Bentornato nucleare!

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Il disegno di legge sullo sviluppo è legge, dopo il voto favorevole del Senato (voto favorevole di PdL, Lega ed UDC, astensione di PD e IdV). Tra i vari punti, c’è anche la riapertura verso il nucleare, come già anticipato il 13 maggio scorso. Nella fattispecie, il ddl prevede che:

Il governo potrà pilotare l’Italia nel ritorno al nucleare. Avrà sei mesi di tempo per localizzare i siti degli impianti, potrà definire i criteri per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi, dovrà individuare le misure compensative per le popolazioni che saranno interessate dalle nuove strutture. Per la costruzione di centrali, è noto, saranno necessari anni, ma l’iter sarà velocizzato. Viene poi creata una agenzia per la sicurezza del nucleare.

Innanzitutto voglio vedere come si farà a trovare dei siti adatti per gli impianti nucleari, nonché le zone per lo stoccaggio delle scorie radioattive. L’Italia è un Paese ad elevato rischio sismico, ma in molte zone è rilevante anche il rischio idro-geologico. In Italia, una zona poco sismica è solamente la pianura padana, ma non tutta. E comunque il rischio di terremoti non è mai nullo. Voglio vedere come si farà a trovare siti adatti nell’Italia centro-meridionale. Quale balle si inventeranno pur di ammettere zone ad elevato rischio? E già mi immagino quanti comitati cittadini saranno disposti a nascere per contrastare questa politica impopolare del governo. Impopolare perché il nucleare non è stato richiesto dai cittadini ed inoltre c’è sempre un referendum abrogativo che medita vendetta.

Infatti, vorrei chiedere ai passanti se siete d’accordo col ritorno al nucleare in Italia, proponendovi un semplice sondaggio.

Votate votate votate, non costa nulla… finché non trovo il modo di farmi pagare! :P

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Silvio e la Mafia

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immagine da l’Espresso online

Pubblico ora l’articolo del giornalista Peter Gomez, pubblicato su L’Espresso online e sul blog Voglioscendere, blog di gruppo che condivide con Marco Travaglio e Pino Corrias. Nell’articolo si parla dei legami tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i vertici della mafia, anche dopo la discesa in campo del Cavaliere.

Adesso c’è la prova documentale. Davvero, secondo la procura di Palermo, Silvio Berlusconi era in contatto con i vertici di Cosa Nostra anche dopo la sua “discesa in campo”, come era stato già stato raccontato da molti collaboratori di giustizia.

I corleonesi di Bernardo Provenzano, infatti, scrivevano al premier per minacciarlo, blandirlo, chiedere il suo appoggio e offrirgli il loro. Lo si può leggere, qui, nero su bianco, in questa lettera da tre giorni depositata a Palermo gli atti del processo d’appello per riciclaggio contro Massimo Ciancimino, uno dei figli di don Vito, l’ex sindaco mafioso di Palermo, morto nel 2002.

Una lettera che “L’Espresso” online pubblica in esclusiva. Si tratta della seconda parte di una missiva (quella iniziale sembra essere stata stracciata e comunque è andata per il momento smarrita) in cui in corsivo sono state scritte le seguenti frasi: “… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non ne abbia a verificarsi. Sono convinto che questo evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”.

Chi abbia vergato quelle parole, lo stabilirà una perizia calligrafica. Ai periti verrà infatti dato il compito di confrontare la lettera con altri scritti di uomini legati a Provenzano. I primi esami hanno comunque già permesso di escludere che gli autori siano don Vito, o suo figlio Massimo, che dopo una condanna in primo grado a cinque anni e tre mesi, collabora con la magistratura.

Tanto che finora le sue parole hanno, tra l’altro, portato all’apertura di un’inchiesta per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento mafioso contro il senatore del Pdl Carlo Vizzini, i senatori dell’Udc Salvatore Cuffaro e Salvatore Cintola, e il deputato dell’Udc e segretario regionale del partito in Sicilia, Saverio Romano. Con i magistrati Massimo Ciancimino ha parlato a lungo della lettera, che lui ricorda di aver visto tra le carte del padre quando era ancora intera.

