Archivio per Novembre, 2008
21 Novembre 2008 a 5:26 pm
· Archiviato in politica ·Contrassegnato da tag Antonio Di Pietro, Berlusconi, Camera, Italia dei Valori, Parlamento, PD, Riccardo Villari, Senato, Sergio Zavoli, Veltroni, video

Riccardo Villari non molla
Personalmente, non avevo mai sentito nominare Riccardo Villari. E, sinceramente, avrei preferito non doverlo conoscere nel modo in cui il suo nome è stato sviscerato e stampato su giornali e telegiornali d’Italia. Tutto nasce dall’empasse della nomina del presidente della Commissione parlamentare per la Vigilanza Rai, nomina su cui maggioranza ed opposizione non riuscivano a convergere su un nome. Per la verità, l’opposizione proponeva un solo nome, quello di Leoluca Orlando, deputato dell’Italia dei Valori che aveva l’appoggio del suo stesso partito, ovviamente, del Partito Democrativo e dell’Unione dei Democratici di Centro. Purtroppo per lui, il suo nome era inviso alla maggioranza di centro-destra + Lega Nord e questa situazione a portato allo stallo dei mesi antecedenti. Infine, con un colpo a sorpresa, la maggioranza ha autonomamente eletto un deputato dell’opposizione, appunto Riccardo Villari, che ora si trova nella situazione di essere stato eletto, ma di avere come primi nemici coloro che, fino a pochi giorni fa, erano suoi colleghi e amici. Per la verità, il buon Villari aveva detto che si sarebbe fatto da parte appena le due controparti, maggioranza ed opposizione, fossero giunte ad un accordo su un nome da eleggere; ora che si è trovato il nome (Sergio Zavoli), però, ecco che Villari fa retro marcia e rifiuta ogni invito alle dimissioni. D’altronde perché dovrebbe dimettersi? E’ un deputato dell’opposizione (o meglio, lo era finché non è stato espulso dal PD) ed è stato eletto in maniera regolare. Ovviamente, in questo modo l’opposizione è stata tagliata fuori dai giochi, ma questa situazione l’opposizione se l’è un po’ cercata, a dir la verità.
Riccardo Villari ha, probabilmente, l’occasione di una vita, per essere presidente di una Commissione parlamentare e per diventare veramente notabile. E’ comprensibile che non voglia mollare lo scranno, lo fanno tutti i politici, è una malattia che colpisce trasversalmente deputati e senatori. Inoltre, la candidatura di Zavoli, pur rappresentando una candidatura seria ed autorevole, va nella solita direzione de “Largo ai Vecchi“, leit motive della politica italiana e non solo della politica. E in tutto questo parapiglia generale, arriva pure la sparata politica di Antonio Di Pietro che attribuisce la colpa per la situazione creatasi al premier Silvio Berlusconi, lanciando una pesante accusa di corruzione verso il Pres-del-Cons. Credo che alla base di tutto ci sia un astio reciproco tra PdL e IDV: il Popolo della Libertà non voleva assolutamente Leoluca Orlando probabilmente perché deputato dell’IDV, non per altro; e questo non può lasciare indifferente il presidente dell’Italia dei Valori che, già di suo, ha l’orticaria ogniqualvolta ha a che fare col premier Berlusconi.
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19 Novembre 2008 a 12:29 pm
· Archiviato in ambiente ·Contrassegnato da tag animal, balene, Beppe Grillo, Danimarca, ecologia, Fær Øer, massacre, massacro, video, whales

tratto dal blog di Beppe Grillo
“Quando i delfini balena si avvicinano alle isole Far Oer della Danimarca è un giorno di festa. Le scuole chiudono e i bambini si recano in spiaggia insieme ai genitori. La popolazione, vestita con i costumi tradizionali, si appresta a ricevere i cetacei.
I delfini balena arrivano in gruppi, molte femmine con i piccoli. Sono animali socievoli, curiosi e non hanno timore dell’uomo. E’ il grande spettacolo di autunno per gli isolani. In motoscafo spingono le balene nelle baie dove l’acqua è poco profonda.
