
Dopo aver risolto, forse solo parzialmente, la crisi finanziaria degli ultimi mesi che ha colpito con metastasi tutte le Borse mondiali, c’è un altro problema legato alla liquidità, ben più importante di quello delle banche commerciali. Il pianeta ha sempre più sete e, in particolar modo, l’Italia ha sempre più sete. Negli ultimi 50 annni, infatti, le precipitazioni sono calate del 14%. Ad affermarlo è l’Organizzazione Mondiale della Sanità, la FAO e l’Autorità per la sicurezza alimentare europea in una nota congiunta in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, nell’ambito della quale si svolge un seminario sugli effetti del cambiamento climatico.
Calano le precipitazioni e aumenta il fabbisogno idrico del nostro Paese. Questa situazione è decisamente allarmante e preoccupante, molto più di un fallimento bancario. Se il nord Italia, infatti, gode di una certa indipendenza idrica dall’approvvigionamento delle precipitazioni, grazie alla presenza dei ghiacciai (che ogni anno si ritirano sempre più), molte zone del centro e del sud Italia hanno già tutt’oggi seri problemi legati all’acqua. Oltre al problema delle differenze nei costi dei servizi idrici in Italia, infatti, le risorse idriche nel meridione sono scarse e distribuite in maniera non omogenea, creando seri problemi per le attività produttive e la vita stessa in queste zone per i prossimi decenni o secoli. Purtroppo, però, questo problema non è di facile soluzione e all’orizzonte non si vede nulla di buono. L’area del Mediterraneo è destinata, secondo molti, a diventare sempre più torrida. Si stima, infatti, un aumento di circa 6 gradi delle temperature medie estive in Italia tra il 2070 e il 2100, aumento che porterà a ulteriore siccità e a devastanti effetti sull’agricoltura, come la perdita di molte colture, la riduzione delle zone umide e l’acidificazione dei terreni. Tutta l’Italia sarà colpita e gli effetti si vedono già oggi, con stagioni pazze che anticipano la fioritura delle piante facendo poi subire loro delle improvvise gelate.
L’unica cosa possibile da attuare è la progressiva riduzione dei gas serra, artefici di questi stravolgimenti climatici. A mio avviso, soluzione utopica perché la volontà del mondo non è questa: il protocollo di Kyoto rimane carta straccia e se, formalmente, lo si vuole rispettare, nella realtà nulla cambia all’orizzonte e, soprattutto, nulla cambierà finché gli Stati Uniti non lo ratificheranno. Per quanto concerne l’Italia, ha ratificato il protocollo ma è in pesante ritardo su di esso. Dal 1° gennaio 2008 paga 4.111.000 € al giorno per i ritardi nel raggiungimento dei propri obiettivi. Per chi fosse interessato, cliccando qui si trovano ulteriori notizie e il dato complessivo sulla cifra accumulata come costo di ritardo.




