Archivio per Marzo 26, 2009

Rischio salute e allocazione di portafoglio

Rompo il silenzio di questi ultimi mesi per riassumere brevemente il mio lavoro di tesi, lavoro che mi ha appunto tenuto lontano dal blog. Come si può capire dal titolo del post, il mio lavoro di tesi ha preso in esame le possibili relazioni tra rischio salute e l’allocazione di portafoglio; date le caratteristiche del rischio salute, ho preso in esame il ruolo di tale tipologia di rischio sulle scelte di investimento degli ultracinquantenni, considerando un campione su base europea fornito dal progetto SHARE (Survey of Health, Aging and Retirement in Europe).

La relazione tra “Health risk” e “Portfolio Allocation” non è certamente delle più chiare ed evidenti. Si suppone che, con l’avanzare dell’età e, quindi, del rischio salute, gli investitori tendano a ridurre i rischi secondari e diversificabili, tra cui appunto il rischio finanziario, per coprire il rischio salute che diviene via via sempre più rilevante. L’analisi è ha preso in considerazione sia fattori soggettivi (percezione della propria salute) sia fattori oggettivi (abilità cognitive, numero di ADL, livello di depressione, e risultati in un paio di test fisici). Inoltre, l’analisi ha posto l’accento sia sulla probabilità di detenzione dei vari asset (abitazione di proprietà, conto corrente, bond ed azioni) sia sulla quota di ricchezza allocata tra le varie asset class.

L’analisi ha messo in evidenza che le abilità cognitive (capacità di calcolo, memoria e abilità nella lettura) e la percezione soggettiva della propria salute hanno un effetto significativo sia sulla probabilità di detenzione sia sulla quota di ricchezza investita nei vari asset. In special modo, soggetti maggiormente dotati dal punto di vista cognitivo e con una percezione migliore della propria salute tendono ad avere una probabilità maggiore di investire sia in obbligazioni che in azioni, oltre ad investire una quota di ricchezza maggiore in tali attività. Viceversa, individui con scarse funzioni cognitive e che mostrano una percezione peggiore della propria salute hanno una propensione maggiore ad investire nella casa di proprietà e meno nelle attività finanziarie rischiose.
Per quanto concerne i fattori oggettivi, essi risultano talvolta in contrasto con quanto previsto dalla percezione soggettiva della salute. In pratica, l’analisi econometrica svolta ha evidenziato che per certe attività il peggioramento delle condizioni della salute produce un effetto positivo sulla propensione di investire nel comparto obbligazionario ed azionario, risultato che potrebbe comunque dipendere dalla distorsione nella distribuzione della percezione soggettiva della salute nel campione, dato che il Nord Europa ha una percezione mediamente migliore rispetto all’Europa mediterranea.

Comunque sia, questo è un argomento di recente analisi e sarà sempre più importante, considerando soprattutto le dinamiche demografiche in Europa che porteranno sempre più ad un progressivo invecchiamento della popolazione.

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