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Esattamente 79 anni fa uno dei sogni americani crollò, insieme a Wall Street. Il 24 ottobre 1929, infatti, è ricordato come il “giovedì nero” di Wall Street, giorno in cui le quotazioni di borsa cominciano a crollare precipitosamente, innescando quel meccanismo di paura e panico che romperà quell’euforia irrazionale degli investitori, frutto di un’escalation di crescita che sembrava non aver mai fine. La fine sarà ben chiara in quel giovedì, mentre la conferma ufficiale arriverà 5 giorni dopo, con il famoso “martedì nero” che portò ad una perdita di 14 miliardi di dollari in una sola seduta borsistica. Tanto per dare altri numeri, il DJIA (Dow Jones Industrial Average) durante lo scoppio e l’evoluzione della crisi del 1929, passò da una quotazione massima di 381,17 del 3 settembre 1929 alla quotazione minima di 41,22 dell’8 luglio 1932. In meno di 3 anni, quindi, l’indice perse oltre l’89% del proprio valore, un impressionante crollo che falcidiò l’economia americana e quella mondiale.
Da allora ad oggi cos’è cambiato? Sostanzialmente poco o nulla. L’economia e la finanza hanno recepito e capito gli errori del ‘29, ma nel tempo ne ha commessi di nuovi e le crisi si sono comunque sviluppate, un po’ a causa dei medesimi errori del passato (perché ogni tanto “ci si dimentica del passato”), un po’ a causa di nuovi fattori scatenanti. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo assolutamente convivere con queste crisi, frutto di bolle speculative che si innescano rapidamente e che scoppiano con sempre più maggior fragore.
Ed oggi è un vero e proprio venerdì nero per le Borse. L’andamento negativo delle Borse asiatiche (Tokio -9,60%; Seul -10,57%) ha comportato un’apertura in forte ribasso per le Borse europee. In questo 24 ottobre la crisi del ‘29 non sembra poi così lontana nel tempo…




