Archivio per Settembre, 2008

Il moto browniano – The Brownian Motion

Oggi voglio parlare di moto browniano, uno degli elementi fondamentali per chi studia finanza e, in particolar modo, la modellistica. Innanzitutto, che cos’è un moto browniano? Alla domanda rispondo citando le origini di questo concetto, risalenti al 1800 quando un certo Robert Brown osservò il movimento del polline in un liquido; questi, si accorse che le particelle di polline non rimanevano ferme, anzi, si muovevano in modo disordinato e casuale, per effetto degli innumerevoli “urti” a cui le particelle erano sottoposte. Questa è l’idea iniziale che viene poi matematicamente formalizzata da Louis Bachelier nella sua tesi di laurea.
Messo in questi termini potrebbe sembrare che il moto browniano non centri nulla con la finanza; in realtà, invece, Bachelier applica proprio questo concetto al mondo finanziario, ai mercati finanziari. In sostanza, utilizza questo concetto per dimostrare la sua idea di efficienza dei mercati finanziari. Difatti, lui illustra la sua idea partendo dal presupposto che i movimenti dei titoli azionari scambiati seguano un processo di Brown (o processo di Wiener) e che, quindi, il prezzo di ogni titolo ad ogni istante temporale racchiuda in sé tutte le informazioni passate; in questo caso, dunque, sarebbe completamente impossibile prevedere l’andamento futuro di un titolo azionario e la gestione attiva risulterebbe inutile.

Il moto browniano è, quindi, un processo stocastico. Per chi non lo sapesse, un processo stocastico (semplice) X è una funzione reale che associa ad una coppia di valori (evento e tempo) un valore reale. Il moto browniano, però, è un processo stocastico particolare; infatti, indicando con Wt un moto browniano al tempo t, è possibile indicare le seguenti proprietà:

  1. al tempo zero vale zero, con probabilità 1;
  2. presenta incrementi indipendenti;
  3. per ogni s,t con 0 ≤ s < t, gli incrementi (Wt – Ws) sono stazionari distribuiti normalmente: (Wt – Ws) ~ N(0, t-s);
  4. possiede traiettorie continue, senza salti.

Inoltre, è possibile dire che il processo browniano è un processo a variazioni illimitate e che non è differenziabile per qualsiasi tempo, data la sua estrema irregolarità.
Dal moto browniano standard vengono derivati altri processi che vengono utilizzati in finanza, che rimando al futuro.

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Da Rossi a Massa passando per Ballan

La domenica sportiva italiano poteva essere perfetta. Si comincia all’alba con la splendida vittoria del Dottor Rossi sulla Yahama, laureatosi campione del mondo per l’ottava volta nella sua carriera, dopo un digiuno che durava da un paio di anni, le parentesi di Hayden e Stoner, i futuri ducatisti. Sarebbe bastato molto meno all’asso di Tavullia, ma non ha fatto calcoli il pesarese, ottenendo la vittoria che rende ancora più stupenda la vittoria mondiale.
A proposito di mondiale, pochi minuti fa il ciclista veneto Alessandro Ballan ha vinto la prova in linea del mondiale di ciclismo su strada, con un meraviglioso attacco a 3 chilometri dall’arrivo di Varese. Ci si attendeva il tris di Bettini, ma il vero tris è stato quello di Ballan-Cunego-Rebellin, rispettivamente 1°, 2° e 4°. E’ la festa del ciclismo italiano, la festa del ciclismo italiano in Italia! Un bellissimo spot per questo sport, duramente colpito dagli scandali doping.
Fra questi due grandi risultati, stona decisamente il GP di Singapore di Formula 1. Le Ferrari sono state un disastro completo. Dopo una partenza ottima di Felipe Massa e una convincente rimonta di Kimi Raikkonen, ecco entrare la Safety Car per l’incidente di Pique che rompe tutti gli equilibri: Massa riparte dai box insieme al bocchettone della benzina, ferendo pure un meccanico, l’ennesimo ferrari. Raikkonen si salva dal bocchettone impazzito, ma esce nel finale, lasciando intendere che chi gli ha rinnovato il contratto non ha preso una decisione molto azzeccata. Vince Alonso, pilota spagnolo della Renault. La Spagna che ha deluso le attese nel ciclismo, si può comunque consolare con la vittoria dell’asturiano, vittoria rocambolesca ma meritata. La Ferrari deve fare il mea culpa sui problemi durante le soste e sulla consistenza dei propri piloti: ci vorrebbe proprio lo spirito di squadra dell’Italia del ciclismo insieme all’abilità di Valentino Rossi.

