Se non lasci non vale

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Riccardo Villari non molla

Personalmente, non avevo mai sentito nominare Riccardo Villari. E, sinceramente, avrei preferito non doverlo conoscere nel modo in cui il suo nome è stato sviscerato e stampato su giornali e telegiornali d’Italia. Tutto nasce dall’empasse della nomina del presidente della Commissione parlamentare per la Vigilanza Rai, nomina su cui maggioranza ed opposizione non riuscivano a convergere su un nome. Per la verità, l’opposizione proponeva un solo nome, quello di Leoluca Orlando, deputato dell’Italia dei Valori che aveva l’appoggio del suo stesso partito, ovviamente, del Partito Democrativo e dell’Unione dei Democratici di Centro. Purtroppo per lui, il suo nome era inviso alla maggioranza di centro-destra + Lega Nord e questa situazione a portato allo stallo dei mesi antecedenti. Infine, con un colpo a sorpresa, la maggioranza ha autonomamente eletto un deputato dell’opposizione, appunto Riccardo Villari, che ora si trova nella situazione di essere stato eletto, ma di avere come primi nemici coloro che, fino a pochi giorni fa, erano suoi colleghi e amici. Per la verità, il buon Villari aveva detto che si sarebbe fatto da parte appena le due controparti, maggioranza ed opposizione, fossero giunte ad un accordo su un nome da eleggere; ora che si è trovato il nome (Sergio Zavoli), però, ecco che Villari fa retro marcia e rifiuta ogni invito alle dimissioni. D’altronde perché dovrebbe dimettersi? E’ un deputato dell’opposizione (o meglio, lo era finché non è stato espulso dal PD) ed è stato eletto in maniera regolare. Ovviamente, in questo modo l’opposizione è stata tagliata fuori dai giochi, ma questa situazione l’opposizione se l’è un po’ cercata, a dir la verità.

Riccardo Villari ha, probabilmente, l’occasione di una vita, per essere presidente di una Commissione parlamentare e per diventare veramente notabile. E’ comprensibile che non voglia mollare lo scranno, lo fanno tutti i politici, è una malattia che colpisce trasversalmente deputati e senatori. Inoltre, la candidatura di Zavoli, pur rappresentando una candidatura seria ed autorevole, va nella solita direzione de “Largo ai Vecchi“, leit motive della politica italiana e non solo della politica. E in tutto questo parapiglia generale, arriva pure la sparata politica di Antonio Di Pietro che attribuisce la colpa per la situazione creatasi al premier Silvio Berlusconi, lanciando una pesante accusa di corruzione verso il Pres-del-Cons. Credo che alla base di tutto ci sia un astio reciproco tra PdL e IDV: il Popolo della Libertà non voleva assolutamente Leoluca Orlando probabilmente perché deputato dell’IDV, non per altro; e questo non può lasciare indifferente il presidente dell’Italia dei Valori che, già di suo, ha l’orticaria ogniqualvolta ha a che fare col premier Berlusconi.

1 Commento »

  1. Dolcelei detto

    Ho sentito nei telegiornali parlare tantissimo di questo Villari, ma non avevo seguito i fatti. Grazie a te ho capito come stanno le cose..
    I politici e le poltrone ci stanno come il cacio sui maccheroni..non si possono staccare hehe..Abbraccione

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