Quindi si avvicinano con fiocine di due chili e le piantano più volte nelle carni degli animali finchè non li hanno immobilizzati. I carnefici delle Far Oer possono allora estrarre i coltelli da 15 centimetri e tagliare grasso e carne viva per trapassare la spina dorsale. I piccoli danesi applaudono mentre le balene gridano. Non lo sapevate? Le balene gridano come gli esseri umani quando sono macellate. L’acqua acquista un bel colore rosso sangue. 2.000 balene sono trascinate sulla riva dai coraggiosi abitanti delle Far Oer per essere lasciate agonizzare. La maggior parte marcisce ed è ributtata a mare.”
Avevo sentito parlare di qualcosa di simile riferito alle isole Fær Øer, ma non immaginavo che potesse essere qualcosa di così crudo e violento. Ho evitato di pubblicare le immagini presenti sul blog di Beppe Grillo, perché credo che il video fosse già più che sufficiente per esprimere l’orrore e la crudeltà verso questi docili ed indifesi animali. Perché si deve arrivare a tanto? L’uomo si crede superiore alle altre razze animali, crede di poter giudicare quale specie è buona e quale è cattiva. Certe persone andrebbero trattate con museruola e camicia di forza, per non dire di peggio! E’ possibile che non siamo in grado, tutti insieme, di vivere in armonia col pianeta circostante?!? Dio mio, non mi sembra che ci voglia così tanto!
Per ulteriori informazioni potete visitare il blog di Beppe Grillo e aderire all’iniziativa “Stop the Whales Massacre in Fær Øer” inviando una mail alla Regina di Danimarca.

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17 Novembre 2008 a 8:21 pm
· Archiviato in economia, informazione ·Contrassegnato da tag Bank of America, bond, Calisto Tanzi, crack, Enron, Parma, Parmalat, processo, USA

Secondo me Calisto Tanzi non è una persona cattiva, però non può andare in aula a rilasciare dichiarazioni spontanee al limite della farneticazione. Secondo l’ex patron di Parmalat, infatti, lui non sapeva nulla, anzi, non aveva mai sospettato nulla sulle truffe ai risparmiatori, perché ovviamente se l’avesse saputo non si sarebbe comportato così, vero Calisto? Con che faccia si permette di dire certe cose? Come può la testa non sapere cosa fa il braccio? Magari Tanzi non era la mente del gruppo (da queste dichiarazioni direi che si evince chiaramente), però quando sei al vertice di una società non puoi non sapere e non condividere la politica del tuo gruppo. Se per anni Parmalat ha sottratto fondi mandandoli chissà dove, creando un buco di bilancio pazzesco, il peggior crack della nostra storia credo, come può dichiararsi ignaro di tutto, ignaro della gravità della situazione? Non faceva prima a dichiararsi malato di mente? Magari la seminfermità mentale gliela potevano pure concedere. Ha pure accusato velatamente Bank of America, rea di aver condotto capitali privati verso Parmalat nonostante sapesse del dissesto finanziario della società. Insomma, io non ho colpe, ma le banche che mi hanno appoggiato sì, la colpa è tutta loro!
E Tanzi è pure fortunato, perché ha una certa età! Nonostante il pubblico ministero chieda, giustamente, per il signor Tanzi 13 anni di reclusione, la legge ex Cirielli difficilmente, anche nel peggiore dei casi per Tanzi, permetterà all’ex patron del colosso Parmalat di ritornare in carcere. Sinceramente non capisco il senso di questa legge, non la trovo corretta e non la trovo sensata. Però spero che almeno arrivi una condanna esemplare per il buon Calisto. Considerate che, per lo scandalo Enron, l’amministratore delegato della società Jeffrey Skilling è stato condannato a 24 anni di carcere. Insomma, a Tanzi è andata ancora bene, troppo bene secondo me…
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14 Novembre 2008 a 5:22 pm
· Archiviato in economia ·Contrassegnato da tag recessione, Italia, crisi, economy, politica economica, recessione economica, Angeletti, Europa

fonte immagine: Wikipedia
Leggo che oggi, il leader dell’Uil Luigi Angeletti ha dichiarato che attende la convocazione del governo per discutere di una politica economica anticiclica. E su questo punto non possono non essere d’accordo. Le politiche economiche devono essere anticicliche per ridurre le turbolenze del ciclo economico.