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Eccezione di costituzionalità: Lodo Alfano alla Corte costituzionale

Era nell’aria da giorni e, finalmente, un giudice l’ha chiamata. Il Lodo Alfano, la critica legge che rende praticamente immuni dai processi le massime cariche dello Stato, finisce davanti al giudizio della Corte costizionale che dovrà esprimersi sulla costituzionalità dell’atto. Il pm che ha sollevato il legittimo dubbio si chiama Fabio De Pasquale, durante il processo che vede coinvolto il premier Berlusconi per presunte irregolarità nella compravendita dei diritti televisivi da parte di Mediaset, società del Cavaliere.
Secondo il pm, il Lodo Alfano è in contrasto con l’art. 3 della Costituzione, l’articolo che sancisce l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. E in effetti, non ci voleva un pm o un giurista per capire che il Lodo Alfano presentava delle pecche non irrilevanti. Se ne sarebbe dovuto accorgere perfino il presidente Napolitano, anche se la sua posizione era in deciso conflitto di interessi, dato che il lodo immunizzava pure lui. Avrebbe dovuto notare il piccolo dettaglio che si è voluto modificare un articolo della Costituzione mediante una legge ordinaria. Lo sanno persino i sassi che per modificare la Costituzione è necessario ricorrere ad una legge di revisione costituzionale, con procedimento aggravato da doppia delibera e dalla maggioranza qualificata (credo i 2/3 se non ricordo male). Sta di fatto che ora il processo va avanti solamente per gli altri 11 imputati, mentre la posizione del premier rimane congelata fino al pronunciamento della corte.
Gli avvocati del premier si sono subito zebirnati a difendere il loro datore di lavoro, sostenendo che tutto è stato fatto al meglio, rispettando la precedente sentenza della Corte costituzionale e i suoi rilievi mossi contro l’allora lodo Schifani-Maccanico. Si sono pure riparati dietro alle parole del presidente Napolitano, anche se fondamentalmente Napolitano non disse nulla dopo la promulgazione.
Segnalo anche un tentativo patetico di applicare l’immunità ai ministri: direi che queste proposte non dovrebbero nemmeno essere pensate, soprattutto da una classe politica che sguazza allegramente nell’illegalità e nell’ingiustizia di fondo. C’è anche chi è rassegnato e preferisce che tutto rimanga così com’è, per evitare ulteriori rallentamenti delle Camere per scrivere e emanare un nuovo lodo, legge o decreto che cristallizzi i processi di Silvio Berlusconi. Voglio infine sottolineare come a Israele, un premier accusato, si sia onorevolmente dimesso per rimettersi al giudizio della Magistratura e non abbia mai minimamente pensato di crearsi una legge ad hoc per sgusciare via dalle mani della Giustizia: è stato bravo Olmert, oppure è tutto il sistema che là funziona, mentre qui è tutto al rovescio?