Ma tutte le sue dichiarazioni sono state secretate. Le poche indiscrezioni che trapelano da questa costola d’indagine, già in fase molto avanzata e nata dagli accertamenti sul patrimonio milionario lasciato da don Vito agli eredi, dicono comunque due cose. La prima: la procura ritiene di aver in mano elementi tali per attribuire il messaggio a dei mafiosi corleonesi vicinissimi a Bernardo Provenzano, il boss che per tutti gli anni Novanta ha continuato ad incontrarsi con Vito Ciancimino
Anche quando l’ex sindaco, dopo una condanna a 13 anni per mafia, si trovava detenuto ai domiciliari nel suo appartamento nel centro di Roma. La seconda: i magistrati sono convinti che la lettera dei corleonesi sia arrivata a destinazione. Il documento è stato trovato tra le carte personali di don Vito. A sequestrarlo erano stati, già nel 2005, i carabinieri: “Parte di Foglio A4 manoscritto, contenente richieste all’On. Berlusconi per mettere a disposizione una delle sue reti televisive”, si legge un verbale a uso tempo redatto da un capitano dell’Arma.
Incredibilmente però la lettera era rimasta per quattro anni nei cassetti della Procura e, all’epoca, non era mai stata contestata a Ciancimino junior nei vari interrogatori. L’unico accenno a Berlusconi che si trova in quei vecchi verbali riguarda infatti una domanda sulla copia di un assegno da 35 milioni di lire forse versato negli anni ‘70-’80 dall’allora giovane Cavaliere al leader della corrente degli andreottiani siciliani. Dell’assegno si parla a lungo in una telefonata intercettata tra Massimo e sua sorella Luciana il 6 marzo del 2004.
Venti giorni dopo si sarebbe tenuta a Palermo la manifestazione per celebrare i dieci anni di Forza Italia. Luciana dice al fratello di essere stata chiamata da Gianfranco (probabilmente Micciché, in quel periodo assiduo frequentatore dei Ciancimino) che l’aveva invitata alla riunione perché voleva presentarle Berlusconi.

Luciana: “Minchia, mi telefonò Gianfranco.. ah, ti conto questa? all’una meno venti mi arriva un messaggio?”
Massimo: “L’altra volta l’ho incontrato in aereo”
Luciana: “Eh… il 27 marzo, a Palermo… per i dieci anni di vittoria di Forza Italia, viene Silvio Berlusconi. È stata scelta Palermo perché è la sede più sicura… eh… previsione… In previsione saremo 15 mila…”
Massimo: “Ah”
Luciana “…eh allora io dissi minchia sbaglia, e ci scrivo stu messaggio: “rincoglionito, a chi lo dovevi mandare questo messaggio, sucunnu mia sbagliasti” …in dialetto, eh… eh (ride) e mi risponde: “suca” …eh (ride) …mezz’ora fa mi chiama e mi fa: “Minchia ma sei una merda” e allora ci dissi “perché sono una merda”.
Dice, hai potuto pensare che io ho sbagliato a mandare? io l’ho mandato a te siccome so che tu lo vuoi conoscere [Berlusconi, nda]? io ti sto dicendo che il 27 marzo ”
Massimo: “E digli che c’abbiamo un assegno suo, se lo vuole indietro…”
Luciana “(ride) Chi, il Berlusconi?
Massimo: “Si, ce l’abbiamo ancora nella vecchia carpetta di papà?”
Luciana: “Ma che cazzo dici”
Massimo : “Certo”
Luciana: “Del Berlusca?”
Massimo: “Si, di 35 milioni, se si può glielo diamo…”