Purtroppo, però, vi sono almeno due punti critici:
- le politiche economiche anticicliche sono più facili a dirsi che a farsi; infatti, ha senso parlare di politiche anticicliche quando si parte dal presupposto che tali politiche vadano prese in considerazione anche in fasi positive dell’economia. Difatti, le politiche anticicliche mirano a creare avanzo primario nelle fasi di crescita economica, avanzo da utilizzare (insieme allo strumento del deficit) nelle fasi recessive. Non si può però chiedere politiche economiche anticicliche solo quando l’economia va male, altrimenti il gioco non funziona.
- non risulta facile azzeccare il giusto timing di queste politiche, nonché la loro magnitudo. In sostanza, si può partire dall’idea di voler adottare politiche economiche anticicliche, ottenendo però l’effetto contrario, ingigantendo l’ampiezza del ciclo economico, soprattutto nelle fasi recessive. Sono, quindi, politiche molto nobili ma che hanno un forte rischio sottostante.
Dopo questa premessa è ovvio dire che per attuare questo tipo di politiche economiche si necessita di possibilità di deficit dello Stato e di grande competenza per non commettere stupidi errori. Non volendo entrare nel merito della competenza di chi ci governa, credo che i conti del nostro Bel Paese non ci permettano di mirare poi tanto a politiche economiche anticicliche. La mannaia dell’ammonimento europeo pende sulle nostre teste; già non rispettiamo e non rispetteremo mai il rapporto fra Debito pubblico e Pil, quantomeno dobbiamo cercare di rispettare il rapporto fra Deficit e Pil. E se il Pil italiano è in recessione, ecco che diventa difficile ricorrere ulteriormente allo strumento del deficit senza che da Bruxelles ci mandino anatemi.
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13 Novembre 2008 a 4:34 pm
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Iene – Costo dell’Alta Velocità
Personalmente mi ritengo un amante del progresso, sono affascinato dalle nuove tecnologie, soprattutto quando queste possono portare sviluppo. Il progresso, però, deve essere economicamente valido e sostenibile, e deve avere un senso, altrimenti non è progresso, è puro e semplice sperpero di denaro (pubblico).
Il prossimo 14 dicembre le Ferrovie dello Stato sono pronte a tagliare il primo nastro della linea ad Alta Velocità tra Milano e Roma, precisamente nel tratto tra Milano e Bologna. All’incirca un’ora per percorrere quest’ultima tratta, circa 3 ore e mezza per collegare il capoluogo lombardo alla capitale d’Italia. E nei prossimi anni saranno previsti ulteriori tagli per arrivare allo sbalorditivo tempo di 2 ore e 30 minuti per percorrere, in treno, la tratta Milano-Roma. Su questi numeri c’è poco da dire, sarebbero veramente stupefacenti e permetterebbero di ridurre il traffico aereo nei nostri cieli, preferendo il più comodo e economico treno su rotaia. Ovviamente, queste sono solo tempi stimati. Chi viaggia in treno sa benissimo che un treno che rispetta l’orario stabilito è quasi una mosca bianca; i ritardi sono quotidiani, causati da una miriade di cause da cui, ovviamente, Trenitalia prende sempre le distanze. Fa impressione vedere una società che si preoccupa di far viaggiare ulteriori treni ad alta velocità, quando tra quelli attualmente in circolazione sovente si registrano ritardi, anche grossi. Auguro loro di riuscire nell’impresa di migliorare il servizio, anche se la vedo dura…
Il punto in questione, però, è un altro: perché in Italia la Tav costa il triplo rispetto al resto d’Europa? Le cifre sono spaventose e le trovate guardando il video qui sopra, un servizio delle Iene. La cifra complessiva dovrebbe aggirarsi intorno ai 66 miliardi di euro (il servizio delle Iene è datato 2006, però). Per completezza, vi linko anche le altre due parti: parte seconda e parte terza del video. Su questa Tav molti in Italia hanno banchettato, è un’opera pubblica finanziata da debito pubblico mascherato e da denaro pubblico. Ecco perché bisogna tagliare e tagliare su importanti voci di bilancio! Dobbiamo far viaggiare i treni a 300 Km/h! Perché si sa, lo sviluppo di un Paese si vede proprio dalla velocità con cui fa circolare i propri treni. Poca importa se costano un occhio della testa, oppure se sono in ritardo mostruoso, l’importante è che siano veloci, altamente veloci.
