Leonardo, il Milan è davvero competitivo?

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Riapro il blog parlando del campionato di calcio che sta per riaprire i battenti. E, per chi non lo sapesse, io sono un tifoso del Milan, tifoso deluso per la cessione di Kakà e che non vede un futuro roseo, non certamente coincidente con quanto espresso prima dal presidente Berlusconi e poi dal neo allenatore Leonardo. Riporto ora un’estratto della sua conferenza odierna, alla vigilia della partita col Siena di domani sera:

«Arriva la prima di campionato, ora siamo tutti a zero punti e partiamo tutti alla pari. Quella di domani è una partita da affrontare con la concentrazione massima. Dobbiamo comportarci come nel Trofeo Berlusconi, giocare con la stessa attenzione e concentrazione. E’ stato un mese importante di lavoro, penso che la squadra sia pronta».

«Partire bene è fondamentale sempre, riuscire a dare subito un’impronta alla nostra prestazione sarebbe importante per noi stessi. Non penso però che sia determinante vincere o perdere ma io credo che la squadra sia in grado di cominciare bene. Abbiamo reagito bene alle difificoltà e la dimostrazione è stata Milan-Juve a San Siro. Abbiamo bisogno di dare subito un segnale a noi stessi e agli altri di quello che siamo. Non possiamo dire oggi cosa siamo, saranno le partite a dirlo, nel cammino della stagione».

«Chi può vincere lo scudetto? Non farei troppo calcoli adesso, pensiamo a noi e a come possiamo crescere. A parte Bonera, Dida e Abbiati, oltre a Di Gennaro, abbiamo tutti a disposizione e questo è molto importante. Sappiamo gli impegni che abbiamo, non voglio stare qui a predicare cosa faremo e cosa no. Il Milan parte sempre con la voglia di vincere. Partita per partita capiremo quello che possiamo fare. Partiamo con la consapevolezza che siamo il Milan e che abbiamo dentro questa voglia di vincere. Poi saranno le partite a determinare le cose. Giochiamo gara dopo gara e vediamo dove possiamo arrivare».

Io spero di sbagliarmi, ma non vedo assolutamente un Milan competitivo. Al di là della possibile bravura di Leonardo come allenatore, troppe sono le variabili in gioco nel Milan, il successo è legato ad un incastro di eventi che molto difficilmente si potrà verificare, specialmente quello connesso alle prestazioni di Ronaldinho, il nostro nuovo Bolt come l’ha definito Berlusconi, giocatore dalle immense qualità tecniche ma non più sorretto da un fisico da atleta. Spero di sbagliarmi, ma prevedo una stagione magra di soddisfazioni, con possibilità di grandi delusioni, dato che non c’è più Kakà a toglierci le castagne dal fuoco…

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Il falò del mattone e la bolla immobiliare

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Riporto qui sotto un post pubblicato in data odierna da Beppe Grillo sul suo blog. Che serva a riflettere sull’investimento immobiliare e sui rischi connessi alla cementificazione selvaggia, nonché i rischi di una possibile imminente bolla immobiliare anche in Italia.