Ma nella perquisizione a casa Ciancimino, la polizia giudiziaria l’assegno non lo trova. Interrogato il 3 marzo 2005, Ciancimino jr. conferma solo che gliene parlò suo padre, ma non dice dove sia finito: “Sì, me lo raccontò mio padre? Ma poi era una polemica tra me e mia sorella, perché io l’indomani invece sono andato alla manifestazione di Fassino”.
Adesso, invece, dopo la decisione di collaborare con i pm, sarebbe stato più preciso. Ma non basta. Perché Ingroia e Di Matteo, dopo aver scoperto per caso la lettera nell’archivio della procura, hanno anche acquisito agli atti della nuova indagine il cosiddetto rapporto Gran Oriente, redatto sulla base delle confidenze (spesso registrate) del boss mafioso Lugi Ilardo, all’allora colonnello dei carabinieri, Michele Riccio.
Ilardo è stato ucciso in circostanze misteriose alla vigilia dell’inizio della sua collaborazione ufficiale con la giustizia. Ma già nel febbraio del ‘94 aveveva confidato all’investigatore come Cosa Nostra, per le elezioni di marzo, avesse deciso di appoggiare il neonato movimento di Berlusconi. Un fatto di cui hanno poi parlato dozzine di pentiti e storicamente accertato in varie sentenze. Ilardo il 24 febbraio aveva spiegato a Riccio come qualche settimana prima “i palermitani” avessero indetto una “riunione ristretta” a Caltanissetta con alcuni capofamiglia del nisseno e del catanese.
Nell’incontro “era stato deciso che tutti gli appartenenti alle varie organizzazioni mafiose del territorio nazionale avrebbero dovuto votare ‘Forza Italia’. In seguito ogni famiglia avrebbe ricevuto le indicazioni del candidato su cui sarebbero dovuti confluire i voti di preferenza… (inoltre) i vertici ‘palermitani’ avevano stabilito un contatto con un esponente insospettabile di alto livello appartenente all’entourage di Berlusconi. Questi, in cambio del loro appoggio, aveva garantito normative di legge a favore degli inquisiti appartenenti alle varie “famiglie mafiose” nonché future coperture per lo sviluppo dei loro interessi economici..”. Una delle ipotesi, ma non la sola, è che si tratti dell’ideatore di Forza Italia, Marcello Dell’Utri, già condannato in primo grado a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa.
La procura di Palermo, sospetta dunque, che la lettera ritrovata nell’archivio di Ciancimino si inserisca all’interno di questa presunta trattativa. Nel ‘94, infatti, Berlusconi governò per soli sette mesi e anche le norme contenute all’interno del cosiddetto decreto salvaladri di luglio, approvato per consentire a molti dei protagonisti di tangentopoli di uscire di galera, che avrebbero in teoria potuto favorire i boss, alla fine non vennero immediatamente ratificate.
Da qui, è la pista seguita dagli investigatori, le apparenti minacce al Cavaliere (“il triste evento”), la richiesta della messa a disposizione di una rete televisiva e i successivi sviluppi politici che portarono all’approvazione di leggi certamente gradite anche alla mafia, ma spesso approvate con il consenso bipartisan del centro-sinistra.

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Cronosquadre all’Astana, Armstrong quasi in giallo

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Nonostante una cronometro a squadre perfetta da parte del team Astana, Lance Armstrong torna a sfiorare la maglia gialla dopo l’addio al ciclismo durato quasi 4 anni. Il texano di Plano, dopo aver dominato i Tour de France dal 1999 al 2005, oggi si trova con lo stesso tempo del leader Fabian Cancellara che, per una questione di centesimi, conserva il simbolo della vittoria, la maglia gialla che per anni è stata monopolizzata da Armstrong. Si tratta comunque di un grande exploit di Lance Armstrong, figlio della prestazione della squadra odierna, nonché del “carpe diem” dell’americano nella tappa di ieri, in cui, grazie ad un ventaglio aperto dal team Columbia, ha guadagnato 40 secondi su tutti gli altri pretendenti alla vittoria finale, compreso il compagno di squadra Contador, vero favorito per la conquista della maglia gialla sui campi Elisi. Alberto Contador ha scampato il pericolo di dover lottare per la vittoria finale al Tour de France trovandosi la maglia gialla in squadra, una situazione che sarebbe stata un pesante freno psicologico (e non) per i presumibili attacchi dello scalatore madrileno.

CLASSIFICA DI TAPPA

  • 1.KAZ ASTANA 00:46:29
  • 2.USA GARMIN – SLIPSTREAM 00:46:47 (00:00:18)
  • 3.DEN TEAM SAXO BANK 00:47:09 (00:00:40)
  • 4.ITA LIQUIGAS 00:47:27 (00:00:58)
  • 5.USA TEAM COLUMBIA – HTC 00:47:28 (00:00:59)

L’Astana ha dimostrato di essere la squadra più forte, ma il rischio è di essere fin troppo forte e non trovare l’armonia all’interno, finendo col distruggere le potenzialità dei singoli ciclisti, assolutamente fortissimi se presi singolarmente, ma forse troppo competitivi fra di loro.

