunta a tutto questo, pure il controllore non sembrava affatto un tipo amichevole e gioviale, e nonostante io cercassi di sorridere alle sue richieste, lui sembrava essere incazzato col mondo intero, me compreso. Comunque era lunedì mattina, faceva già un gran caldo, di aria condizionata nemmeno a parlarne, e posso capire che lavorare in quelle condizioni non fosse cagione di grande gioia ed allegria.

Il mondo dei trasporti ferroviari italiano è un mondo in cui una parte viaggia a velocità sostenuta, mentre l’altra è completamente ferma. Il contrasto tra gli investimenti nell’Alta Velocità e lo stato pietoso delle reti regionali è impressionante: treni logori e maltenuti, linee vecchie, stazioni fatiscenti e pericolose (soprattutto in orari serali e notturni). Vorrei tanto sapere se vale la pena investire così tanto su treni velocissimi, quando il sistema ferroviario regionale rasenta livelli di qualità così bassi…

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La vergine Noemi e Silvio il grillino

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La scena mediatica di questi giorni è assolutamente e continuamente incentrata sul caso Silvio Berlusconi – Noemi Letizia, la ragazza che avrebbe scatenato la reazione di Veronica Lario e la decisione conseguente di chiedere il divorzio dal marito, Silvio Berlusconi appunto. C’è chi come la Repubblica ha aperto un vero e proprio dossier d’inchiesta sulla vicenda, cercando di far chiarezza su un fatto che, a tutt’oggi, è ancora denso di luci ed ombre. Personalmente, però, comincio ad essere stufo di tutta questa attenzione morbosa sul caso che, seppure riguardante il presidente del Consiglio, ritengo soprattutto un fatto di natura privata. Ad esempio, capirei se l’Opposizione attaccasse il premier per il caso Mills, per l’approvazione del lodo Alfano e delle conseguenze, anche politiche, che questa legge (probabilmente incostituzionale) ha prodotto. Invece si continua a parlare di quando e come Berlusconi avrebbe conosciuto Noemi Letizia, se i genitori fossero o meno presenti agli incontri e, soprattutto, che genere di incontri abbiano avuto i due. Siamo in campagna elettorale, ci apprestiamo a votare per le importanti elezioni europee e vorrei che si cominciasse a parlare di candidati e di programmi elettorali, lasciando perdere il gossip politico, lasciandolo almeno ai giornali scandalistici.

D’altro canto, però, il premier Silvio Berlusconi ha intuito che tutta questa vicenda, insieme al processo Mills, lo stanno seriamente indebolendo dal punto di vista politico. Ed ecco quindi che il Cavaliere se ne esce con alcune sparate populiste ed elettorali. Dapprima vorrebbe riassettare il Parlamento italiano, riducendo il numero dei parlamentari stessi e differenziando i poteri delle due Camere. Per fare questo, si appella all’iniziativa popolare, in nome di quella rabbia mai repressa che il popolo nutre verso la Casta, la casta politica e seguendo la via tracciata dal nemico Beppe Grillo. È un’idea indubbiamente valida, ma credo che farà la stessa fine dell’abolizione delle Province che, oltre a non essere abolite, sono addirittura aumentate. Direi che queste pratiche, caro Silvio, meglio lasciarle a chi vuole veramente dar voce al popolo italiano.
Poi Berlusconi ha una folgorazione ambientalista: si lamenta della qualità delle nostre metropoli, sostiene che “Fa male al cuore girare per molte città italiane come Roma, Napoli o Palermo e vedere che per scritte sui muri e lordura nelle strade sembrano più città africane che europee”, consigliando di puntare sulle aree verdi e sulla cura dell’ambiente. Saranno stati contenti in Africa e gli africani di questo pensiero… vabbé, tanto loro mica votano.

Infine, c’è chi vede la fine di Berlusconi imminente, nell’arco di un anno al massimo. Si tratta del giornalista Gad Lerner, dalle pagine del suo blog. Visione abbastanza catastrofista quella dell’ex direttore del Tg1, ma non si sa mai che possa averci visto giusto… vedremo.

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Paolo Maldini non merita questa curva

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Ultimamente al Milan succedono cose veramente strane: il proprietario si è messo contro il proprio allenatore e ha già lasciato intendere che vorrà cambiare la guida tecnica per la prossima stagione, destabilizzando però l’ambiente. Alcuni giocatori sembrano avere le valigie pronte, anche se dichiarano sempre di voler rimanere al Milan a vita. Ed ora, a peggiorare la situazione, arriva la vile contestazione verso Paolo Maldini, capitano e cuore rossonero, che, dopo quasi 25 anni di militanza ininterrotta nel club rossonero, dopo aver contribuito alla vittoria di una miriade di titoli nazionali, europei ed internazionali, dopo oltre 900 presenze ufficiali nel Milan, si vede insultato e provocato nel giorno dedicato alla sua festa, al Maldini Day, il giorno della sua ultima partita allo stadio Meazza di San Siro.

