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Manca poco all’Election Day del 4 novembre, ma Barack Obama sembra aver in pugno la vittoria sul rivale John McCain. I sondaggi danno il candidato democratico alla Casa Bianca nettamente in vantaggio sul rivale repubblicano e il suo vantaggio sembra aumentare continuamente. A maggior ragione, inoltre, quando a sostenere la candidatura a presidente di Barack Omaba si aggiunge, tra i tanti, pure l’ex capo di Stato maggiore e segretario di Stato repubblicano Colin Powell, c’è da credere che la vittoria sia solo una formalità per Obama. Ovviamente, date le elezioni passate, meglio non dare troppo retta ai sondaggi ed aspettare sempre l’esito delle votazioni, considerando poi il complicato meccanismo americano per l’assegnazione della vittoria finale. L’appoggio di Powell, comunque, oltre ad essere un segnale di forte sostegno verso il candidato democratico (e un’implicita critica e sconfitta per McCain), potrebbe anche rivelare movimenti sottobanco di potere, atti a costruire un governo bipartisan alla vittoria di Obama, nonché garantire una poltrona ai notabili ed importanti sostenitori (Powell compreso) di quello che potrebbe essere il primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America.
Io sto dalla parte di Obama perché, a mio avviso, gli USA necessitano di un radicale cambio di rotta dopo il doppio mandato targato George W. Bush. Soprattutto sull’economia e sulla politica estera il presidente repubblicano ha combinato più pasticci che altro, per utilizzare un eufemismo. C’è bisogno di un volto nuovo, di un nuovo vento politico che sappia e che, soprattutto, voglia spazzare vie le nubi cupe che si addensano sui cieli della politica americana.