La strategia per l’uscita dalla crisi è sempre la stessa: cementificare, cementificare, cementificare. I nuovi 100.000 alloggi in un’Italia già distrutta dal cemento sono un atto di demenza economica, prima ancora che ambientale. Chi guadagna dalla costruzione di immobili in un Paese che sta relegando i suoi spazi verdi sugli Appennini e sulle Alpi? Ovunque case vuote. Se passeggiate in una qualunque grande città vedrete, accanto a nuove costruzioni residenziali che devastano i centri e le periferie, interi palazzi, uffici, alloggi in vendita e in affitto. A che serve costruire ancora e ancora? Il Italia ci sono seconde, terze, quarte case in luoghi (prima) meravigliosi. Case vuote, affittate un mese all’anno, qualche volta neppure quello, dalle persiane chiuse. Edificate ovunque, sulle dune della Sardegna o sui prati dei paesi montani. Qual è il VERO valore economico di queste case?
Il costo ambientale della costruzione di una casa vuota è enorme. Costruire senza una reale necessità abitativa, per pura, e spesso solo presunta, speculazione è un delitto. Il territorio italiano è degli italiani non delle società immobiliari, delle banche che le finanziano con i nostri soldi e delle lobby di governo. Se queste ci guadagnano, i piccoli azionisti delle società immobiliari quotate in Borsa, come ad esempio Risanamento, perdono tutto. Risanamento è un nome spettacolare per un titolo che ha perso il 43,18% nel 2009 e in due anni è passato da 3,6 euro a 0,11. Il titolo vale 34 volte di meno del massimo raggiunto nel 2007. Un nome che sembra suggerito da Tremorti.
Risanamento è un grande gruppo che ha goduto della fiducia della politica e delle banche che gli hanno prestato soldi su soldi. I soldi dei loro clienti. Le stesse banche che negano un fido o un credito a una piccola impresa sono creditrici di una società che ha TRE miliardi di debito e che rischia il fallimento. Quali banche? Unicredit, MPS, IntesaSanPaolo, Banco Popolare.
Il fondatore di Risanamento si chiama Luigi Zunino. Una persona amata dalla politica, impegnata in aree considerate fondamentali per l’EXPO 2015. Responsabile del fallimento dell’area residenziale di Santa Giulia, del “risanamento” dell’ex Falck di Sesto San Giovanni. L’ultimo utile operativo di Risanamento risale al 2005. In Europa le società immobiliari hanno un debito medio pari al 50-65% del patrimonio. Risanamento nel 2008 è arrivata all’85%.
Le banche per non perdere il credito concesso in passato, e per il quale dovrebbero essere cacciati i loro vertici, intendono finanziare con altri 250 milioni di euro Risanamento. E così, milioni e miliardi di nostri risparmi finiscono in fumo. Nel grande falò del mattone. Dov’era la Consob in questi anni? Sapeva dell’esistenza di una società quotata in Borsa chiamata Risanamento? Cardia, dico a lei! La bolla immobiliare scoppierà anche in Italia, è solo questione di tempo, allacciate le cinture.

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Patrizia D’Addario segretario del PD, perché no?

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PD sono esattamente le iniziali di Patrizia D’Addario, la escort che con le sue intercettazioni pubblicate da l’Espresso, sta incrinando ulteriormente il fragile equilibrio che sostiene la credibilità del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ora, io sono tra quelli che sostiene che la sfera privata sia sacra ed inviolabile e non dovrebbe condizionare il giudizio pubblico di una persona, salvo rare eccezioni. Il punto, però, è che quando sei un politico, leader del maggior partito nazionale ed attuale capo di governo, devi necessariamente mantenere un rigore ed una trasparenza tale da non mettere a repentaglio l’onore e la reputazione dell’intero Paese, dipinto oramai all’estero come un paese di puttanieri in cui il popolo non è in grado di rovesciare il capo del proprio governo nemmeno di fronte a certi scandali. Se pensiamo che Bill Clinton, allora presidente degli Stati Uniti d’America, l’uomo più potente del mondo (sotto più punti di vista), rischio di essere cacciato a pedate per aver mentito sui rapporti sessuali con Monica Lewinsky; si trattava della sfera privata, certamente, ma tradire la propria moglie nella stanza ovale per un pompino di una stagista aveva certamente un impatto negativo su tutti gli Stati Uniti d’America, danno d’immagine che al caro Bill hanno fatto sudare costringendolo a scuse pubbliche in televisione.

Ora siamo sullo stesso piano, abbiamo a che fare con un capo di governo che tradisce la propria moglie nel privato, ma nel pubblico si mostra cattolico fervente, nonostante il divorzio alle spalle. L’elettorato di Berlusconi è composto anche da una cospicua fetta di democristiani, quindi non può fare buon viso a cattivo gioco senza pensare di pagarne le conseguenze. Vero è che in questo momento non sarebbe possibile sciogliere le camere ed andare verso nuove elezioni, perché la situazione congiunturale del Paese necessita della presenza e del lavoro di un governo, che sia abile e capace nel proporre provvedimenti in grado di ravvivare l’economia interna e ridurre i disagi delle popolazioni colpite dal sisma in Abruzzo. Però non ci può nascondere dietro un dito, caro Silvio…

In tutto questo, con il PD che non la finisce di aizzare i propri leader l’uno contro l’altro e collegandomi con l’inizio del post, proporrei la figura di Patrizia D’Addario come segretario del partito. E’ certamente in grado di tener testa al premier, credo sia anche in grado di tenerlo per le palle e soprattutto è stata l’unica a metterlo seriamente in difficoltà, cosa che Franceschini, Bersani & Co. non riescono assolutamente a fare. Chissà, avere una escort premier non sarebbe male… o forse non cambierebbe nulla dalla situazione attuale?

