
Ma come si fa a morire per colpa di un bullone? Sembra essere proprio questa la causa della morte di tre operai in un cantiere a Barberino di Mugello per la costruzione di un pilone di un viadotto della variante di Valico dell’autostrada A1. Di sicurezza non ce n’è mai troppa nei cantieri italiani. Su questo non vi sono dubbi e i numeri parlano chiaro con, all’incirca, un centinaio di morti sul lavoro al mese, ma è probabilmente un calcolo per difetto.
Si tratta certamente di mancanza di attenzione, di imprudenza ed imperizia, ma anche di una certa fatalità che porta a certi eventi nefasti. Il problema è anche il fatto che il problema delle morti bianche sembra necessitare di morti per essere affrontato. E’ un mostro che si alimenta di morti per avere risonanza, per essere portato alla luce. C’è sicuramente una componente di sfortuna che determina questi eventi e su questa componente c’è veramente poco da fare. Però su molte altre cose si può agire, si deve agire, per evitare che si lavori per morire: bisognerebbe lavorare per vivere, non per morire.
Una cosa che possiamo fare tutti è segnalare i cantieri che palesemente non rispettano le normali misure di sicurezza. E ce ne sono, sono attorno a noi, praticamente. Basta girare per una qualsiasi città e si possono notare. Dobbiamo essere i primi controllori, anche se in primis dovrebbero essere i lavoratori stessi a pretendere la sicurezza nei cantieri. La sicurezza deve essere di serie, non basta averla come optional.