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Altro che tabelle: contro le stragi in auto meglio tornare alle accensioni a chiave

Come si può pensare di limitare l’assunzione di alcol per chi deve guidare mostrando delle tabelle nei locali in cui si svolge intrattenimento e si vendono e somministrano bevande alcoliche? A parte che ho visto che spesso sono esposte in luoghi assurdi, talvolta ad altezze proibitive per molti, me compreso, chi si fermerà a leggerle e cercherà di rispettarle? Per carità, qualcuno darà loro un’occhiata per evitare di superare di poco il limite di tasso alcolico sanguigno, però si tratterebbe più di un’eccezione che di una regola vera e propria. La realtà è che i veri bevitori continueranno a bere, fregandosene delle tabelle ministeriali. Il tutto mi sembra un modo per giustificarsi, per crearsi un alibi de “Io ve l’avevo detto”.
Non bisogna cercare di far ragionare uno che beve, bisogna impedirgli di mettersi al volante dopo che ha bevuto come un cammello! E su questo segnalo che le case automobilistiche stanno apportando delle modifiche che non mi piacciono molto, tipo l’accensione dell’auto a pulsante. Anche uno sbronzo da far paura riuscirebbe a premere quel pulsante, perché è bello grande, è facile da trovare ed è comodo. Oppure si utilizzano dei comandi a distanza per accendere l’auto, lo stesso telefonino addirittura. Perché, allora, non tornare alle vecchie chiavi metalliche? Quelle belle difficili da inserire, quelle che farebbe impazzire un ubriaco, magari riuscendo a farlo desistere dal tentativo di mettersi alla guida, facendogli preferire un momento di riposo sul sedile. Se gli occupanti dell’auto fossero più di uno, questo potrebbe essere un vero “trial”, una prova da superare per essere degni di mettersi alla guida.
Il passo successivo sarà quello di dotare le auto di accensione ad etilometro, ma per questo c’è ancora tempo. Ora sarebbe meglio guardare al passato, piuttosto che guardare alle futili comodità del presente.

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Beppe Grillo, l’ultimo casello


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Beppe Grillo, tramite il suo blog, ha lanciato l’ennesima protesta e/o provocazione: posticipare il pagamento dei pedaggi autostradali di 15 giorni. La procedura è semplice: basta chiedere uno scontrino al casello (alias, mancato pagamento) che permette di pagare l’importo entro 15 giorni senza alcun aggravio. Dopo il quindicesimo giorno scatta una penale di 2,58 €. Ovviamente, ritardando ulteriormente il pagamento si andrebbe incontro anche alla riscossione forzosa del credito, cosa che il comico genovese sconsiglia caldamente. Non si tratta, infatti, di voler pagare di più, bensì di posticipare il tutto per dare un segnale ai proprietari delle nostre autostrade, i Benetton.

Detto questo, credo che l’iniziativa in sè non avrà alcun valore o significato. Ritardare un pagamento ha un minimo valore simbolico, ma a conti fatti sempre si paga. Mi ricorda tanti gli scioperi del carburante, oppure gli “scioperi della pagnotta”: per un giorno si può fare a meno di comprare, ma si assorbe questo comprando di più nei giorni adiacenti. Ergo, posticipare il pagamento dei pedaggi può essere una scocciatura per i casellanti e per gli utenti, molto meno per chi quei soldi li incassa.
Sono invece d’accordo sul fatto che non sia corretto far pagare i pedaggi autostradali. Una volta che sono stati assorbiti i costi, non è giusto far pagare i cittadini per poter circolare su una strada, a maggior ragione pagando non lo Stato, ma una società privata. E’ giusto opporsi a questa frode italica, per non sono 15 giorni di ritardo a fornire un duro a questi clan. Molto meglio evitare le autostrade, il più possibile, e soprattutto lasciare deserti gli Autogrill. Questo è e sarebbe un segnale veramente forte. Anche Beppe Grillo, ovviamente, ha sottolineato questo aspetto, ma credo che dovesse dargli maggior peso rispetto ai pedaggi posticipati.

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Puliamo il mondo: meno emissioni di CO2

Nelle giornate del 26,27 e 28 settembre si svolgerà l’iniziativa “Puliamo il mondo” promossa da Legambiente sul territorio italiano, un’importante occasione di volontariato ambientale sulle orme dell’iniziativa mondiale Clean Up The World. L’iniziativa mostra come venga maltrattato il nostro pianeta, con autentici paradisi terresti deturpati dall’inciviltà dell’uomo. Come sarebbe bello se non fosse necessario organizzare queste cose, se il ciclo dei rifiuti avvenisse in modo “naturale”, senza l’ausilio di persone volontarie. Per questo io dico “puliamo il mondo, ma vediamo anche di non sporcarlo più!”.