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Di Luca positivo al Cera, altro scandalo doping nel ciclismo

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Il ciclista italiano Danilo Di Luca, campione italiano della Lpr e autentico simbolo dell’Abruzzo, è stato pescato positivo al doping nell’ultimo Giro d’Italia in cui si è classificato secondo, dietro al russo Denis Menchov. Riporto da Tuttosport:

«Ma sarei stato così stupido da prendere la Cera un anno dopo che è stata scoperta a Riccò, Sella, Rebellin, al Giro d’Italia poi?». Danilo Di Luca risponde così al telefono, mentre sta rientrando a Pescara, sulla sua sospensione per doping che gli è stata comunicata oggi dall’Uci. La notizia della positività è stata comunicata stamattina al telefono da un medico Uci alla moglie Valentina, direttamente a Pescara. Valentina Giuliani, figlia dell’ex corridore Stefano, l’ha poi rivelata al marito dopo la fine della tappa del Brixia Tour. «Cado dalle nuvole – ha detto Di Luca – è davvero strano, tanto che non so neanche dire come sto in questo momento».

Dopo la notizia della sospensione per la positività al Cera, Danilo Di Luca non ha potuto proseguire la propria corsa al Brixia Tour (in provincia di Brescia), dove da oggi era impegnato. «Due anni per me sarebbe una squalifica pesantissima, che mi avrebbe indotto a smettere - ha detto al telefono all’ANSA, il leader della Lpr-Brakes -. Si parla di Cera, ma io non l’ho assunto, anche perché sono stati trovati positivi tanti atleti e cadere in questa trappola sarebbe stato davvero stupido». «Per me - ha spiegato l’atleta abruzzese – adesso è importante fare le controanalisi in un altro laboratorio e non in quello di Parigi, perchè mi è stato detto che usano metodi strani. Due personaggi dell’atletica leggera, trovati positivi, si sono rivolti ad un altro laboratorio che ha sovvertito l’esito del test».

«Come mi sento? E come devo sentirmi? So quello che mi aspetta - ha concluso Di Luca, vincitore del Giro d’Italia nel 2007 e secondo quest’anno, alle spalle del russo Denis Menchov -. Ma soprattutto sono consapevole che, se dovesse essere tutto confermato, sarà la fine. Adesso devo vedere cosa fare, non potrò gareggiare fino al 3 agosto prossimo, giorno in cui verranno effettuate le controanalisi».

Sembrerebbe cadere dalle nuvole, ma qualora la positività fosse ampiamente confermata, devo dire che questi pseudo campioni riescono sempre a recitare benissimo nonostante la prima prova della loro colpevolezza. Sembra comunque molto difficile estirpare il tumore del doping da questo sport; le vecchie generazioni sembrano ancora così avvezze a pratiche dopanti e pare ancora che rischiare abbia senso, nonostante i controlli. Certa gente non andrebbe squalificata, andrebbe radiata dal ciclismo professionistico, cacciata a pedate per l’errore commesso e per i danni arrecati a sé ed a tutto il movimento ciclistico. È ora di dire BASTA!

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Pianeta rosso aspetta che veniam da te!

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ROMA (20 luglio) – Uno sguardo al passato, verso la Luna, uno al futuro verso Marte. A quaranta anni di distanza dallo storico sbarco dell’equipaggio dell’Apollo 11 sul suolo lunare, il futuro dell’esplorazione spaziale è animato da un nuovo, e forse ancora irraggiungibile obiettivo, quello cioè di raggiungere con un equipaggio umano il Pianeta Rosso. Negli ultimi anni infatti le numerose sonde spaziali che hanno raggiunto Marte, quelle americane e anche quelle europee, hanno inviato nuove e più dettagliate informazioni sul nostro più immediato vicino nel Sistema Solare. Si sa per esempio che sotto il pulviscolo che ricopre il pianeta c’è del ghiaccio e addirittura si pensa che sotto questo ghiaccio ci sia dell’acqua allo stato liquido. Tuttavia anche se la presenza del liquido indispensabile alla vita – e alla sopravvivenza di un equipaggio umano – è stata accertata, una missione umana su Marte non è ancora stata pianificata da nessun Paese. Resta l’annuncio fatto ormai più di cinque anni fa dall’ex presidente americano George Bush che aveva posto la data del 2020 come quella dello sbarco dei primi uomini su Marte. Da allora però le ambizioni di molti paesi e in primo luogo degli Stati Uniti si sono fortemente ridimensionate soprattutto a causa di due motivi: gli alti costi legati a una impresa del genere e alle difficoltà tecniche che riveste ricoprire l’enorme distanza che separa Marte dalla Terra. Il viaggio infatti durerebbe non meno di sei mesi per l’andata e altrettanti per il ritorno. Mantenere in vita un equipaggio umano composto da almeno tre astronauti per un periodo così lungo rappresenta, a distanza di 40 anni dallo sbarco sulla Luna, è ancora una sfida piena di incognite. Che possono però essere superate.

