
Le Poste italiane magari non saranno celeri a consegnare i pacchi, ma a rifilarli sono veramente rapidissimi! In questi giorni sto seguendo la collocazione (la seconda) delle obbligazioni Tasso Fisso Plus BancoPosta, ovvero obbligazioni strutturate su 6 anni caratterizzate da:
- tasso di interesse fisso annuo lordo pari al 3,60%, ossia 3,15% al netto;
- eventuale “cedola premio” pari al 9,25% ottenibile al sesto anno qualora tre indici azionari globali non facciano registrare una perdita di valore superiore al 30%, rispetto alla quotazione registrata ad inizio quotazione.
Per non investitori tali obbligazioni sono apparentemente sicure e valide, perché la cedola al 3,60% sembra essere buona e, soprattutto, la cosiddetta cedola premio può essere veramente un bel colpo finanziario, qualora però si verifichi la condizione sottostante. Tutto ciò, però, è proprio “apparente”. Infatti, esistono almeno un paio di rischi sottesi a questo investimento. Il primo è certamente connesso al rischio interesse. Infatti, con l’ulteriore taglio del costo del denaro operato dalla BCE, le aspettative sui tassi di interesse sul medio-lungo termine sono ovviamente rialziste, poiché le dinamiche sui tassi sono di tipo mean-reverting ed anche perché con la ripresa economica sarà necessario alzare i tassi per frenare le eventuali e possibili fiammate inflazionistiche. Il rischio di tasso d’interesse non è assolutamente percepito dalla stragrande maggioranza degli investitori italiani. In questo momento, dunque, non sarebbe proprio il caso di investire in prodotti finanziari a tasso fisso ed a lunga scadenza. Se proprio non si vuole abbandonare il tasso fisso, molto meglio rivolgere l’attenzione verso BOT a breve scadenza, ad esempio. La cosa migliore da fare, comunque, sarebbe costruire portafoglio finanziari costituiti da CCT (titoli di Stato poliennali e a tasso variabile) per coprirsi dal rischio interesse e, casomai, tentare la sorte sul mercato azionario, dato che la ripresa vi sarà e, almeno sui mercati finanziari, potrebbe pure essere abbastanza ravvicinata.
L’altro fattore di rischio è minore, oserei dire marginale, ma è importante da sottolineare. Nella premessa ho specificato che l’obbligazione “Tasso Fisso Plus” di BancoPosta è un’obbligazione strutturata. Significa, quindi, che non si tratta di un’obbligazione pura. Molti investitori non si rendono conto che si tratta di un prodotto strutturato, perché non è semplice da notare. L’obbligazione in esame è la somma tra un’obbligazione pura a tasso fisso (3,60%) e un’opzione digitale con scadenza nel 6 anno, riguardante appunto la cedola premio (9,25%). Sarebbe sempre meglio scrivere e spiegare bene ai sottoscrittori che stanno sottoscrivendo un prodotto strutturato e che, oltre ad un’obbligazione pura, essi stanno sottoscrivendo anche un derivato, nella fattispecie un’opzione digitale sul 9,25%. L’opzione digitale vale 1 se si verifica la condizione sottostante, altrimenti vale 0. Bisogna però tenere conto anche in questo caso delle variazione sui tassi di interesse e, quindi, del relativo fattore di sconto da applicare a questa cedola premio. Molti investitori non hanno le capacità finanziarie per tener conto dei fattori sconto, per non parlare del pricing dell’opzione digitale e, dunque, del prodotto finanziario nel suo complesso. Molti stanno facendo un prestito molto conveniente a Poste Italiane che, sentitamente, ringrazierà i suoi piccoli risparmiatori…





SaraySun detto
Molto interessante..pochi giorni fa mio padre parlava proprio di mettere qualcosina in posta..gli farò leggere il tuo post..Baci baci ^_^
Franco detto
Grazie dell’articolo, quindi per te chi ha un libretto alle poste e non vuole rischiare niente i buoni fruttiferi postali restano l’unica alternativa ??
Risklover detto
Ora non conosco bene il ventaglio di offerte finanziarie del gruppo Poste Italiane, però credo che i buoni fruttiferi siano una buona alternativa, soprattutto se per brevi periodi. Direi che attualmente non vale la pena investire a lungo termine su strumenti a rendimento fisso (o tendenzialmente fisso). Meglio il breve termine e valutare il da farsi ad ogni scadenza dell’investimento.