P.S. il Milan ha acquisito Oguchi Onyewu, difensore americano ex Standar Liegi, svincolato e quindi costato zero. Speriamo bene…

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L’80% dei tifosi è d’accordo con la società

Il Milan comincia oggi la sua avventura per la nuova stagione 2009/2010. La stagione della svolta per il Milan che, per far fronte ad obblighi di bilancio, ha ceduto il suo gioiello Kakà e a tutt’oggi non ha acquistato nessuno di veramente importante nella sessione di mercato estivo (mentre le altri grandi di Serie A non si sono tirate indietro e cercano ancora di rafforzarsi). Inevitabile, quindi, la contestazione della tifoseria rossonera, stufa e stanca di essere presa in giro da proclami di cicli vincenti, vedendosi poi soffiare via i propri assi, soprattutto senza vederli degnamente rimpiazzati.

L’ad Adriano Galliani ha avuto la brillante idea di dichiarare che l’80 per cento dei tifosi è d’accordo con la società. Intanto vorrei sapere dove e come ha ottenuto questo dato statistico, perché sa tanto di buffonata inventatasi di sana pianta, e inoltre vorrei ribadire che, qualora il dato fosse anche vero, io sarei fiero di fare parte dell’altro 20%. Perché l’entusiasmo dei tifosi non si cattura con i bilanci in attivo, oppure con delle plusvalenze milionarie. Sono i giocatori, i grandi campioni che accendono la passione del tifo, grandi giocatori che poi possono permettere di puntare a grandi obiettivi. Ma al Milan di grandi giocatori non ne arrivano e, addirittura, quei pochi buoni vengono ceduti o messi sul mercato. Pare addirittura che la campagna abbonamenti stia andando pesantemente male e detto francamente mi farebbe anche piacere se fosse così. Non è giusto prendere in giro i tifosi, coloro che mettono cuore ed anima per la squadra, che fanno profondi sacrifici pur di sostenere i propri beniamini! Com’è giusto e lecito che la società AC Milan punti a dare una sistemata ai propri bilanci, presenti e futuri, è altrettanto lecito l’atteggiamento dei tifosi, perché la sconfitta si può sempre digerire, ma non le prese per il culo, quello no!

Concludo con le parole di Leonardo su Ronaldinho:

Ronaldinho continua ad essere un grande sogno. Lui è il grande talento che tutti conosciamo, ha cambiato il modo di comunicare con la gente. Lui è quel giocatore che ha vinto il Pallone d’Oro e che non farà mai smettere di sognare. Si è accorto lui stesso che ultimamente di non essere il giocatore che ci ha fatto sognare, ma adesso dovrà assumersi le sue responsabilità, ritrovare la giusta concentrazione e credo che sia il suo dovere tornare a dare il massimo impegno. Lo vedo diverso, lo vedo con tanta voglia di fare bene e di mettersi in gioco. Questo Ronaldinho può essere la nostra grande risorsa.”

Caro Leonardo, credi sia un sogno, oppure si tratta semplicemente di utopia?

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“Fattore Aging” e scelte di portafoglio

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L’allocazione ottimale di portafoglio non è costante durante il corso della vita di un individuo. Fattori quali la casa, la ricchezza finanziaria e il reddito da lavoro percepito modificano sensibilmente le decisioni sulla composizione di portafoglio. In special modo, esistono due possibili approcci che prendono in considerazione l’effetto del reddito lavorativo sulle decisione di allocazione di portafoglio degli individui:

  • il primo approccio vede gli investitori via via sempre meno aggressivi lungo il corso della vita. I giovani investitori sono più impazienti e cercano di compensare i minori profitti da lavoro con una maggiore propensione al rischio sui mercati finanziari, propensione che diminuisce all’aumentare del reddito da lavoro, fino alla pensione in cui l’aleatorietà di tale flusso si annulla;
  • il secondo approccio, invece, vede la tolleranza al rischio degli investitori aumentare con l’età; i redditi da lavoro stocastici vengono compensati con una gestione finanziaria più sicura e stabile, puntando su attività meno rischiose e volatili. Lungo il corso della vita, poi, con l’aumentare della stabilità dei profitti da lavoro, l’investitore tende ad assere più risk lover sui mercati finanziari, assumendo posizioni sempre più aggressive su strumenti finanziari più rischiosi e remunerativi.