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12 Novembre 2008 a 8:02 pm
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Beppe Grillo a Sanremo (1989)
Con tutto il rispetto per i fans della musica italiana, trovo che il nostro Festival della Canzone Italiana sia uno dei programmi televisivi peggio riusciti, almeno riferendosi agli ultimi anni. Io sono anni che non riesco a seguire una puntata del Festival. Il Festival di Sanremo è troppo lento, ha quel ritmo così compassato che, anche se le canzoni fossero gradevoli, il Festival le distrugge, le rovina. Spesso, comunque, le canzoni arrivano a Sanremo già rovinate; testi poveri di contenuti e canzoni musicalmente incapaci di spiccare nel mortuorio ligure…
Ed è così che il commissario prefettizio di Sanremo, Umberto Calandrella, la convenzione Comune-Rai sul Festival per gli anni 2009-2010-2011. Altri tre anni con la diretta di Sanremo, come se gli abbonati Rai non aspettassero altro… Sinceramente, credo che o si hanno nuove idee per rilanciare il Festival, oppure meglio lasciar perdere. Il Festival di Sanremo costa e costa anche alle tasche degli Italiani. In quest’ottica non si capisce nemmeno perché si debbano invitare star internazionali, ad esempio, offrendo loro somme incredibili per la loro presenza… a che serve???
Fosse per me, il Festival di Sanremo sarebbe solo trasmesso su radio. Se bisogna apprezzare la qualità della musica, credo che non vi sarebbe soluzione migliore, anche se “di nicchia” rispetto alla televisione. Ditemi un po’ voi, soprattutto se a differenza mia riuscite ancora ad apprezzare il Festival di Sanremo…
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11 Novembre 2008 a 5:42 pm
· Archiviato in economia ·Contrassegnato da tag Alitalia, banche, crisi, crisi finanziaria, Italia, prestiti, prestito ponte, recessione, salvataggio, UE, video

Il salvataggio delle banche
Facciamo il punto della situazione. L’attuale crisi finanziaria nasce dalle banche. Principalmente dalle banche d’affari americane, ma non solo. Le banche, nel complesso, sono le artefici della creazioni di questa attuale crisi finanziaria, crisi che sta abbattendo le fondamenta della finanza mondiale e che sta dando il largo ad una più pericolosa recessione economica, potenzialmente la più spaventosa e devastante che l’uomo abbia mai conosciuto.
Questa doverosa premessa serve per chiedersi come mai buona parte dei governi mondiali si sia mossa per salvare gli istituti bancari più coinvolti nella crisi. In Italia si parla solo di aiuti alle banche (pronto un piano da 20 miliardi) e, forse, alle imprese. I cittadini consumatori, invece, devono restare a guardare. Le vere vittime della crisi sono loro, siamo noi. Chi ha avuto le maggiori responsabilità è ancora al proprio posto, sicuro, e riceve pure gli aiuti da parte dello Stato. Chi invece non centra nulla ha la percezione (reale) di essere via via sempre più povero, è preoccupato per il proprio futuro a causa dell’incertezza del lavoro e si trova a dover pagare maggiormente per la crisi scatenatasi.
Perché, allora, si aiutano le banche e non i cittadini? Beh, la nostra classe politica dice che, data la situazione di crisi, non c’è modo di aiutare tutti; insomma, siamo semplicemente arrivati in ritardo e dobbiamo fare la fila nell’attesa del nostro turno. Davanti a noi c’è pure Alitalia che, con la decisione dell’UE, ci costerà altri 300 milioni di euro per il prestito ponte. Qualcuno, più di uno, sostiene che sia necessario aiutare le banche per permettere loro di fare nuovi prestiti. Cioè, non vogliono renderci più ricchi, vogliono consentirci di indebitarci. La loro preoccupazione è che imprese e famiglie non riescano ad indebitarsi sufficientemente per le proprie spese, oppure per i propri investimenti. Indebitarsi non è sbagliato, in special modo in situazioni di crisi, ma non è giusto semplicemente affidarsi allo strumento del finanziamento bancario. Indebitarsi con una banca ha senso quando si pensa di anticipare dei flussi monetari futuri, per esempio per una spesa imminente di grossa importanza. Ma se le prospettive future rimangono quelle attuali, che senso ha chiedere prestiti alle banche? Non riusciamo più a risparmiare, cavolo! Da agenti in surplus le famiglie stanno diventando agenti in deficit, come le imprese. E questo non va bene, è una situazione che va corretta, va corretta aumentando il reddito delle famiglie e subito!
