Archivio per Ottobre, 2008
31 Ottobre 2008 a 6:03 pm
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La tragedia del Congo
La notizia non è fresca di giornata, anzi, è un processo che dura da anni, che non ha mai fine nonostante le brevi interruzioni. Nella Repubblica Democratica del Congo stanno avvenendo fatti abominevoli. Oggi, a Ginevra, l’Onu ha confermato e denunciato la violazione dei diritti umani contro i civili a Goma, capitale del Nord Kivu (regione del Congo). E’ in atto una guerra civile tra i ribelli guidati da Laurent Nkunda e l’esercito governativo, quest’ultimo costretto alla ritirata dagli attacchi dei ribelli. Il punto è che ad attaccare i civili non sono i ribelli, sono maggiormente le forze governative! Riporto uno stralcio dell’articolo:
I violentissimi combattimenti che hanno sconvolto negli ultimi mesi, con punte drammatiche nelle ultime settimane, il nord est del Congo hanno provocato una «catastrofe umanitaria», secondo una denuncia della Croce Rossa, di cui riferisce oggi la Bbc on line. Decine e decine di migliaia i profughi sono in fuga dal capoluogo regionale Goma, dove numerose case e negozi sono stati saccheggiati. Violenze tremende (si parla di stupri diffusi) anche sulla popolazione civile, di cui -stando a testimonianze concordi- si sarebbero resi responsabili soprattutto i soldati dell’esercito regolare. Intanto la situazione sul campo resta molto tesa. Le truppe del generale ribelle Laurent Nkunda (composte solo da soldati di etnia tutsi) che per ora hanno prevalso su quelle lealiste, sono accampate ad una dozzina di chilometri da Goma, ferme.
Nkunda del resto ha proclamato, mercoledì sera, un cessate il fuoco unilaterale. Che però ha minacciato di interrompere, entrando in Goma, se i caschi blù non garantiranno che sia davvero rispettato: il riferimento è alle violenze dei soldati governativi contro i civili, che il generale ribelle vorrebbe fossero militarmente impedite dalle truppe dell’Onu. È in corso intanto un pressing della diplomazia internazionale -quella europea in prima linea- per evitare che la crisi precipiti del tutto, finendo col coinvolgere direttamente il confinante Ruanda, alleato più o meno ufficiale del generale Nkunda.
Questa ennesima guerra civile va fermata prima che sia troppo tardi! Oramai si può essere quasi certi nel dire che molti Paesi africani (in special modo quelli africani) non riescono ad essere governati democraticamente, a causa delle lotte tribali e raziali all’interno di esse, oltre alle normali lotte di potere, lotte che un potere democratico non può evitare, può solamente sedare per qualche tempo, ma nulla più. La verità è che senza un potere forte questi Paesi a grande crescita democrafica, ma con poche risorse e benessere, sono destinati ad essere una vera polveriera, pronti ad esplodere alla prima scintilla.
Purtroppo, inoltre, a pagare per questi scontri sono sempre più i civili inermi ed innocenti. Bisogna fermare quest’ondata di morte, stupri e saccheggi. L’Onu deve intervenire, altrimenti che ci sta a fare?
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30 Ottobre 2008 a 6:35 pm
· Archiviato in informazione ·Contrassegnato da tag Annozero, Berlusconi, Mara Carfagna, Michele Santoro, Sabina Guzzanti, Silvio Berlusconi, televisione, Vaticano, video

Sabina Guzzanti imita Berlusconi
Dal blog del suo sito ufficiale, la comica Sabina Guzzanti ha annunciato di aver registrato tre pezzi di Berlusconi per la puntata di questa sera (giovedì) di Annozero, la nota trasmissione condotta da Michele Santoro. Dopo 5 anni di assenza dalla televisione italiana si sentiva proprio la mancanza della Guzzanti nel panorama televisivo, eh? Echeggiano ancora nell’aria le feroci polemiche dopo il suo intervento alla manifestazione di Piazza Navona, quando si meritò una denuncia da parte del ministro delle Pari Opportunità Mara Carfagna e una richiesta di danni pari ad 1.000.000 di euro, oltre alle polemiche innescate contro la Chiesa cattolica, il Vaticano e Papa Benedetto XVI.
