Dopo la volta delle grandi banche d’affari e degli intermediari finanziari in senso lato, sarà il turno dei comuni. Tra i nostri Enti locali ve ne sono alcuni che sono sull’orlo della bancarotta. Alcuni sono già falliti, come il comune di Taranto, altri son lì lì, come il comune di Catania che non riesce a pagare gli stipendi dei propri dipendenti. Per chi ha sottoscritto contratti derivati negli anni passati stanno finendo gli anni di vacche grasse per iniziare quelli di vacche magre, magrissime, scheletriche! Molti Enti locali si sono fatti affascinare dal miraggio dei soldi contanti immediati e dei debiti procrastinati nel tempo. Circa un anno fa la trasmissione Report intitolata “Il Banco vince sempre” aveva tolto il coperchio a tutto il marcio del mercato dei derivati in Italia, un buco enorme di svariati miliardi di euro che inghiottiva piccole e medie imprese private, enti locali e persino istituti religiosi.
Il tutto nasceva dall’ignoranza attorno ai titoli derivati. I derivati sono titoli il cui valore deriva dall’andamento di un’altro titolo o di un’altra attività. Questo fatto ne rende difficile il pricing e ne sconsiglia l’utilizzo a soggetti poco formati sulla Finanza, oppure a soggetti che si trovano a gestire soldi pubblici. Invece le banche si sono fatte in 4 per esporre proprio questi soggetti. Tutti sono stati consigliati, incentivati, spinti a sottoscrivere contratti di dubbia utilità e onestà. In particolar modo, mi soffermo sui contratti sottoscritti dai comuni: quest’ultimi, infatti, si sono fatti incantare troppo facilmente dalle banche, sottostimando o, addirittura, non prendendo minimamente in considerazione, il rischio sottostante a questi contratti: com’è possibile che un sindaco o un assessore non si siano insospettiti di fronte ad un contratto che millantava di essere a costo zero e di garantire flussi di cassa in entrata per i primi periodi? Che cosa pensavano, di essere più furbi delle banche? Innanzitutto, non esiste un contratto a costo zero. Il problema risulta quindi essere la determinazione del fair value del derivato, il suo valore intrinseco. Molti comuni sono entrati “a zero” in contratti con fair value fortemente negativi, perdendoci subito in partenza. La teoria finanziaria dice che:
In un mercato privo di arbitraggio, il prezzo di qualsiasi titolo è dato dal valore atteso, sotto la probabilità di martingala equivalente, di tutti i flussi di reddito futuri del titolo scontati al tasso privo di rischio.
Al di là della probabilità di martingala equivalente, bisogna capire che il valore odierno di un titolo dipende da quanto renderà nel futuro. Se oggi il valore di mercato di un titolo derivato è negativo, significa che il valore attuale atteso delle perdite è superiore al valore attuale atteso dei profitti. Per accettare di sottoscrivere questo titoli, dovreste ricevere immediatamente anche una somma pari al fair value; per qualsiasi valore inferiore, il contratto vi vedrebbe partire svantaggiati fin dall’inizio. Ma tanto, chi se ne frega, pagheranno i posteri…





