Archivio per Dicembre, 2008

I soldi non piovono dal cielo

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La ricetta contro la crisi, a detta dei nostri politici, è quella di spendere. La gente deve spendere, le famiglie devono spendere, non bisogna risparmiare perché risparmiare fa male, risparmiare è un peccato e presto sarà reato. Ma come si può spendere ciò che non si ha? La famiglie italiane continuano ad impoverirsi. L’Istat ha diffuso oggi un allarme sulla povertà degli italiani. Secondo questa statistica, il 5,3% delle famiglie non avrebbe i soldi per acquistare il cibo, mentre circa il 15,4% non arriverebbe a fine mese. Questo è un dato in contrasto con quanto verificato sui consumi natalizi che, nonostante la crisi e la recessione globale, rimangono stabili rispetto ai dati degli anni passati, oltre al fatto che il turismo ha mantenuto un certo appeal.

Non si può, quindi, a mio avviso, rovesciare le redini della crisi sulle famiglie italiane. Gli Italiani si indebitano, da popolo di grandi risparmiatori siamo arrivati ad un livello di indebitamento quasi insostenibile. Non è possibile tirare ulteriormente la corda, la cinghia è tesa, tesissima e non si può chiedere che gli Italiani facciano ripartire l’economia. Lo Stato deve rimboccarsi le mani, la politica deve ridurre i propri costi e adottare, in comune accordo, provvedimenti atti a superare questa situazione. Dalla crisi non si esce in poco tempo, ci vorranno mesi, oppure anni per lasciarci alle spalle questa fase. E non è nemmeno detto che la crisi non sia ancora in una fase di sviluppo, perché le truffe e i crack finanziari sono assai frequenti e tutta la merda sepolta sta venendo a galla. In un contesto simile, bisogna ridurre le tasse e portare più soldi nelle tasche dei cittadini. Con più soldi si può spendere di più, con più soldi in tasca i cittadini posso spendere ed investire con più tranquillità e serenità. Ad oggi, buona parte delle famiglie deve fare le spese col bilancino e la parola “investimento” è uscita dal loro vocabolario. Non si può andare avanti così, perché se l’economia non gira, ai cittadini girano sicuramente…

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Quando non si conosce il significato di “dimissioni”

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Le dimissioni non necessariamente rappresentano una sconfitta. Talvolta è necessario dimettersi non per propria colpa o responsabilità, ma perché la situazione lo richiede, perché diventa un modo per uscire degnamente da una situazione insostenibile, per salvare almeno la dignità. Ma sembra che qualcuno non conosca questo termine. Certi politici sono letteralmente incollati al proprio scranno e fanno di tutto per non abbandonarlo, anche di fronte all’evidenza, un’evidenza che non lascia dubbi sulla responsabilità diretta ed indiretta del soggetto.

Ad esempio, il sindaco di Napoli, Rosa Russo Iervolino, anche di fronte alle velate (e anche non) richieste di un suo addio alla carica da parte dei vertici del suo partito, continua a percorrere la propria strada, apparentemente senza ascoltare nessuno. 4 dei suoi assessori sono in galera e tali assessori sono stati scelti da lei. La responsabilità indiretta è palese. Se nomini come assessori dei delinquenti, non puoi pretendere semplicemente di poter sostituirli come fossero pezzi difettati. Il sindaco è responsabile dei propri assessori e non può esentarsi da tale responsabilità. Il comune di Napoli è indebitato, come molti (troppi) comuni, non ha saputo gestire le emergenze della città, ed ora si scopre che alcuni assessori e consiglieri comunali erano avvezzi al malaffare, all’appalto facile e agevolato… per non dimettersi, caro sindaco, non basta avere la maggioranza degli assessori in libertà! Non è una grandezza statistica, qui si parla di buonsenso! Ovviamente, l’iscrizione nel registro degli indagati non è garanzia di colpevolezza, ci mancherebbe. Ma se tali iscrizioni sono sostenute da un discreto e palese castello accusatorio, beh, allora non si può far finta che tali assessori si siano smaterializzati, o finiti in un’altra dimensione spazio-temporale.

Ovviamente, con Bassolino presidente alla regione Campania, come può la Iervolino dimettersi? Entrambi penseranno “Quando si dimette l’altro, mi dimetto anch’io” e così vanno avanti a braccetto, insieme, confermando il fatto che le disgrazie non arrivano mai da sole…

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I nuovi orari di Trenitalia

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Questa mattina ho sperimentato i nuovi orari e la nuova offerta di Trenitalia nella tratta Milano-Venezia. Mio malgrado devo dire che la grande attenzione maniacale dei media sulla nuova Alta Velocità tra Milano e Roma ha completamente fatto passare in secondo piano gli stravolgimenti sugli orari degli altri treni, nonché i soliti disservizi che, piuttosto che calare, continuano ad aumentare.