Nei giorni scorsi, per esempio, in Russia si è conclusa una simulazione di volo verso Marte durata 105 giorni organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea. E continuano i test e i programmi per riportare di nuovo l’uomo sulla Luna. Cardine di questa nuova politica spaziale è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Potrebbe essere proprio da questa base in orbita intorno alla Terra che partiranno le nuove missioni umane destinate a raggiungere prima la Luna e poi Marte e perché no, anche qualcuno degli asteroidi che orbitano vicino al nostro pianeta.

Lo sanno bene Europa e Stati Uniti, così come gli altri partner del progetto: Russia, Canada e Giappone. «La Stazione spaziale diventa sempre più collegata all’esplorazione», osserva Simonetta Di Pippo, a capo del direttorato sul Volo umano dell’Agenzia Spaziale Europa (Esa). Si sta pensando, infatti, a tenerla in attività fino al 2025 perché, spiega l’esperta, «oltre ad essere una struttura unica per le sperimentazioni scientifiche in microgravità, potrebbe diventare uno spazioporto per l’assemblaggio dei sistemi spaziali per le missioni su Luna e Marte». Estendere l’attività operativa della Stazione Spaziale fino al 2025 sarà uno dei temi centrali dei più importanti incontri internazionali del settore spaziale in programma entro luglio e una prima posizione ufficiale è attesa in ottobre, nel corso del congresso internazionale di Astronautica in programma nella Corea del Sud.

Nel frattempo si moltiplicano i progetti. Per esempio, si comincia a ragionare sulla possibilità di ampliare il numero dei partner della Iss, comprendendo per esempio India e Cina. Anche se la Cina ha dichiarato che vuole raggiungere la Luna da sola con i propri mezzi e sta anche studiando la possibilità di costruire una sua stazione spaziale orbitante. Il problema più immediato da risolvere è però quello dei lanciatori, i grandi missili che sono in grado di trasportare carichi importanti in orbita spaziale. Nel 2010 gli shuttle andranno in pensione e rimarranno solo i Soyuz russi in grado di portare uomini sulla Luna

fonte: Il Messaggero

Io quando penso alla conquista di Marte non posso fare a meno di pensare alle avventure dei “fascisti su Marte” di Corrado Guzzanti… mi sembra tutto così inutile e superfluo, soprattutto in un mondo in cui problemi come la fame e malattie attanagliano ancora miliardi di uomini. Direi che il ghiaccio di Marte può tranquillamente attendere, tanto non ce lo ruba nessuno…

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La risurrezione dell’Udeur di Mastella

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(ANSA) – ROMA, 17 LUG – Si e’ aperto oggi a Roma il primo Consiglio nazionale dell’Udeur dopo ‘una morte che non e’ stata eterna’, presideuto da Mastella. Il segretario, eletto eurodeputato con il Pdl alle ultime Europee, ha annunciato la ‘rinascita dell’Udeur, una risurrezione politica, dopo un tentativo dissolutorio’. ‘Dobbiamo dimostrare -ha detto Mastella ai suoi- che siamo il terzo partito della coalizione di centrodestra, restiamo alleati seri e responsabili del Pdl, ma giocando il nostro ruolo’.