Io ero a San Siro per tributare il dovuto omaggio ad un giocatore che ha dedicato la propria vita sportiva al Milan, ha elevato l’immagine della società e ottenuto grandi vittorie con essa. Mai mi sarei aspettato di vedere la curva sud del Milan schierarsi contro il Capitano, soprattutto quando hanno esposto vigliaccamente la maglia di Baresi come “unico capitano”. Franco Baresi è stato una colonna del Milan, proprio come Paolo Maldini. Non si possono fare paragoni fra due giganti del calcio; da milanista, posso solo ringraziare il cielo per avergli avuti assieme nel Milan, perché due giocatori così sono veramente unici, inimitabili.

Personalmente, ad di là della sconfitta sul campo, ieri mi sono vergognato di essere milanista. Ho sempre avuto un’opinione stupenda della curva rossonera e delle frange di tifoseria più accesa, ovvero quelli che seguono la squadra anche in trasferta portando il loro calore e la loro vicinanza. Ieri, però, si sono macchiati di un autogol marchiano. Faceva un gran caldo a San Siro, voglio credere che il caldo abbia dato alla testa a certa gente e che si siano confusi… anche se so che il sole non c’entra nulla, ma c’entrano semplicemente stupide ideologie curvaiole. Un consiglio a questi tifosi, che tra l’altro si sentono superiori perché vanno sempre allo stadio e/o in trasferta: piuttosto che andare allo stadio solo per contestare, statevene a casa! Allo stadio si tifa per 90′, bisogna sostenere la squadra e, in special modo, i nostri giocatori migliori. Dopo questa sceneggiata, infatti, oltre al danno d’immagine immediato, non mi sorprenderei che il proprietario Silvio Berlusconi decidesse di cambiare rotta nel mercato e che uno dei simboli della Curva, Kaká, pensasse di indossare per l’anno prossimo una bella camiseta blanca.

P.S. Scusali Paolo, perché non sanno quello che fanno…

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Milan-Steaua, 20 anni da quel Milan leggendario

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Normalmente quando si guarda troppo alle vittorie passate è perché il presente non regala troppe soddisfazioni… ed infatti è proprio così. Il Milan attuale è immerso in un caos interno, non si sa l’allenatore per il futuro, non si sa se Berlusconi vorrà continuare ad investire nel progetto Milan, non si sa nemmeno se il giocatore più forte, Ricardo Kaká, resterà a Milano oppure si lascerà lusingare dalle avances dei galacticos del Real Madrid.

In tutto questo marasma da fine stagione da seru tituli, mi lascio cullare dalle splendide immagini di quel Milan che ha letteralmente fatto leggenda nel calcio e nel mondo dello sport in generale. Probabilmente la squadra di club più forte di tutti i tempi, sicuramente una delle più forti. Oggi, sono trascorsi esattamente 20 anni dalla splendida finale di Barcellona, splendida perché vinta con un netto 4-0, splendida per il gioco espresso (da antologia la semifinale di ritorno contro il Real Madrid, vinta per 5-0 dai rossoneri), un gioco assolutamente unico per l’epoca, splendida perché ottenuta in una cornice di pubblico sensazionale, con il Camp Nou di Barcellona pieno all’inverosimile di tifosi rossoneri, per non parlare delle aree limitrofe allo stadio, anch’esse preda dei diavoli rossoneri… bei tempi quelli, forse addirittura troppo belli, perché quando tocchi il cielo con un dito, poi è dura tornare alla dura realtà terrena…

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Montichiari, primo velodromo al coperto in Italia

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Oggi, esattamente alle ore 11:00, viene inaugurato ufficialmente a Montichiari, in provincia di Brescia, il primo velodromo al coperto in Italia, in zona PalaGeorge. Finalmente, quindi, una buona notizia per il ciclismo, dopo tanti scandali legati al doping una notizia che ravviva e dà linfa vitale al movimento.
In particolare, a gioire è il ciclismo su pista che, finalmente, potrà usufruire di una struttura comoda, efficiente e funzionale per i propri allenamenti, evitando velodromi vecchi e all’aperto, ad esempio come quello in cemento di Fiorenzuola, tanto per citarne uno abbastanza conosciuto.

Io sono un appassionato di ciclismo e sono sempre rimasto sorpreso dal quanto poco si investisse nel ciclismo su pista e, dunque, nelle strutture ad esso dedicate, ossia i velodromi. La pista è la miglior scuola per la strada e per avere bravi ciclisti (in special modo velocisti e cronoman) dovremo prima avere ottimi pistard. Invece, dopo che per anni abbiamo dominato come nazione le varie discipline (chilometro da fermo, velocità, corsa a punti, americana, inseguimento, ecc.), ora facciamo letteralmente ridere e il movimento sportivo è ridotto all’osso, talvolta ridotto ad allenarsi all’estero pur di trovare strutture idonee.

Mi auguro, quindi, che il velodromo di Montichiari sia il primo passo verso la costruzione di altre strutture per tornare, perché no, ai fasti d’un tempo. Ma soprattutto, senza allargarsi troppo con i sogni, per avvicinare i giovani al ciclismo su pista che, a mio avviso, rimane un’ottima disciplina per i giovani, utile e costruttiva.

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