Ora, indipendentemente da come andrà a finire il procedimento penale e civile (direi soprattutto quello civile) che la vede coinvolta con la ministra Carfagna, trovo che in questo momento particolare per il nostro Paese sia meglio che la Sabina nazionale si occupi solo ed esclusivamente del teatro, senza andare in tv a creare ulteriori polemiche, perché gli Italiani ne hanno già abbastanza. Auguro alla Guzzanti tanta fortuna col suo “Vilipendio Tour – parte 3″, credo possa essere un’ottima artista, una voce fuori dal coro che aiuta la gente a riflettere, ma per il momento resterei lontano dagli ambienti televisivi, almeno finché le acque sull’economia e sull’argomento scuola non si siano calmate.
Sabina Guzzanti è una voce importante di protesta contro la politica e, in special modo, contro l’attuale premier Silvio Berlusconi. Ha il demerito, a mio avviso, di eccedere spesso nei toni e di non riuscire a capire, quindi, il limite da non valicare per non andare a vantaggio dell’avversario. Insomma, va molto bene essere controcorrente, criticare anche aspramente, ma se si supera il limite si finisce col fornire un assist al bacio per la persona che si vuole colpire. Se la Guzzanti è contraria a Berlusconi, come persona e come politico, fa bene ad esprimere il proprio dissenso, ma deve anche capire che l’eccesso nelle parole e negli atteggiamenti è un boomerang che crea consenso proprio verso colui che vorrebbe colpire. E stasera penso proprio che la Guzzanti non resisterà dal desiderio di lanciare quel boomerang…
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29 Ottobre 2008 a 6:07 pm
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La nostra Terra ha un volume di 1,0832073 × 1021 m³ e una superficie di 5,100656 × 1014 m². Nonostante questi numeri impressionanti, non ci basta più. Oggi, infatti, come mostra la figura qui sopra, la domanda di risorse per la vita dell’intera umanità è all’incirca di un 30% superiore a quanto il nostro pianeta è in grado di fornirci. Sostanzialmente, la Terra è in grado di sostenerci solo per circa 2/3 dell’anno, poi ci dobbiamo “indebitare”. L’allarme è lanciato dal Living Planet Report 2008 del Wwf, in collaborazione con la Società Zoologica di Londra e il Global Footprint Network. Se le cose non dovessero cambiare, entro l’anno 2035 potremmo aver bisogno di un altro pianeta per non dover modificare i nostri stili e tenori di vita. Dal 1961 al 2005 la “domanda di natura” è più che raddoppiata, a causa della crescita della popolazione mondiale e a causa del consumismo eccessivo che ha portato a tanti sprechi.
L’Italia, ovviamente, eccelle nelle classifiche di impronta ecologica. L’Italia si piazza al 24° posto della classifica globale, ma raggiunge addirittura il 4° posto per quanto concerne l’impronta idrica. L’impronta idrica misura i consumi d’acqua di un Paese per la produzione di beni e servizi. Ogni anno un italiano consuma 2.332 metri cubi d’acqua, contro una media mondiale di 1.240 metri cubi.
Sull’impronta ecologica, comunque, i peggiori sono i soliti Stati Uniti d’America. Infatti, la biocapacità globale si attesta intorno a 2,1 ettari pro capite, mentre quella americana è pari a 9,4 ettari globali: sostanzialmente, essi le risorse di circa 4,5 Terre. La media complessiva è pari a 2,7 ettari con i Paesi industrializzati che la fanno da padrone. Per essere ancora più chiari, meno di un miliardo di individui (su un totale di quasi 6 miliardi e mezzo) consuma mediamente 3 volte di più di quanto il pianeta può sostenere. In una situazione così forzata, ovvio che questo eccesso di domanda sia scontato dal resto della popolazione mondiale (all’incirca 5,5 miliardi di individui) che devono vivere a credito, un credito che, però, non frutta loro nulla, tutt’altro. Non ottengono nulla, se non i danni dell’inquinamento globale che, purtroppo, colpisce pure i Paesi meno sviluppati.
Anche il mondo animale ci sta lanciando forti segnali su questa “recessione ecologica“. Dal 1970 al 2005 circa il 30% delle specie animali vertebrati si sia estinto con una conseguente riduzione della biodiversità, un patrimonio della nostra Terra. Questo fenomeno è particolarmente sviluppato nelle aree tropicali dove il crollo ha raggiunto, addirittura, il 50%.