Questa notizia è il giusto coronamento per un adeguato venerdì 17. Il “gatto nero” Mastella, un felino dalle proporzioni abnormi, riprende a graffiare con il suo Udeur, figura politica di cui pochi, per non dire nessuno, sentiva la mancanza. Speriamo resti il più a lungo possibile in Europa e che non faccia danni da là…

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Giampiero Galeazzi condannato per un “terrone”

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ROMA – Terrone. Aveva apostrofato così il portiere del suo stabile. Così Giampiero Galeazzi – che sicuramente non è nato in Padania- è stato condannato. Mille euro di multa. La sentenza è stata emessa lo scorso 2 luglio, ma se n’è avuta notizia solo oggi. Per il giudice di pace Luciana Mameli il giornalista è responsabile di ingiuria aggravata per aver offeso l’onore e il decoro della parte lesa. Galeazzi è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e al risarcimento dei danni in favore del custode del palazzo. Raggiunto telefonicamente da Repubblica.it, il giornalista non ha voluto commentare la vicenda.

La domanda sorge spontanea: ma i leghisti più accesi potrebbero essere denunciati per lo stesso reato? :D Comunque sia, povero Giampiero, immagino che avrà affogato la delusione col cibo, me lo sento…

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Il condono dello scudo fiscale

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I governi targati Berlusconi hanno spesso la sfortuna di dover governare in momenti in cui l’economia non volge al meglio, tutt’altro. Questo però non può significare che il governo debba continuare ad errare, soprattutto di perseverare negli errori. Infatti, la mossa dello scudo fiscale presente nel Dpef 2010-2014 è il solito slogan che viene sbattuto in prima pagina come provvedimento in grado di ripartire la nostra economia, grazie al rientro dei capitali dall’estero. Il punto è che questa è semplicemente una mezza verità, forse nemmeno mezza, molto meno. I precedenti tentativi non hanno prodotto i risultati sperati, quindi economicamente non è detto che questi provvedimenti possano avere effetti importanti e significativi sul rilancio dell’economia interna. Inoltre, possibile che non si ponga l’accento su quale sia la natura e l’origine dei capitali che dovrebbero rientrare? Difatti, chi detiene capitali all’estero è tipicamente chi deve ripulire il denaro derivante da attività illecite, il cosiddetto riciclaggio. Lo scudo fiscale, quindi, fornisce un ottimo supporto e sconto a quelle organizzazioni malavitose che, altrimenti, dovrebbero spendere più tempo e denaro per ripulire i capitali illeciti. Quindi, di primo acchito, il provvedimento potrebbe sembrare una cortesia per mafia e simili, tanto per confermare i rapporti che sussistono tra potere politico e associazioni mafiose. Basta pagare all’incirca un’aliquota del 5% e i capitali diventano subito regolari e leciti, come per magia.

Oltretutto, come si potrebbe dimostrare che i capitali rientrano effettivamente dall’estero? Lo scudo fiscale potrebbe tranquillamente diventare un condono implicito, un atto in grado di ripulire non solo i capitali esteri, ma anche quelli interni, frutto di evasione fiscale. Al posto di pagare un 40%-50%, si finisce col pagare un semplice 5%, il che rappresenterebbe sulla carta un bell’incentivo per evasori pentiti. Dico “pentiti”, poiché dato il sistema di lotta all’evasione decisamente inefficiente e farraginoso, non è che gli evasori dormano sogni inquieti per la paura di essere scoperti. Quindi, in sostanza, il provvedimento è di dubbia utilità economica e potrebbe essere un ottimo sostegno alla criminalità organizzata. Un po’ li capisco, comunque, perché la malavita è l’industria più grande e ricca d’Italia, non vi è dubbio in merito… Fortunatamente deve arrivare il nulla osta dall’Europa, piccola speranza per non vedere un altro scempio nel Belpaese.

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Blog in sciopero contro ddl Alfano

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Oggi blog chiusi per sciopero. I cyber opinion leader si autocensurano per protestare contro il ddl Alfano che ”mette il bavaglio”, per dirla con Antonio Di Pietro, ”all’ultimo prezioso spazio di democrazia”, ovvero la rete. Megafono arancio in campo nero con la scritta ”Questo blog alza la voce contro il bavaglio del ddl Alfano” è il logo dell’iniziativa, promossa da ‘Diritto alla rete è ampiamente diffusa anche su Facebook. E’ la prima volta che va in scena questo tipo di ‘astensione dal lavoro’.