Quest’anno Puliamo il mondo si intreccia anche con Stop The Fever, l’ultima campagna di sensibilizzazione sui mutamenti climatici dell’associazione del cigno verde. Nelle tre giornate di pulizie straordinarie per l’ambiente, accanto alle centinaia di migliaia di volontari che si rimboccheranno le maniche per ripulire strade, piazze, parchi e fiumi in tutta Italia, gli attivisti di Legambiente saranno in piazza per sensibilizzare i cittadini sulla raccolta differenziata e spiegare gli effetti sull’ambiente di una corretta gestione dei rifiuti. Legambiente fornisce anche degli ottimi consigli da seguire per riciclare i rifiuti urbani e ridurre le emissioni di CO2:

  1. avviare a riciclo due scatole di cartone al giorno (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2);
  2. avviare a riciclo il 40% degli scarti organici di cucina (170 grammi al giorno, 51 Kg all’anno, risparmio 20 Kg CO2);
  3. avviare a riciclo 2 bottiglie o flaconi e 2 vaschette di plastica (120 grammi al giorno, 36 Kg all’anno, risparmio 72 Kg CO2);
  4. riutilizzare in ufficio 10 fogli di carta scrivendoci sul retro (25 grammi al giorno, 7,5 Kg all’anno, risparmio 16 Kg CO2);
  5. avviare a riciclo 1 scatoletta di metallo al giorno (20 grammi al giorno, 6 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
  6. avviare a riciclo 3 vasetti di vetro a settimana (110 grammi al giorno, 33 Kg all’anno, risparmio 11 Kg CO2);
  7. avviare a riciclo 1 lattina di bibita alla settimana (3,5 grammi al giorno, 1 Kg all’anno, risparmio 17 Kg CO2);
  8. avviare a riciclo 1 giornale (100 grammi al giorno, 30 Kg all’anno, risparmio 27 Kg CO2).

Bastano piccoli gesti quotidiani per fare del bene al pianeta e, quindi, a noi stessi ed agli altri… ;)

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Bloccate le short selling


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La notizia era nell’aria ed è prontamente arrivata. La Consob ha deliberato una restrizione sulle vendite allo scoperto sui titoli bancari ed assicurativi quotati sui mercati regolamentati italiani. Si obbliga, sostanzialmente, a detenere già i titoli al momento dell’ordine e fino al momento del regolamento dell’operazione. Queste disposizioni hanno effetto transitorio e valgono dalle 00:00 di oggi alle 24:00 del 31 ottobre 2008.
Per chi non lo sapesse, le vendite allo scoperto (short selling) sono particolari operazioni speculative in cui, praticamente, si scommette al ribasso invertendo le normali operazioni di una fase d’acquisto: prima di vende e poi si acquista. Per fare questo, però, è necessario vendere ciò che non si ha, quindi è necessario ricorrere ad un “prestito di titoli”, prestito che ha un costo e che va remunerato. L’operazione è altamente pericolosa, perché giocare contro il mercato può portare a perdite considerevoli in conto capitale. Di norma sono sconsigliate ai piccoli investitori e riservate ad investitori di grandi dimensioni e capacità.
Data la natura finanziaria dell’operazione e il rischio sottostante, spesso le vendite allo scoperto hanno attirato il sospetto di operazioni di insider trading, ovvero di operazioni guidate da informazioni privilegiate e non pubblicamente disponibili. Ed è anche per questo che oggi molte Autorità di vigilanza stanno andando verso un progressivo aumento degli ostacoli su queste operazioni, per ridurre la componente speculativa delle operazioni, per rendere più difficile il lavoro di un insider, per stabilizzare i mercati finanziari riducendo la speculazione ribassista.