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28 Ottobre 2008 a 11:06 pm
· Archiviato in politica ·Contrassegnato da tag Berlusconi, Costituzione, frammentazione, media, Napolitano, preferenze, premier, sbarramento, video

La nuova legge elettorale per le europee
Che senso ha, mi chiedo, voler eliminare le preferenze per le prossime elezioni europee del 2009? Finché si parla di meccanismi di sbarramento posso sempre comprendere la ratio che porta a formulare queste proposte: ovviamente non è detto che siano corrette e giuste, però la motivazione è chiara, ossia ridurre la frammentazione partitica. A livello europeo, però, direi che il problema della frammentazione è un non-problema. Non esiste alcun problema di governabilità del Parlamento europeo e credo che nessuna barriera andrebbe posta alle elezioni.
La questione, però, è cercare di capire la ragione per cui si debba proporre l’eliminazione delle prefenze. Già nelle elezioni nazionali il popolo italiano è stato spogliato del diritto di decidere i propri rappresentanti in Parlamento. I rappresentati sono decisi ex ante dalle segreterie di partito e il voto popolare serve solo a decidere la “quantità” di politici di uno schieramento, senza andare a influire sulla “qualità”. L’abolizione delle preferenze, ergo, si configura come un atto incostituzionale, perché proprio la Costituzione italiana, nell’art. 1, sancisce che “La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Quindi, dato che il popolo è sovrano, perché lo si spoglia lentamente ma inesorabilmente della propria sovranità?
L’unica spiegazione lecita ed ammissibile che mi viene in mente è il fatto che i nostri cari partiti credano che il popolo italiano non sia in grado di scegliere adeguatamente per il proprio bene e per il proprio futuro e che, dunque, agevoli la scelta ai cittadini “consigliando” dei propri fidati candidati. Questa è l’unica ipotesi che mi viene in mente, ma la trovo talmente idiota che mi rifiuto di credervi.
La realtà è che in Italia, ormai da anni, viviamo in una dittatura soft, talmente leggera che si fa fatica ad accorgersene. E’ una dittatura dell’informazione, perché il popolo stesso è tenuto in coma mediatico, privato degli elementi necessari per poter aprire gli occhi e giudicare autonomamente. In Italia molte cose vanno male, ma piuttosto che cercare di rimediare agli errori se ne commettono di nuovi, sulla scia di quelli passati. Le prefenze non vanno tolte, vanno rimesse in Italia, per ridare una parvenza di democrazia in questo Paese oramai agli sgoccioli. Ma il premier Berlusconi sembra non voler ascoltare il monito di Napolitano e tira dritto su questa riforma che, a suo dire, sarebbe una riforma nell’interesse del popolo italiano… mah…
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27 Ottobre 2008 a 9:37 pm
· Archiviato in sport ·Contrassegnato da tag calcio, Fiorentina, Gilardino, mano de Dios, Maradona, Moggi, video

Gilardino segna di mano
Nel posticipo di ieri sera è successa una cosa incredibile: un giocatore ha segnato di mano, dando il via alla vittoria della propria squadra. Quel giocatore è Alberto Gilardino, attaccante rinato con la cura Prandelli nell’ambiente di Firenze, dopo un periodo fuligginoso in quel di Milano, sponda rossonera. Il giocatore è talmente rinato che ha voluto emulare il celeberrimo gesto di Diego Armando Maradona che, durante i mondiali del 1986, segnò un gol di mano all’Inghilterra, gol che venne subito ribattezzato come “la mano de Dios”, anche per via della rivalità tra Argentina e Inghilterra causata dalla Guerra delle Falkland, “las islas Malvinas” per gli argentini.