Data questa premessa, ecco che allora assume importanza l’età dell’investitore, poiché, come detto poc’anzi, a diverse fasce d’età corrispondono livelli di ricchezza e flussi di reddito differenti.
Tin (1998) svolge un’analisi a livello empirico sulla domanda di attività finanziarie degli individui proprietari di casa lungo il ciclo di vita, evidenziando il fatto che l’effetto del reddito da lavoro, ricchezza e variabili demografiche sulla domanda di attività finanziarie si differenzia a seconda dell’età dell’individuo. I giovani proprietari di casa sono più sensibili e reattivi alle variazioni dei prezzi delle attività finanziarie rispetto a proprietari di mezza età o anziani.

Cocco, Gomes e Maenhout (2005) risolvono un modello di life cycle sul consumo e sulle scelte di portafoglio di un individuo con una vita temporalmente finita e con un dato rischio di mortalità, con redditi da lavoro non negoziabili e vincoli sulle richieste di prestito e sulle vendite allo scoperto. L’individuo in esame può investire i propri risparmi solo in due attività: un’attività priva di rischio e un’attività rischiosa il cui rendimento può essere positivamente correlato con gli shocks sul reddito da lavoro. Quest’ultimo concetto viene particolarmente enfatizzato da Heaton e Lucas (2000) che sottolineano l’importanza dei proventi dell’imprenditore come determinante per le scelte di portafoglio; infatti, un’importante caratteristica dei redditi da proprietà è la correlazione positiva con i rendimenti sulle azioni.

È importante sottolineare che, per capire gli effetti del rischio delle fluttuazioni del reddito da lavoro sull’allocazione di portafoglio, bisogna considerare i flussi di reddito da lavoro come l’implicita detenzione di un’attività. Infatti, si mostra come i redditi da lavoro agiscano come un sostituto dell’attività risk free. Questo risultato dipende dalla correlazione tra il rischio di fluttuazioni nei proventi da lavoro e il rischio di mercato, nel modello di Cocco, Gomes e Maenhout (2005) stimata ad un valore molto basso e non significativo. Se tale correlazione stimata fosse risultata superiore e significativa, probabilmente non si sarebbe giunti a questo risultato.

Un approccio alternativo è proposto da Malkiel (2007), il quale dà inizio alla propria teoria sostenendo che la quota d’investimento rischioso azionario (\alpha _{t}) di un investitore dovrebbe decrescere con l’età; più precisamente la condizione si dovrebbe tradurre in una semplice regola deterministica del tipo \alpha _{t}=\left( 100-t\right) \% dell’investimento totale. Malkiel crea poi dei portafogli ottimi bilanciati per individui di diverse età, in cui comunque si mantiene l’idea che la componente azionaria rischiosa deve decrescere nel corso della vita. Questo approccio, pur avendo delle conferme a livello empirico, mal si presta all’analisi teorica, perché non prende in considerazione una serie di fattori, quali l’avversione al rischio, la ricchezza e il reddito lavorativo dell’investitore, nonché ogni altra caratteristica individuale specifica dell’investitore stesso.

References

Cocco, Gomes, Maenhout (2005), Consumption and Portfolio Choice over the Life Cycle, «Review of Financial Studies», vol. 18(2), pp. 491-533.
Malkiel (2007), A Random Walk Down Wall Street: Including a Life-Cycle Guide to Personal Investing (9th ed.), Norton, New York.
Tin (1998), Household Demand for Financial Assets: A Life Cycle Analysis, «Review of Economics and Finance», vol. 38, pp. 875-897.

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Una strada per Bettino Craxi

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Bettino Craxi è stato un grande protagonista della storia politica d’Italia. Su questo non vi è dubbio, per i ruoli da lui ricoperti e per alcuni fatti di cronaca che ancora oggi si ricordano: ad esempio, la cosiddetta “Crisi di Sigonella” in cui l’allora presidente del Consiglio Craxi mostrò il pugno di ferro all’allora presidente americano Ronald Reagan, in merito al destino dei sequestratori dell’Achille Lauro. Purtroppo, però, il buon Bettino è ricordato anche per altri spiacevoli fatti, molto meno valorosi di quello di Sigonella. Per non fare una brodaglia di commenti sulla sua persona, mi limito ad elencare la sua fedina penale. Bettino Craxi è stato condannato (con sentenza passata in giudicato) a:

  • 5 anni e 6 mesi per corruzione nel processo Eni-Sat;
  • 4 anni e 6 mesi per finanziamento illecito, per le mazzette della metropolitana di Milano.