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Un partito ridicolo può essere guidato da un comico

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Beppe Grillo non smette di far parlare di sè e dal suo blog personale lancia l’ennesima iniziativa/provocazione, ossia quella di candidarsi come segretario del PD alle prossime elezioni primarie. Sembrerebbe una presa per i fondelli, ma Beppe Grillo sembra intenzionato a portare avanti l’iniziativa, avendo preso la tessera del partito e volendosi fermamente mettere in competizione con Franceschini, Bersani e Marino. La politica è in fermento per capire se e come Grillo possa legittimamente candidarsi alla segreteria del Partito Democratico. Ad esempio, riporto da La Stampa:

La candidatura di Grillo si sta rivelando un terremoto, almeno sul piano mediatico, che ha mosso parecchio le acque anche in casa democratica. Agli altri concorrenti per il ruolo di segretario e ai big del partito l’ultimo show del comico non piace affatto. Il Partito democratico è «una cosa seria» e certamente non un «autobus dove uno salta sù per fare un giretto» lo gela Pierluigi Bersani. Quella di Beppe, dice, è «una proposta che testimonia che abbiamo allestito un partito che può essere ritenuto come un’occasione sulla quale saltar su per sviluppare la propria politica».

Sulla stessa linea anche Fassino, che appoggia Franceschini. «La boutade di Grillo la interpreto come una delle tante provocazioni di un uomo di spettacolo» dice l’ex segretario dei Ds. «Non c’è alcuna ragione per pensare che Grillo possa essere candidato alla segreteria del Pd – aggiunge Fassino – nessuno è preoccupato dalla candidatura di Grillo. Il partito è una cosa seria e ha delle regole. Grillo non è iscritto e non si riconosce nel Pd. Se Grillo vuol fare politica metta in piedi un partito e si presenti alle elezioni». Un’apertura a Grillo arriva invece da Ignazio Marino, il “terzo uomo” nella corsa alla leadership: «Seguendo le regole della democrazia, chiunque ha le carte e le firme lo può fare. Io non giudico le persone, se Grillo arriverà con una mozione strutturata e risposte concrete sui temi che preoccupano le persone che vivono nel Paese, non vedo perchè debba essere escluso». Mentre il candidato blogger Mario Adinolfi dà il benvenuto a Grillo e fa un appello «ai burocrati del Pd affinchè non ne impediscano la candidatura».

Non la pensa affatto così Giovanna Melandri: «A Grillo vorrei dire che il Pd non è un tram su cui si può salire all’occorrenza. Uno che ha sputato veleno sul partito fin dalla sua nascita non può candidarsi a guidarlo. Credo che prima dei colpi di scena, chi sceglie di impegnarsi in politica debba avere rispetto per migliaia di cittadini che, a diverso titolo, si sono impegnati per costruire il Pd e che, rispettandolo, ci credono veramente». Pieno appoggio invece da Antonio Di Pietro: «Vedo che molti nel Pd fanno a gara per irridere la candidatura di Grillo a segretario di quel partito, eppure il suo – dice il leader Idv – è l’unico programma esposto, molto più articolato delle idee che finora abbiamo sentito dagli altri candidati». Emma Bonino ripropone considerazioni che riporta alla querelle-Pannella, di due anni fa, quando era il leader Radicale a voler correre per il timone Pd. «Io ancora non ho capito bene – dice la vicepresidente del Senato – se le regole di questo Statuto del Pd, che ogni giorno di più risulta più pasticciato, consentono o no la candidatura di Beppe Grillo. Se lo consentono il dibattito deve essere politico, non esistono “vade retro Satana”. Grillo è abituato a lanciare anatemi e a fare monologhi, ma non è mai stato disponibile a dialoghi o confronti. Se poi parliamo del programma che Grillo ha enunciato io trovo che ci siano delle sciocchezze».

Partiamo dal presupposto che in Italia può diventare presidente del Consiglio anche chi è indagato, processato e condannato per reati penali, quindi non dovrebbero essere cavilli burocratici e di forma a bloccare la candidatura del comico genovese, a mio avviso. Vedo comunque le mummie del PD molto tese e preoccupate, segno che l’intervento di Grillo è stato un autentico fulmine a ciel sereno. Peccato che non si colga la palla al balzo per impostare una seria riflessione sulle motivazioni che portano Beppe Grillo a questo gesto, peccato che il PD non riconosca i propri sbagli e non faccia un sano esame di coscienza prima di fare primarie e congressi vari. Se vuole offrire una vera alternativa a Berlusconi il PD deve ripartire con persone nuove e, soprattutto, idee da 21esimo secolo. In caso contrario, non saranno certo delle escort e qualche foto rubata a segnare la caduta dell’impero berlusconiano.

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