Comunque sia, è sorprendente notare come un gesto di estrema furbizia susciti reazioni ben diverse, a seconda che si tratti di Maradona oppure di un Gilardino qualunque. Maradona, per quel gol (e non solo per quello), divenne un eroe nazionale, un simbolo per un intero popolo, per una vendetta nazionale. Certamente quello era un contesto diverso e, secondariamente, Maradona segnò anche un altro splendido gol da cineteca del calcio, però fa sempre impressione vedere come ci si indigni per un gesto di scaltrezza. Ora, infatti, l’attaccante biellese della Fiorentina salterà le prossime due partite, perché il giudice sportivo ha deciso di squalificarlo. Casualmente, nel turno infrasettimanale è in programma Fiorentina-Inter, ma voglio pensare e credere che si tratti di una coincidenza fortuita e non di un piano deciso a tavolino dai potenti del calcio. Dico questo perché tutti sanno che Moggi indirizzava anche le squalifiche del giudice sportivo ed ora che è stato allontanato dal mondo del calcio vorrei che tutto filasse liscio e che nessuno avesse preso il suo posto di comando.
Credo che Gilardino abbia semplicemente sbagliato nell’esultare, ma è altrettanto vero che è difficile non esultare dopo un gol segnato, anche se di mano. Comunque questa è una decisione che apre nuovi scenari sul mondo del calcio. Porterà a roventi polemiche nel futuro e già tuttora ne ha create parecchie. Il mondo del calcio è pieno zeppo di polemiche e, talvolta, servirebbe un po’ di buonsenso per evitarne di nuove.
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26 Ottobre 2008 a 10:09 am
· Archiviato in finanza ·Contrassegnato da tag allocazione di portafoglio, capital allocation, econometria, finance, frontiera efficiente, matematica, mercati finanziari, portfolio, rendimento, statistica, varianza, volatilità
Il discorso comincia intorno agli anni ‘50, quando un certo Harry Markowitz (vincitore, poi, insieme a Merton, Miller e Sharpe, del premio Nobel per l’Economia nel 1990) comincia a teorizzare l’idea che il concetto di rischio di una qualsiasi attività finanziaria fosse legato alle variazioni dei prezzi di questa attività intorno al suo valore medio. In sostanza, Markowitz individuò una prima misura di rischio, anche se la letteratura finanziaria ha poi declassato questa teoria, dato che si è riconosciuto che la varianza (come anche lo scarto quadratico medio) non è una misura di rischio coerente, e quindi non soddisfa le condizioni fondamentali che una buona misura di rischio deve necessariamente rispettare.
Tornando, però, al discorso iniziale e assumendo valide le assunzioni proposte da Markowitz, è possibile prendere in considerazione il caso in cui un investitore voglia minimizzare o comunque ridurre le oscillazioni del rendimento del proprio portafoglio attorno alla media. In questo caso, l’equazione differenziale che mostra l’evoluzione della suddetta ricchezza è esprimibile come segue:

da cui è possibile ricavare il rendimento atteso istantaneo e la varianza istantanea, rispettivamente:


Da quanto sopra descritto, è evidente che un modo per minimizzare la varianza del portafoglio consisterebbe nel non acquistare titoli rischiosi, quindi annullando il vettore dei pesi theta. Tuttavia, questa soluzione non è la soluzione per lo scopo preposto, ossia minimizzare la variabilità del portafoglio stesso, sotto la condizione che si acquistino titoli rischiosi o, per meglio specificare il problema, cercare il portafoglio che abbia la varianza minima, ma sotto la condizione che il rendimento medio sia pari ad un ammontare desiderato e fissato dall’investitore.
Il problema consiste nel calcolare un minimo vincolato con funzione obiettivo concava e vincolo lineare nella variabile di scelta. È possiamo utilizzare il metodo dei moltiplicatori di Lagrange e scrivere la funzione lagrangiana.
Dopo aver calcolato le derivate (prima e seconda), il sistema da risolvere è il seguente:

L’ammontare di ricchezza da investire in ogni titolo rischioso che risolve il problema di minimizzazione della variabilità di portafoglio è pari a:
Ergo, all’aumentare del rendimento atteso desiderato, aumenta anche la quota di ricchezza da investire in titoli rischiosi. Ciò, ovviamente, non sorprende più di tanto, anche perché per puntare a rendimenti maggiori bisogna rischiare di più.