Per il resto dei processi ancora pendenti è stata pronunciata estinzione a causa del suo decesso. Ed inoltre, Bettino Craxi decise di osservare i processi dalla comoda spiaggia di Hammamet, per un esilio autoimpostosi che sapeva più che altro di fuga da una condanna certa (Silvio si è evoluto, lui non va in esilio, lui manda in esilio la Giustizia). Dunque, non parliamo certamente del miglior statista che la storia d’Italia abbia conosciuto, certamente non quello più limpido ed onesto. Fa riflettere, quindi, la volontà del sindaco di Roma Gianni Alemanno di intitolare al defunto Craxi una strada di Roma. Ma come, tra tutte le alte personalità di spicco che l’Italia ha saputo offrire al mondo intero, tu (caro Gianni) vai a beccare un corruttore/corrotto? Va detto che il primo ad avere la brillante idea fu Walter Veltroni, ma di lui non mi sorprendo, dopo averlo visto perdere un’elezione che poteva solo vincere direi che la sua affidabilità ed attendibilità è decisamente scadente. Sorprende come questa intesa bipartisan sull’intenzione di intitolare una strada a Bettino Craxi. Da italiano sono allibito, dopo tutti i danni commessi dovremmo pure intitolargli una strada? Dov’è il nesso? Quale sarebbe la motivazione del gesto?

Non sono un cittadino di Roma e, volendo guardare, non sono nessuno per contestare questa decisione, però personalmente da cittadino italiano mi sento offeso nel vedere tante attenzioni per una persona che ha legato il proprio nome a diversi reati di corruzione, finanziamento illecito, tangenti. Craxi ha dato il via alla nascita dell’egemonia mediatica di Silvio Berlusconi, permettendogli di ottenere 3 reti televisive in concessione e consegnandogli la propria eredità politica, l’eredità del partito socialista, defunto insieme a lui.

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Il rapporto deficit/Pil vola al 9,3%: la crisi è solo psicologica

Schizza a livelli record il rapporto tra deficit e Pil. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Istat nel primo trimestre del 2009 l’indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche rispetto al Pil è stato del 9,3%, ossia il valore più alto dal 1999, praticamente dall’inizio della serie storica. Nei primi tre mesi del 2008, invece, il disavanzo pubblico è stato del 5,7%, mentre nel quarto trimestre del 2008 si è attestato al 2,6%.

C’è da dire però che tradizionalmente il primo trimestre dell’anno è quello in cui si registra il rapporto più alto tra deficit e Pil, poi nel corso dell’anno viene corretto con le decisioni di politica economica.

In valore assoluto l’indebitamento netto registrato nel primo trimestre è pari a 34,082 miliardi di euro, contro i 21,8 miliardi di euro dello stesso periodo dello scorso anno.

Entrate in calo, uscite in aumento
Andamento negativo per le entrate dello Stato mentre la spesa pubblica è in aumento. In particolare, comunica l’Istat, nei primi tre mesi dell’anno le entrate totali sono diminuite del 2,8% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, con un’incidenza sul Pil del 39,9% (era 39,8% nello stesso trimestre del 2008). Le uscite totali, invece, sono aumentate del 4,6% su base annua e il loro valore in rapporto al Pil è salito al 49,2% (era 45,6% nei primi tre mesi dell’anno scorso).

Nel primo trimestre dell’anno, spiega l’Istat, le entrate correnti hanno segnato una flessione tendenziale del 2,9%, “dovuto all’effetto combinato di una diminuzione delle imposte dirette (-4,6%), delle imposte indirette (-4,9%) e dei contributi sociali (-0,1%), e della crescita delle altre entrate correnti (+0,9%)”. Le entrate in conto capitale, invece, sono aumentate del 24,8% rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso.

Per quanto riguarda le uscite, quelle correnti hanno registrato un aumento tendenziale del 3,9%.
“Tale aumento è l’effetto combinato – spiega l’istituto di statistica – di un incremento del 7% dei redditi da lavoro dipendente, sui quali hanno influito i rinnovi contrattuali dei dipendenti dei ministeri, della scuola, degli enti pubblici non economici, dell’università e degli enti di ricerca, del 7,4% dei consumi intermedi, del 5,6% delle prestazioni sociali in denaro, dello 0,3% delle altre uscite correnti e di una diminuzione del 7,8% degli interessi passivi che risentono della discesa dei tassi d’interesse iniziata negli ultimi mesi del 2008″.