Chi non vede di buon occhio queste operazioni, volte a “garantire la trasparenza, l’ordinato svolgimento delle negoziazioni e la tutela degli investitori, ritenuto che sia necessario evitare che si indirizzino sui mercati nazionali manovre speculative che possano avere per effetto una riduzione anomala dei prezzi delle azioni di società bancarie e assicurative”, sono certamente gli hedge fund. Quest’ultimi si distinguono dai normali fondi comuni d’investimento per il fatto di poter assumere posizioni corte sui titoli. Quindi, agli hedge fund verrà tolta o resa più difficoltosa una strategia operativa e, probabilmente, verrà privato il mercato di un meccanismo riequilibratore fornito dalle operazioni di short selling. I ribassisti, infatti, vanno ad acquistare anche in fasi decrescenti del mercato, garantendo la liquidità del mercato e il giusto compromesso tra vendite ed acquisti.
Infine, viene comunque da chiedersi come mai queste maggiori regolamentazioni vengano adottate solo per i titoli bancari ed assicurativi. Probabilmente si vuole proteggere maggiormente queste categorie di titoli. Va segnalato anche il fatto che tali restrizioni riguarderanno le negoziazioni a pronti, ma non quelle sui derivati (opzioni e futures), anche se resta aperta la possibilità per gli organi di compensazione e liquidazione di modificare i margini di garanzia quotidiani sulle posizioni aperte.

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Il latte e le politiche di controllo delle nascite

La Cina è il Paese più popolato del mondo con una popolazione all’incirca di 1 miliardo e 330 milioni. Quello che mi stupisce è come facciano ad essere numericamente così tanti, sotto il controllo di una dittatura che controlla il numero delle nascite, ma soprattutto per quello che mangiano. E’ di questi giorni la notizia dello scandalo del latte in polvere contaminato con una specie di colla, la melamina, un elemento chimico alla base delle cosiddette resine melamminiche. E’ certamente una sostanza utile, ma non al nostro corpo che, in alte dosi, non la tollera più di tanto; figuriamoci nel corpo di un neonato…

La domanda sorge spontanea: ma non è che questi cinesi, sotto sotto, non siano tanto dispiaciuti per questi disastri alimentari che coinvolgono i neonati? Ammetto che è una provocazione molto forte, però girano notizie sul fatto che la cosa fosse nota già da tempo in Cina, già da parecchi mesi. Pare, però, che non si sia voluto intaccare il clima idilliaco delle Olimpiadi di Pechino, macchiandole con il latte contaminato. Buona parte delle aziende cinesi del settore sono coinvolte e i casi accertati di malori sono attualmente 53000. Finora, le vittime tra i neonati sono 4, ma molti versano ancora in gravi condizioni. Mi sembra così impossibile che tutto sia stato fatto così facilmente e su larga scala. La Cina poteva aver puntata tutta la propria attenzione sulle manifestazioni olimpiche, ma non credo che potesse perdere così il controllo della propria economia interna. C’è qualcosa di troppo marcio in questa vicenda, qualcosa che ancora non è chiaro e che andrebbe chiarito, perché i reati contro i bambini sono tra i peggiori che si possano commettere, non vi sono pene adatte!

Purtroppo, la Cina produce ed esporta prodotti alimentari di dubbia qualità e genuinità. Personalmente, credo che non andrò mai a mangiare in un ristorante cinese perché, in questi locali, il dubbio su “cosa si mangia” è decisamente più elevato rispetto a qualsiasi altro luogo di ristorazione. Nella ristorazione la disonestà non è solo cinese o, in generale, straniera, però certamente le notizie che provengono dalla Cina o dai prodotti cinesi contribuiscono a creare un alone di paura attorno ai loro ristoranti: meglio mangiare a casa, insomma, che almeno si sa quello che si mangia!