Ora, per calcolare la cosiddetta frontiera efficiente, ossia stimare la volatilità del portafoglio che risolve il problema iniziale, basta sostituire il valore ottimo dei titoli rischiosi appena calcolato nella funzione obiettivo (ottenendo così la varianza minima, dato un certo livello di rendimento prefissato). Lo scarto quadratico medio (o deviazione standard) è dato da:
Infine, la frontiera efficiente è data da:
ed evidenzia chiaramente una relazione lineare tra il rendimento medio del portafoglio e il suo scarto quadratico medio. Tutti i punti della frontiera sono efficienti e, quindi, non è possibile preferirne uno all’altro se non scegliendo il livello di rendimento atteso che si desidera dal proprio portafoglio.
È possibile anche affrontare il cosiddetto problema duale, fissando non un livello prefissato di rendimento, bensì un livello di scarto quadratico medio e massimizzando, quindi, il rendimento atteso del portafoglio. I risultati ottenibili tramite questo procedimento sono del tutto simili a quelli visti in questo post, perciò non vi tedio ulteriormente.
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24 Ottobre 2008 a 10:36 am
· Archiviato in finanza ·Contrassegnato da tag Black Thursday, bolla speculativa, Borsa, crisi, crisi finanziaria, DJIA, Dow Jones, economia, finance, mercati finanziari, Seul, Tokio, video

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Esattamente 79 anni fa uno dei sogni americani crollò, insieme a Wall Street. Il 24 ottobre 1929, infatti, è ricordato come il “giovedì nero” di Wall Street, giorno in cui le quotazioni di borsa cominciano a crollare precipitosamente, innescando quel meccanismo di paura e panico che romperà quell’euforia irrazionale degli investitori, frutto di un’escalation di crescita che sembrava non aver mai fine. La fine sarà ben chiara in quel giovedì, mentre la conferma ufficiale arriverà 5 giorni dopo, con il famoso “martedì nero” che portò ad una perdita di 14 miliardi di dollari in una sola seduta borsistica. Tanto per dare altri numeri, il DJIA (Dow Jones Industrial Average) durante lo scoppio e l’evoluzione della crisi del 1929, passò da una quotazione massima di 381,17 del 3 settembre 1929 alla quotazione minima di 41,22 dell’8 luglio 1932. In meno di 3 anni, quindi, l’indice perse oltre l’89% del proprio valore, un impressionante crollo che falcidiò l’economia americana e quella mondiale.
Da allora ad oggi cos’è cambiato? Sostanzialmente poco o nulla. L’economia e la finanza hanno recepito e capito gli errori del ‘29, ma nel tempo ne ha commessi di nuovi e le crisi si sono comunque sviluppate, un po’ a causa dei medesimi errori del passato (perché ogni tanto “ci si dimentica del passato”), un po’ a causa di nuovi fattori scatenanti. Dobbiamo renderci conto che dobbiamo assolutamente convivere con queste crisi, frutto di bolle speculative che si innescano rapidamente e che scoppiano con sempre più maggior fragore.
Ed oggi è un vero e proprio venerdì nero per le Borse. L’andamento negativo delle Borse asiatiche (Tokio -9,60%; Seul -10,57%) ha comportato un’apertura in forte ribasso per le Borse europee. In questo 24 ottobre la crisi del ‘29 non sembra poi così lontana nel tempo…
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23 Ottobre 2008 a 2:47 pm
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Si sostiene, a mio avviso giustamente, che le banche non possano e non debbano fallire. Infatti, se ciò accadesse, il default di un istituto bancario determinerebbe un effetto epidemico della crisi su altre banche che finirebbe col comportare il collasso dell’intero sistema. Sostanzialmente, gli errori o le malefatte di una banca potrebbero compromettere la salute e la credibilità di altri istituti magari incolpevoli. Dal punto di vista sociologico è importante mantenere la stabilità del sistema bancario per non compromettere la fiducia dei risparmiatori.
Il problema, però, si pone dal punto di vista economico, perché l’attività bancaria è un’attività che genera alti profitti e non dovrebbe essere a rischio zero. Se l’attività bancaria determina alti profitti a costo zero, perché si permette che le banche siano private? Le banche fanno profitti dal nulla, prestano soldi non loro e che non hanno alcuna copertura ricavando utili considerevoli. Le parole chiave sono “signoraggio” e “riserva frazionaria”.