Le uscite in conto capitale invece sono aumentate in termini tendenziali del 15,3%. In particolare gli investimenti fissi lordi sono aumentati del 17,4%, “influenzati dal trasferimento – spiega l’istituto di statistica – agli enti di previdenza, degli immobili non ancora venduti nell’ambito delle operazioni Scip classificati come investimenti”, e le altre uscite in conto capitale del 12%.

Netto calo del saldo primario
Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato negativo e pari a 16.865 milioni di euro (meno 3.133 milioni di euro nel corrispondente trimestre del 2008), con una incidenza negativa sul Pil del 4,6% (meno 0,8% nel corrispondente trimestre del 2008).
Il saldo corrente (risparmio) è risultato negativo e pari a 21.977 milioni di euro, contro il valore negativo di 11.257 milioni di euro nel corrispondente trimestre dell’anno precedente, con una incidenza negativa sul Pil pari al 6% (-3% nel corrispondente trimestre del 2008).

fonte: TgCom

Eh sì, è proprio vero, la crisi è solo psicologica…

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Indovina chi viene a cena?

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L’Italia è un Paese che più di altri dovrebbe puntare alla trasparenza ed alla limpidezza dei rapporti tra vari organi di potere dello Stato. Questo perché l’Italia è un Paese anomalo, governato da una palese oligarchia (qualcuno potrebbe leggere “dittatura”) basata sul controllo dell’informazione soprattutto, ma anche sull’indirizzamento del potere giudiziario verso i fini della politica. Ergo, bisognerebbe evitare comportamenti o fatti che potrebbero semplicemente indurre a pensare che stia tramando qualcosa di losco tra i vari esponenti del potere dello Stato.
Evidente, quindi, il riferimento alla cena avvenuta tra due giudici della Corte costituzionale, Luigi Mazzella (promotore dell’evento) e Paolo Maria Napolitano, insieme al premier Silvio Berlusconi, il suo fido Guardasigilli Alfano, il sottosegretario Gianni Letta ed i presidenti delle commissioni Affari Costituzionali alla Camera e al Senato, Carlo Vizzini e Donato Bruno.

Oggi, il leader dell’Italia dei Valori ha lanciato un’interrogazione parlamentare proprio su questo tema, chiedendo le dimissioni del ministro Angelino Alfano e dei due giudici costituzionali. Il ministro Elio Vito ha risposto che tale cena c’è stata, ma si è trattato di una cena tra amici di lunga data, una cena informale e di carattere privato, che non avrebbe nulla a che vedere con le accuse/illazioni mosse da una parte dell’opposizione, specialmente da Di Pietro. E cosa dice Di Pietro? Beh, dato che la Consulta sarà chiamata a discutere della costituzionalità del cosiddetto lodo Alfano (la discussione inizierà il 6 ottobre), la cena avvenuta tra questi personaggi suona alquanto strana e preoccupante, poiché potrebbe essere stata occasione per discutere e, perché no, corrompere i giudici in questione per evitare al premier la spiacevole sentenza di incostituzionalità della leggina fatta su misura per lui. Difatti, il premier è già avvezzo alla corruzione giudiziaria, dato che in assenza del caro lodo sarebbe stato condannato, in primo grado, nel famoso processo Mills. Certo, la corruzione di due giudizi costituzionali sarebbe veramente un bel salto di qualità, qualcosa di veramente strabiliante persino per il buon Silvio.

Ovviamente queste sono solo illazioni, non si hanno prove a sostegno. Ma il punto è che non dovrebbe mai accadere nulla di simile in un Paese democratico. Perché tutto funzioni bene c’è bisogno che i vari poteri siano fra di loro indipendenti, in grado di svolgere una reciproca attività di controllo, per far sì che lo Stato possa funzionare bene e offrire garanzie di trasparenza e legalità. So che parlare di “legalità” in un Paese in cui il presidente del Consiglio è una delle persone più inquisite suona veramente male, ma io sogno sempre che qualcosa possa cambiare, nel tempo… lo sogno e lo spero sempre.

