
L’Italia è un Paese strano, molto strano. E l’aeroporto di Malpensa rappresenta proprio questa stramberia tutta italica. Abbiamo da poco terminato di costruire questo nuovo hub, quello che doveva diventare uno dei nodi principali a livello europeo, abbiamo investito e stiamo ancora investendo pesantemente per costruire le vie di collegamento con le ferrovie e con la rete stradale ed autostradale, e praticamente ora scopriamo che non serve a nulla. Beh, non che la cosa fosse ignota già in passato, perché si sapeva benissimo che non poteva esistere un aeroporto così importante senza andare a modificare il peso degli altri aeroporti del nord Italia, in primis quello di Linate. Nonostante ciò si è proceduto a costruire questa cattedrale nel deserto ed ora, con l’entrata di Air France nella nuova Alitalia, ecco che tutta l’attenzione viene puntata su Roma, precisamente su Fiumicino e il ruolo di Malpensa, che già da tempo ha perso la qualifica di hub, diviene marginale e completamente inadatto agli investimenti fatti nel corso di questi anni, per lo più con soldi pubblici. La solita programmazione italiana, completamente incapace di guardare al futuro, nel modo più assoluto.
I milanesi preferiscono ancora Linate, perché più vicino e comodo. Gli aeroporti di Torino, Bergamo e Venezia, invece, svolgono un’ottima concorrenza a Malpensa che soffre dell’abbondanza aerea del Settentrione. Che senso aveva, quindi, costruire un nuovo, imponente aeroporto? Perché dobbiamo sempre gettare via i soldi pubblici? Quando riusciremo a cambiare questa spiacevole regola? Oltre a Malpensa, inoltre, l’abbiamo preso in quel posto anche sul capitolo Alitalia, ceduta ai paladini coraggiosi e ad Air France-KLM per 4 soldi; abbiamo venduto la nostra compagnia di bandiera, tenendoci il cadavere, ovvero i suoi debiti. L’operazione in sé è un fallimento completo, anche se alcuni vogliono far credere il contrario. Vorrei tanto cambiare Paese, nel senso di andarmene, perché cambiarlo credo sia quasi impossibile.