Il signoraggio è, letteralmente, il profitto del signore. Misura l’insieme dei redditi da emissione di moneta. Sostanzialmente rappresenta la differenza tra valore nominale (o facciale) della moneta e valore intrinseco. Ad esempio, la banca centrale di emissione emette moneta ad un valore facciale che non corrisponde al suo valore intrinseco e che nemmeno ha un controvalore reale in oro. E’ chiaro, quindi, che l’attività di emissione di moneta è un’attività ad alta profittabilità e che, ragionevolmente, tale attività non andrebbe ceduta a privati. Ed invece funziona proprio così. La banca centrale crea moneta e la presta. Quest’attività genera proventi ingenti che, però, non vengono redistribuiti tra la collettività, ma finiscono a privati. Ad esempio, il capitale della BCE è sottoscritto dalle diverse banche centrali, in parte appartenenti all’area Euro e in parte no. Vi è anche la Banca d’Italia tra i sottoscrittori, banca che non è pubblica, ma è una SpA sostanzialmente in mano a banche private e commerciali.
Si ritorna, quindi, alle banche private che non possono fallire. Queste banche incassano profitti enormi, si cuccano pure una parte del signoraggio della BCE e tutto ciò in un clima di totale sicurezza, perché alle prime difficoltà sanno che lo Stato spunterà a togliere le castagne dal fuoco. Le difficoltà nascono dal fatto che il tutto il sistema è sorretto dal debito, le banche prestano ciò che non hanno e questo dipende dal concetto di riserva frazionaria, ossia la quota di depositi che una banca deve detenere a scopo prudenziale. Se la riserva fosse pari al 100% il sistema sarebbe meno efficiente ma più stabile e sicuro. Il bisogno di maggiori quantità di moneta ha rotto questo equilibrio, portando a riserve “frazionarie” via via sempre minori per moltiplicare le possibilità del credito.
Bisogna notare anche come le banche detentrici di quote di Bankitalia possiedono una fetta di uno dei propri controllori. In un mondo in cui la Consob dorme sogni profondi, controllare anche la Banca d’Italia significa raggirare ogni possibile controllo sul mondo bancario. Nessun controllo e guadagni facili. Non sembra esserci situazione migliore, per loro. E se si pensa che i loro profitti astronomici sono fatti sulla nostra pelle…
Ha senso, quindi, avere banche private che non possono fallire? Se davvero il fallimento bancario è da scongiurare con ogni mezzo, allora facciamo in modo che le banche siano pubbliche. Se non si vuole nazionalizzare le banche, allora si lascino fallire quelle marce, salvaguardando quelle oneste.
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22 Ottobre 2008 a 3:52 pm
· Archiviato in informazione ·Contrassegnato da tag Fibonacci, giochi, jackpot, Legge dei grandi numeri, Lotto, mano invisibile, matematica, previsioni, scommesse, Superenalotto

Il 6 del Superenalotto si fa attendere e così il jackpot del gioco continua a crescere a dismisura, raggiungendo la cifra superlativa di 100 milioni di euro. Oltre al jackpot cresce l’euforia intorno a questo gioco a scommessa, facendo aumentare a dismisura il numero di giocate fatte per ogni estrazione (3 settimanali) e diminuendo la percezione del rischio dei giocatori, invogliati dal clima di euforia sul gioco e dal pessimismo sui mercati finanziari a giocare cifre via via sempre superiori per aumentare le proprie chances di vittoria. Questa è una situazione pericolosa, una situazione che può portare i soggetti maggiormente in difficoltà finanziarie a buttarsi a capofitto nella soluzione d’azzardo per risolvere i propri problemi. Comunque mi sembra strano che questo 6 latiti proprio in un periodo infelice per la Finanza. Non vorrei che dietro vi fosse qualcosa, non vorrei che vi fosse una “mano invisibile” dietro questo ritardo, tanto per distogliere l’attenzione dalle Borse e per spillare soldi dai contribuenti senza dare troppo nell’occhio.