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Ora il G8 lo spostiamo a Viareggio?

L’Italia è messa in ginocchio dai treni merci. Prima l’incidente fra Vaiano e Prato del 22 giugno scorso che aveva spaccato la penisola a metà, ora il tragico incidente di Viareggio che ha causato, almeno per ora, 14 vittime, tra cui 3 bambini. L’incidente è avvenuto nella tarda serata di ieri sera ed ha coinvolto un treno merci che trasportava 14 cisterne cariche di gas GPL. Nel deragliamento del treno una cisterna si è danneggiata ed il gas è stato innescato causando una forte esplosione, causando un incidendio molto grave. Ad ora, vi sono ancora dei dispersi e molti feriti, tra cui alcuni veramente gravissimi.

La domanda sorge spontanea: questo tipo di incidente è veramente inevitabile? E’ mai possibile che non si presti la massima cura ed attenzione per questi treni pericolosi? Un treno merci carico di GPL è potenzialmente una bomba in movimento. Possibile che questa cosa non sia chiara ed evidente? Si continua a parlare di “alta velocità”, ma io insisto sempre sull’idea di “Alta puntualità” ed “Alta sicurezza”. Non riesco nemmeno a capire se sia stata una fatalità che l’incidente sia avvenuto nella centralissima stazione di Viareggio, perché si paventa la possibilità di un urto con un altro treno in sosta proprio nella stazione. Le cose vanno pensate prima, bisogna essere prudenti e previdenti, ma vedo invece un peggioramento degli standard di sicurezza sulle reti ferroviarie italiane, confermato dall’aumento degli incidenti, specialmente quelli riguardanti i treni merci.

Ora che facciamo? Spostiamo il summit del G8 a Viareggio? Magari proprio nella stazione ferroviaria, in memoria delle vittime. E’ così che si risolvono i problemi in Italia, si pensa sempre dopo ed ai segnali premonitori si dà poca o scarsa importanza… e a pagare è sempre chi non c’entra nulla…
Mi dispiace tantissimo per le vittime innocenti, e mi dispiace forse ancora di più per chi sta patendo le pene dell’inferno per restare aggrappato alla vita, benché le speranze siano poche. Mi auguro che il bilancio delle vittime non aumenti, ma sono consapevole che molte persone con il 100% del corpo coperto da ustioni non può avere molte possibilità di sopravvivenza.
La vera speranza è che i responsabili paghino, ma siamo in Italia, il Paese in cui la Giustizia esiste solo di nome, ma non di fatto.

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Solar Impulse, il primo aereo a energia solare

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Presentato ieri il primo aereo alimentato a energia solare, il Solar Impulse, un ennesimo passo verso lo sviluppo di mezzi di trasporto eco-compatibili, in grado di volare di giorno, ovviamente, ma anche di notte, grazie all’energia incamerata nelle batterie. Per le immagini, vi rimando al sito di Repubblica.it:

Il primo aereo alimentato a energia solare è stato presentato durante una conferenza stampa dal suo ideatore Bertrand Piccard all’aeroporto di Dubendorf, in Svizzera. Il Solar Impulse, questo il nome del velivolo, ha mosso i primi passi nel 2003 con uno studio di fattibilità e quello stesso anno la notizia è stata lanciata in tutto il mondo. Fra il 2004 e il 2006 è stato sviluppato il concept; fra il 2007 e il 2009 è stato progettato e prodotto il prototipo Hb-Sia (di 61 metri). E nel 2010 è previsto il test di volo e la prima notte di volo. Ma non solo. Nel 2011 sarà costruito il velivolo HB-SIB (di 80 metri). Infine nel 2012 sarà compiuta la prima missione di più giorni attraversando l’oceano Atlantico e il giro del mondo in cinque tappe.

Questo aereo ha la medesima apertura alare di un Airbus A-380, ma il peso è decisamente inferiore. Ovviamente la capienza non è nemmeno da paragonare a quella di un airbus, ma col tempo (perché no?) si potranno sviluppare tecnologie ancora più efficienti e sfruttare ancora meglio l’energia solare. Ho già accennato, in passato, al fotovoltaico di terza generazione, ma questo è solo l’inizio di un futuro in cui, spero, il Sole sarà la nostra vera fonte di energia.

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