Prima di ieri, viaggiavo da Milano centrale a Brescia prendendo l’InterCity delle 9:05 diretto a Trieste; questo treno non ha mai viaggiato in orario da Milano a Brescia, a memoria ricordo solo un’occasione in cui partì in perfetto orario. Il biglietto IC plus di seconda classe (quindi con riservazione del posto) costava 9 euro. Il punto è che questo treno era praticamente l’unico disponibile. Dalle 9:05 alle 11:05 non vi erano treni in circolazione da Milano verso Venezia. Nonostante i disagi, i ritardi, etc., era un treno comodo e tutto sommato ad un costo giusto ed adeguato per il servizio offerto.
Stamattina, invece, ho notato che gli orari e i treni erano cambiati. Alle ore 9:05 non c’era più un InterCity, bensì un Eurostar City, partente da Torino e diretto a Trieste. Mezzora dopo, inoltre, era previsto un analogo treno ES city, diretto però a Venezia. Il punto è che entrambi erano in ritardo: il primo di circa un quarto d’ora, il secondo di almeno 40 minuti. Quindi, la tratta è sempre la stessa, il tempo di percorrenza è praticamente il medesimo, i ritardi sono gli stessi, se non addirittura peggiori, però le tariffe aumentano, e non di poco. Il biglietto di ES City di seconda classe è costato 13,30 euro, contro i 9 euro precedenti. Un bell’aumento, non trovate? Più del 47% di aumento, per un servizio totalmente analogo.

E pensate che i disservizi siano finiti qui? No no, assolutamente! La carrozza in cui ho viaggiato, precisamente la carrozza numero 7 dell’ES City 9711, era priva di corrente e di riscaldamento. Sembrava di viaggiare in una cella frigorifera. Ovviamente, di controllori nemmeno l’ombra. Non si sono visti nella tratta Milano-Brescia, chissà come mai, eh? Pagare di più, essere costretti a pagare di più, per un servizio che, non solo non è migliore, ma risulta pure peggiore di quello precedente. Che schifo…
Io credo che con questo Ferrovie non si possa avere l’Alta Velocità. A loro non importa nulla della velocità, del servizio e dell’efficienza. Finché le cose rimarrano così, si potranno costruire rotaie, trafori, nuove stazioni, ecc., ma non si risolverà mai nulla, tutto rimarrà come sempre, una schifezza totale

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Luce, Gas e Autostrade non si toccano

Il blocco delle tariffe non riguarda quelle autostradali e quelle dell’elettricità e del gas. “Il disposto dell’articolo 3 comma 1 – fa sapere il Tesoro – riguarda esclusivamente il blocco di diritti e tariffe vari dovuti a fronte di servizi erogati direttamente dalla pubblica amministrazione”. Quanto invece alle tariffe in materia di autostrade, energia elettrica e gas “non si applica il blocco” dal momento che, nel decreto stesso, è “espressamente confermato” il meccanismo di determinazione dei prezzi da parte delle Authority.

Nel decreto legge “anti-crisi” non c’è alcun blocco tariffario per autostrade, luce e gas. In una nota diffusa oggi dal dicastero di via XX Settembre, si mette in chiaro il significato del disposto al fine di “evitare la diffusione di interpretazioni devianti, strumentali ed interessate” della parte del testo che riguarda diritti e tariffe. In particolare, il ministero ribadisce che “il disposto dell’articolo 3 comma primo, riguarda esclusivamente il blocco di diritti e tariffe vari dovuti a fronte di servizi erogati direttamente dalla Pubblica Amministrazione”. Un esempio per tutti? “I diritti e le tariffe dovuti in materia di motorizzazione“. Allo stesso tempo, poi, “in materia di Autostrade, energia elettrica e gas, non si applica il blocco di cui sopra, essendo nel decreto stesso espressamente confermato il meccanismo di determinazione dei prezzi da parte delle Authorities”.

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha auspicato che in parlamento ci sia una “buona discussione” sul piano-anti crisi, compresa la contestata norma sull’aumento dell’aliquota per Sky. Aggiungendo però, che “prevediamo la possibilità di mettere la fiducia. Anche se spero non sia necessaria”.

Famiglia cristiana giudica la manovra finanziaria a sostegno delle famiglie “un tampone: come dare l’aspirina a un malato terminale”. Nel numero in edicola questa settimana, il settimanale cattolico sostiene che si tratta di “demagogia, più che l’inizio d’una politica familiare seria”, poiché le misure si riveleranno inefficaci (“Servirà a poco, non farà ripartire i consumi, né ridurrà quella fascia di famiglie che non arriva a metà mese”) e farraginose (“Quanta burocrazia per i due soldi” della social card). Il giudizio è insomma severissimo: “L’elemosina di Stato non modifica d’una virgola la distribuzione del reddito, non lo sostiene, non crea nuovi posti di lavoro. Le grandi opere, finanziate con 16 milioni di euro, sono un libro dei sogni, che nessuno ha aperto”. Da bocciare, per il settimanale, specialmente la social card: “Si tratta di poco più d’un euro al giorno a famiglia. Impresa degna del cesarismo populista, che ha trasformato i diritti in elemosine, come s’addice a sudditi più che a cittadini. È un certificato di povertà” per il quale peraltro non è garantita la copertura finanziaria (“Tremonti dice che userà i conti dormienti e le multe dell’Antitrust. Ma quei soldi li aveva già promessi alle vittime del crack Parmalat e Cirio”). Per Famiglia cristiana “ci voleva più coraggio, soprattutto a sostegno delle famiglie, cenerentole d’Italia”.

fonte: Il Giornale

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