Un piccolo suggerimento ce l’ho: dato che lo Stato ha a cuore banche ed imprese e meno le famiglie, perché non taglia le tasse ai cittadini, aumentandole per le banche? Se lo Stato non aiuta durante le crisi, che diritto ha di chiedere un salasso economico come quello richiesto alla famiglia media italiana?
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10 Novembre 2008 a 5:41 pm
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I mezzi di trasporto d’Italia oggi hanno incrociato le braccia. Ma soprattutto hanno rotto le balle ai pendolari e ai comuni cittadini-lavoratori che, come ogni giorno, non si potevano permettere di scioperare e si dovevano recare regolarmente sul luogo di lavoro. Personalmente, mi sono trovato a Milano questa mattina e devo dire che non è stato facile tornare a Brescia. Perché gli scioperi dei trasporti sono spesso trasversali, coinvolgono tutti i mezzi del trasporto pubblico e paralizzano le città. Indicativamente, bisognava muoversi entro le 9:00 (8:45) del mattino, per sfuggire al blocco dei mezzi pubblici. Giunto alla stazione di Milano centrale, ho dovuto fare i conti con lo sciopero dei treni, messo giusto giusto tra le giornate di ieri ed oggi, 24 ore di sciopero che riguardano, principalmente, i treni del trasporto locale con la cancellazione anche di alcuni treni ES, IC e simili, di lunga percorrenza. Insomma, si tratta di un lunedì nero per i trasporti nazionali.
Il punto è che, oltre ad essere molto frequenti, questi scioperi sembrano proprio avere una regia alle spalle, che li crea e li organizza a puntino per dare maggiori disagi ai cittadini. Ma i cittadini non hanno alcuna colpa per quanto concerne le trattative per il rinnovo di contratti sindacali, diamine! Perché devono essere sempre gli utenti a pagare? Perché chi paga deve sempre pagare? Si possono accettare e condividere le idee di piloti, macchinisti, assistenti di volo, autoferrotramvieri, ecc., ma quando poi si provano sulla pelle le conseguenze dei loro scioperi, ecco che la rabbia ci porta a cambiare idea, perché rispondere ad un disagio creandone altri non è certamente una buona cosa.
Inoltre, mi fanno veramente arrabbiare le frasi del tipo “Ci scusiamo per il disagio arrecato”. Come se non ci potessero fare nulla, siamo costretti a fare così, siamo costretti a rendervi una giornata infernale, però ce ne scusiamo: sai quanto me ne faccio delle scuse quando rimango appiedato in una stazione, oppure quando devo aspettare ore ed ore e pagare comunque per il servizio utilizzato… ma vaffanculo va, perché quando ci vuole è più che lecito! L’Italia, in un momento di crisi, pensa solo a far scioperi…
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7 Novembre 2008 a 6:13 pm
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La gaffe di Berlusconi su Obama
Silvo Berlusconi non ama vedere che non si parla di lui. Lui vuole le prime pagine dei giornali e dei telegionali, vuole essere sulla bocca di tutti, vuole essere sempre al centro dell’attenzione, nel bene o nel male. In un mondo che stava dedicando a Barack Obama, neo presidente eletto degli Stati Uniti d’America, i titoli di prima pagina delle più importanti testate giornalistiche e dei principali telegiornali, il nostro premier non ha resistito dalla voglia di vomitare una spiacevole battuta per far parlare di sè. In realtà c’aveva provato anche subito dopo la vittoria di Obama, dichiarando che avrebbe dato consigli al neo presidente. Ora, questa era una battutina sottile e leggera, molto da interpretare. Certamente, però, Obama non ha molta meno esperienza politica di Berlusconi e, altresì, credo che Obama non abbia bisogno dei consigli del nostro premier. Dato che questa battutina non aveva prodotto nulla, Berlusconi ha pensato di calare l’asso con una battuta molto più esplicita e diretta, definendo Obama “giovane, bello e abbronzato”. Detta così è una stronzata colossale, nel senso che non è una battuta che fa ridere e non dimostra nemmeno tanto senso del’umorismo, punto a cui i suoi alleati si sono appellati. Fa ridere dire che un uomo di colore è abbronzato? No e non dimostra nemmeno uno spiccato senso del’umorismo a dirla tutta, certamente una scarsa fantasia. Ma non è che Silvio Berlusconi sia scemo, tutt’altro. Lui lo fa consapevolmente, dice queste cose sapendo che poi finirà sulla bocca di tutti e se ne rallegrerà. Ha pure aggiunto “Dio ci salvi dagli imbecilli“, tanto per mettere benzina sul fuoco della polemica da lui innescata.