Comunque sia, oggi voglio portare l’attenzione su tutte quelle trasmissioni, siti, santoni e simili che danno delle vere e proprie dritte per giocare i numeri. Vi sono blog anche su questa piattaforma che si dilettano giorno e notte a dare speciali sistemi da giocare per aumentare le probabilità di vittoria. Ora, voglio chiarire che si tratta semplicemente di ciarlatani. È impossibile prevedere, anche solo parzialmente, i numeri estratti. Ogni numero gode infatti della medesima probabilità di essere estratto e non si capisce come si possa pensare di intontire la gente con terne magiche, con quadrati magici, con combinazioni simmetriche e quant’altro. Il tutto nasce da teorie matematiche alla Fibonacci, oppure da un’errata valutazione della Legge dei grandi numeri. Quest’ultima, infatti, vale all’infinito. Non è possibile, quindi, dire che un particolare numero gode di una maggiore probabilità di essere estratto perché ritardatario. Si può dire che la probabilità di essere estratto, all’infinito, tenderà alla sua probabilità vera, nel caso del lotto pari ad 1/90.
Aggiungo che le estrazioni del Lotto sarebbero prevedibili (anche solo parzialmente) se le estrazioni non fossero propriamente casuali, ma seguissero un ordine ben preciso. Ma qui si ritorna all’idea precedente, ossia al dubbio sulla regolarità di queste estrazioni. Sottolineo che è solo un dubbio, assolutamente non dimostrabile. Volevo solo sottolineare la casualità dei fatti, perché a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.
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21 Ottobre 2008 a 6:35 pm
· Archiviato in tecnologia ·Contrassegnato da tag 3, 3G, mms, opzione tariffaria, roaming, sms, Super Noi, tariffa, telefonia, telefonia mobile, Tre, truffa, videochiamate

Dopo aver segnalato il comportamento truffaldino della Vodafone nell’offerta Vodafone Casa, voglio ora parlare di una recente opzione tariffaria della Tre, compagnia di telefonia mobile pioniera nel lancio e nello sviluppo della rete 3G e della tecnologia UMTS. Mi riferisco, ovviamente data l’immagine, all’opzione Super Noi, opzione che prevede di poter chiamare, videochiamare, mandare sms ed mms ad un numero 3 a scelta pagando un fisso di 5 euro al mese. Ogni giorno, verso il numero prescelto, si hanno a disposizione:
- 10 ore di chiamate voce;
- 10 ore di videochiamate;
- 600 sms verso il numero amico;
- 600 mms sempre verso lo stesso numero scelto.
Condizione necessaria perché la tariffa venga applicata è che ci si trovi sotto copertura nazionale della 3. In pratica non vale se si utilizza la rete roaming, per cui bisogna stare molto attenti. Conscio di questo, infatti, io ho settato il telefonino per prendere solamente la rete 3G. Nella zona in cui vivo prendo solo con la Tre e, quindi, mi sento tranquillo. Anzi, mi sentirei tranquillo, se non fosse che il mio credito telefonico cala nonostante la tariffa speciale. Non è una cosa continua, è più che altro una specie di processo random per cui ogni tanto e, apparentemente, nella completa casualità, alcuni sms mi vengono tariffati comunque, nonostante io sia sotto copertura della 3 e invii il messaggio al numero 3 scelto. Che cosa sbaglio, quindi?
Ho provato a chiedere lumi all’assistenza della 3, ma mi hanno risposto che a LORO risulta che gli sms tariffati siano stati inviati non sotto copertura della 3 e, dunque, giustamente tariffati. Ma se io fossi praticamente sicuro di essere sempre sotto copertura nazionale della 3, come posso dimostrare che si sbagliano? E’ la mia parola contro quella della 3, non posso dimostrare di aver inviato tali messaggi sotto copertura diretta della 3. Avete consigli? C’è qualcuno che ha sperimentato il medesimo problema?
A mio avviso c’è sotto una piccola truffa. I 5 euro al mese possono attirare molti utenti delusi dal cambio tariffario dei propri operatori. Ma a fronte di questi 5 euro fissi si aggiusta la cifra con qualche “piccolo errore” di tariffazione, tariffando anche sms che sarebbe compresi nei 5 euro. Chissà, può darsi che mi sbagli io, ma comunque resto all’erta e pronto a fornire aggiornamenti in materia, sperando che il mio possa semplicemente essere un caso isolato e non diffuso tra gli utenti telefonici.
Aspetto consigli e delucidazioni da voi tutti, specialmente dagli utenti 3 che usufruiscono di questa opzione tariffaria apparentemente molto conveniente.
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