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I bilanci di Alitalia e il fallimento implicito

Un qualsiasi analista di bilancio imprecherebbe in ostrogoto vedendo i bilanci di Alitalia. Vi esorto a dare un’occhiata al bilancio del 2007 per avere una vaga idea della situazione. Il fallimento di Alitalia è scritto da anni nei bilanci della società e solo grazie ai calci nel culo statali si è riuscito a mandare avanti la baracca. Il Gruppo Alitalia è un gruppo industriale che eroga servizi sottocosto. Una società seria e normale non può perdere un milione di euro al giorno o giù di lì. Le situazioni di perdita sono comprensibili ed accettabili quando sono frutto di una situazione congiunturale sfavorevole, oppure quando si è tratta di qualcosa di “eccezionale”. Nel caso Alitalia, però, l’eccezione sembrerebbe fare utili e questo non è accettabile.

Come si può notare, Alitalia ha avuto un miglioramento nei conti dal 2006 al 2007, ma il tutto è decisamente relativo, dato che si tratta di miglioramenti in rosso. Quello che fa impressione è il risultato operativo: Alitalia perde nel far volare gli aerei. Il risultato operativo del 2007 è pari a -294180804 euro; si tratta di una perdita operativa giornaliera di quasi 806000 euro, all’incirca un miliardo e mezzo del vecchio conio. Come si può voler andare avanti così? Quale compagnia aerea estera potrebbe rilevare una società di questo tipo? Considerando poi come il settore, a livello mondiale, viva una profonda crisi, che senso ha tenere in vita questa società? La compagnia di bandiera non serve a nulla. Abbiamo privatizzato e regalato settori molto più profittevoli di quello del trasporto aereo. Anche senza Alitalia ce ne faremo una ragione, credetemi: bisogna chiudere questa falla di denaro pubblico chiamata Alitalia!

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Brunettolo e l’operazione verità

Nano Brunetta

Nano Brunetta

Il ministro Renato Brunetta è un ministro che mi sta simpatico. Soprattutto per la sua altezza, che mi fa tirare un sospiro di sollievo per il mio 1,70 e rotti. E’ sicuramente il ministro che mi ha affascinato di più, per via del fatto che da quando è diventato “ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione” non ha perso un giorno per voler smascherare i fannulloni della Pubblica Amministrazione e dell’Italia tutta. Ha cominciato con i fannulloni pubblici ed ora sembra voler allargare il suo raggio d’azione. I prossimi sembrano essere i medici, per cui è prevista la pubblicazione dei loro curricula nel prossimo anno. Ma c’è di più! Il ministro Brunetta ha in mente di estendere il provvedimento a tutti i professionisti, maestri, funzionari, etc.

«Voglio mettere in rete i risultati di tutti i professionisti, non solo della sanità ma anche maestri, funzionari… Se posso sapere tutto su yogurt e merendine non capisco perché non dovrei poter valutare chi mi metterà le mani addosso »

Sia chiaro, io sono favorevole a queste operazioni trasparenza o operazioni verità, comunque le si voglia chiamare. Quello che fa riflettere, però, è come la classe politica si permetta di voler fare chiarezza sui dipendenti pubblici e non, senza prima far luce sulle magagne e le collusioni scomode della nostra casta politica. E’ comodo voler far luce sugli altri, senza però denunciare le proprie colpe. Nel nostro Parlamento, seduti nei banchi delle nostre Camere, sugli scranni del nostro potere, stanno seduti 17 condannati in via definitiva, che diventano 70 se si sommano pure i condannati in primo e secondo grado e quelli in attesa di giudizio. Perché sul sito della Camera o del Senato non si pubblicano queste cose? Abbiamo diritto a conoscere il curriculum di un chirurgo, ma non di conoscere la fedina penale di un nostro parlamentare? Vi sembra corretto? Vi sembra normale?

Un ultimo appunto va al sito di Renato Brunetta (sì sì, c’ha pure un sito!). A parte che non viene molto aggiornato, soprattutto da quando è diventato ministro, però mi è balzata subito all’occhio una cosa: in questo articolo Brunetta sosteneva che la crisi dei mutui subprime non avrebbe comportato alcun fallimento e che la crisi era gonfiata ad arte:

«La crisi dei mutui subprime è un falso storico. L’Europa non sarà investita e sarà l’oro a garantire lo sviluppo dell’economia»

A voi i commenti… :)

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