Il punto è che da presidente del Consiglio in visita all’estero rappresenta tutto il Paese, quindi anche le parole vanno misurate per bene. Non può pretendere di dire tutto ciò che vuole, da premier è chiamato anche a rispettare alcuni vincoli istituzionali ben precisi, senza sfociare in gesti goliardici oppure in battutine da bar. Credo che, comunque, alla base di tutto, vi sia una certa invidia di Berlusconi nei confronti di Obama. Barack Obama è giovane e bello, come lui stesso ha detto, ma è pure alto e con i propri capelli in testa. Inoltre è amato da molti, per la sua spiccata “ars oratoria“, per il suo sorriso efficace, in generale per il suo aspetto limpido e trasparente, da bravo cittadino che, quel posto da presidente, se l’è guadagnato sul campo.
Credo che Berlusconi starà gongolando per la reazione dell’opposizione italiana, nonché per le reazioni del mondo intero. Ha raggiunto il suo obiettivo, far parlare di sé, anche se in un mondo poco onorevole. Probabilmente, sarà soddisfatto anche da questo mio post…
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5 Novembre 2008 a 12:34 pm
· Archiviato in politica ·Contrassegnato da tag America, Barack Obama, Bear Stears, Casa bianca, crisi finanziaria, economy, Election Day, Obama, Paul Samuelson, recessione, USA, video, White House

Bruce Springsteen – The Rising
Obama ce l’ha fatta. L’America, gli Stati Uniti d’America hanno voltato pagina segliendo il candidato democratico come prossimo inquilino della Casa Bianca. La vittoria è stata netta, quasi schiacciante. I Democratici avranno un grosso dominio anche per quanto concerne la Camera dei rappresentanti con oltre 250 seggi. Dopo 8 anni di governo Bush, l’America ed il mondo tutto si aspettano molto dal candidato democratico, nuovo presidente degli USA.
Barack Obama ha il difficile compito di traghettare il proprio Paese fuori dalle impetuose acque della crisi finanziaria e dalla recessione economica che l’ha colpito negli ultimi mesi, trainandosi dietro buona parte delle economie mondiali. Obama ha detto tante cose in campagna elettorale e non sarà facile per lui tramutarle tutte in fatti; se ci riuscirà, dimostrerà di essere un valido presidente e di meritarsi persino la ricandidatura, su questo non v’è dubbio.
Il premio Nobel per l’Economia, Paul Samuelson, sul Il Sole 24 Ore, parla dell’elezione di Barack Obama e della recente crisi finanziaria. Alla veneranda età di 93 anni, uno dei più grandi economisti di tutti i tempi è certamente favorevole al cambio di rotta della politica americana, anche se è preoccupato che la vittoria schiacciante impedisca quel minimo di ostruzionismo che è sinonimo di democrazia in quasiasi Paese. Sul fronte della crisi, segnala come il fallimento di Bear Stears era prevedibile, dato che quest’ultimo era l’intermediario principale dell’hedge fund LTCM, Long Term Capital Management, fondo hedge fallito una decina d’anni fa. Sul rilancio dell’economia auspica che le banche centrali, soprattutto la BCE, mettano da parte gli obiettivi sull’inflazione per concentrarsi maggiormente sulla cura della recessione, perché il male maggiore; sul disavanzo che si genererà per superare la crisi Samuelson non è troppo preoccupato e sostiene che i rischi di iperinflazione saranno assai ridotti.
Comunque vada, la missione di Martin Luther King ha trovato, finalmente, il suo lieto epilogo. Il sogno di uguaglianza del pastore statunitense ha trovato il pieno compimento nell’elezione di Barack Obama, primo presidente di colore degli USA. Questo è un forte segnale di integrazione, un segnale che dimostra come l’integrazione sia possibile quando è voluta da entrambe le parti, che dimostra che il colore non deve essere un discriminante in nessuna circostanza.
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